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Vi presento gli Over the edge, band "Oltre il confine" con il loro EP "Smelly ra...
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Feeding Fingers

I Feeding Fingers sono una band Post/Punk americana nata in Georgia e formatasi nel 2006 dall'artista grafico, musicista, e regista, Justin Curfman. Al loro secondo lavoro intitolato "Baby Teeth", in questa intervista, Justin ci parlerà di sè stesso, dei suoi sogni e dei vari aspetti empatici personali di questa band che deve ancora farsi conoscere a pieno da tutto il mondo.
1. "Baby Teeth" è il Vostro secondo lavoro, ce lo descrivi?
"Baby Teeth" è il seguito d "Wound in wall", sentivo che era un passo necessario per renderci una band vera. L’altro album era più che altro un progetto solista vanitoso, con questo ho ritenuto importante coinvolgere gli altri membri della band come stretti collaboratori per questo album, che dà a chi lo ascolta il senso di come suona il gruppo. E' come se mi fossi tirato un po’ indietro per dare spazio alla loro critica e al loro apporto. Ho pensato che doveva essere più corto, stretto e più un album nostro che un progetto solista, se questo ha un senso. Di solito quando scrivo canzoni compongo prima le parti di basso e batteria e poi aggiungo tastiere e chitarre dove serve. Poi ascolto la musica centinaia di volte e ci canto copra senza senso. Attraverso queste parole senza senso costruisco poi frasi che prendono mano a mano il senso di quello che voglio esprimere. Scrivo i testi come se fossi in trance, è un processo di associazione, è come tradurre in parole l’interpretazione di un opera d’arte. Non mi piace il linguaggio “scritto”, non riesco a pensare in quel modo. Gli altri componenti della band ascoltano il lavoro che ho fatto e aggiungono i loro tocchi personali, e lottiamo fino a quando non troviamo un accordo. Io faccio tutta la parte “ingegneristica”, siamo solo noi tre, non potrei immaginare uno sconosciuto che lavori in sala con noi. Il processo creativo per me è molto personale! Non potrei lavorare in studio con qualcuno non direttamente coinvolto con il gruppo. È come essere ospiti a casa di qualcuno, notare la porta del bagno rotta e la famiglia che sta per rientrare a casa…è una tremenda intrusione nella privacy, non potrei farlo. L’album e la omonima canzone, si ispira a un sogno, una bellissima cantante cantava per me su un palco e io notai i suoi denti da latte, la rendevano grottesca, e per qualche strano motivo questo mi ha eccitato enormemente. Penso che tutto l’album sia connesso da un filo conduttore in qualche modo. Credo che questo sia il motivo per cui abbiamo deciso d fare un album da nove tracce piuttosto che una maratona da quattordici canzoni come per quello precedente. Mi piace pensare che chi ascolta il cd lo senta per intero come un unico brano musicale, e per questo motivo, non credo che nell’album ci siano canzoni adatte ad essere passate per radio, come invece era possibile nell’album precedente.
2. Qual'è la tua canzone preferita di "Baby Teeth"?
Non ho una canzone preferita. Mi piace ognuna di loro per ragioni diverse, altrimenti io non le avrei messe sull'album, io penso che "She Hides Disease" e "Is Heaven All That You Hear" sono le due più forti.Io penso che in "She Hides Disease" siamo stati capaci di raggiungere un suono e un obiettivo che non siamo riusciti a cogliere prima perchè eravamo un trio. "Is Heaven All That You Hear" è nata con la speciale collaborazione del mio bassista, Todd. Sono stato entusiasta di lavorare con Todd su questa canzone. Mi ha procurato delle vecchie e graffiate incisioni su una cassetta, alcuni schizzi molto primitivi e toni che erano la copia cianografica della canzone. Io sono stato capace di strutturarli in una coesione. Mi sono innamorato del risultato.
3. Da cosa deriva il nome Feeding Fingers?
Il nome della band deriva dalla canzone "Feeding Fingers", del nostro primo album "Wound In Wall". Ho sognato una volta che camminavo nel bosco dietro alla mia casa di infanzia: io camminavo verso una bambina che portava un vestito bianco. Lei era senza volto e sedeva su una sedia alta; aveva un xilofono appoggiato al grembo che suonava senza emettere suono, non poteva parlare, ma sentivo quella melodia nel mio cervello, era un brano musicale. Lei mi comandò telepaticamente di stare seduto ai suoi pedi sotto il suo xilofono, si mise una mano in una tasca del suo vestito e tirò fuori un coltello. Mi ha tagliò la testa facendomi uscire il cervello nel quale ci infilò i suoi piedi. Lei sentì le rughe nel mio cervello tra le sue dita, assorbì il brano musicale che avevo in testa. E continuò a suonare la canzone. Io mi svegliai dal sogno e iniziai a canticchiare il motivo ogni giorno, e finalmente lo registrai. Quella canzone è registrata nota per nota su "Feeding Fingers". "Wound In Wall" è ispirato alla ragazza che mi è riapparsa altre volte in sogno, poco tempo dopo la sua prima apparizione; nei sogni ricorrenti deriva da un immagine di un muro bianco con dei buchi, nel quali la bambina metteva le sue dita che venivano mangiate da un uomo dall'altra parte. Questa bambina è molto importante nel mio lavoro, come se fosse nella mia coscienza. Io non sono sicuro che significato abbia ma so che Lei c'è.
4. In "Is Heaven All That You Hear", è evidente che avete preso molta ispirazione dai Cure, avete mai avuto l'onore di conoscerli?
No, purtroppo non li abbiamo mai incontrati.
5. Avete altre band dalle quali prendete ispirazione o volete cercare di creare un Vostro stile?
Ognuno vuole creare un proprio stile, ed io penso che è piuttosto pretenzioso ed un po' ingenuo quando i gruppi fingono di essere estranei alle influenze che sono evidenti nel loro lavoro. Io penso che in questo periodo dove si interagisce così spesso e rapidamente attraverso la tecnologia e e si è continuamente circondati da musica, immagine, letteratura, tv, video ecc., ecc., sta diventando in modo crescente difficile da creare un proprio stile. Io faccio un sforzo enorme di non ascoltare molta musica mentre scrivo. La coscienza collettiva sta diventando a poco a poco, sempre più piccola. Io credo che d'altra parte da quando noi abbiamo accesso a tutte di queste arti ed informazioni, noi siamo capaci di trarre inspirazione da più fonti rispetto al passato. Ci sono chiaramente gli altre band e musicisti da cui prendo ispirazione, sebbene in un modo molto diverso ora che sono nei vent'anni rispetto a prima quando ero teen-ager e pre teen -ager. Attualmente io traggo la maggior parte della mia inspirazione dalle band di miei amici. E forse non sempre su un livello musicale, ma basato più sui collegamenti psicologici che ho con loro al di là della musica. Io deduco anche molto la mia inspirazione dai nostri ascoltatori coi quali io ora mi scrivo e alcuni di loro sono proprio di questo paese.
6. Che tipo di emozioni volete trasmettere ai Vostri fan?
Io voglio trasmettere qualsiasi cosa, anche solo comunicare qualche cosa a loro, che non si riesce ad esprimere a parole. Io non voglio dire alle persone come devono ascoltare i Feeding Fingers, o ciò che loro hanno bisogno di capire. Quello che vogliono assimilare è una loro scelta. Io sono solo un narratore. Questo rende la cosa più interessante per tutti noi. Le persone interpretano in modi diversi i Feeding Fingers, voglio solo stare lontano dalle cose che si esprimono in modo letterale.
7. Qual'è la critica che odi maggiormente?
Non so. Io non sono infastidito realmente dalla critica. Nessuno mi scoraggerà dal fare quello che io voglio fare. Io penso che l'unica cosa che mi infastidisce a volte è quando io vedo o sento qualche cosa da persone che evidentemente non hanno ascoltato gli album, e fanno solo supposizioni sul gruppo. Ci sono altre fonti di informazioni in questo mondo oltre Wikipedia. Io penso che molte persone che si chiamano "critici" o "giornalisti" si dimenticano di esserlo.
8. Come reagiscono i Vostri fan durante i concerti? Te lo ricordi il primo?
Ai nostri concerti i fan reagiscono in modi diversi e ciò dipende da che tipo di show è stato organizzato. Ho visto molte volte durante i concerti gente che si guardava intorno per vedere se altri apprezzavano la musica o battevano le mani, per adeguarsi alla massa. In generale però la gente reagisce bene alla nostra musica. Abbiamo stretto legami importanti con molte persone che ci seguono e ci apprezzano. In America la gente si sente strana ai nostri concerti e quando ci ascolta, sono ancora rinchiusi in un ambiente Rock diverso, sono sicuro che in Europa la musica non suonerà così strana e ci sarà un ambiente più recettivo, tutta un’altra storia. Ovviamente ricordo il nostro primo concerto! È stato moltissimo tempo fa, il 4 novembre 2006, all’ora defunto ISP space di Atlanta. Abbiamo suonato con un duetto elettronico della Florida di nome Mad Happy (credo siano prodotti da Tina Weymouth, mebro dei Talking Heads) e con una star Hip Hop, Quan Star. Questo locale era grande come una camera da letto, era freddo e pioveva. Le altre band dovevano arrivare alle 8 di sera ma erano in ritardo. Nessuno è venuto a vederli. Le uniche persone erano lì per noi. Erano davvero poche, alcuni amici e una paio di altre band che avevano interesse a lavorare con noi… ha iniziato a farsi tardi e gli organizzatori erano nervosi per il ritardo delle altre band, e arrabbiati per la poca gente, che voleva pure andarsene visto che il concerto non iniziava. È stato imbarazzante e assolutamente non professionale. A peggiorare le cose, noi dovevamo suonare per ultimi ma andando contro gli organizzatori abbiamo fatto comunque il nostro concerto davanti alle poche persone che c’erano in quel momento senza aspettare. Jeffrey Butzer, un amico e musicista, era tra il pubblico e ha improvvisato un piccolo set di apertura per noi. Noi poi abbiamo suonato otto canzoni. A quei tempi non avevamo le tastiere quindi è stato un concerto molto heavy. Credo che abbiamo suonato molto bene. Comunque ora le cose sono cambiate e siamo migliorati molto.
9. Quali solo le differenze basilari tra "Wound In Wall" e "Baby Teeth"?
Io sento quella "Wound In Wall" sia musicalmente diverso da "Baby Teeth". "Wound In Wall" ha più canzoni che possono attirare il pubblico. "Baby Teeth", io penso, sebbene è più breve, è molto più denso di "Wound In Wall". Io penso che "Baby Teeth" è più un pezzo singolare, complimentoso. "Baby Teeth" è un album che uno può ascoltato nell'insieme, invece le canzoni di "Wound In Wall", devono essere comprese singolarmente.
10. Una domanda curiosa...avevi un amico immaginario quando eri bambino?
Io mi ricordo che spesso guardavo programmi televisivi sugli altri bambini che avevano amici immaginari. Io ricordo che ne volevo avere uno, ho cercato di averlo, ma le cose non avevano funzionato tra noi, e tantomeno non ne vorrei avere uno adesso.
11. Justin, io so che sei un direttore di film di animazione, ho visto anche i tuoi film sul Vostro sito web, sono belli e molto strani; vuoi parlarmi di questa passione? Com'è nata?
Io ho sempre amato amato l'animazione stop-motion, e giro film in generale, perché è l'unico mezzo che permette all'artista di creare il suo proprio mondo completo che incorpora tutti i sensi realmente (a parte l'odore, ma so che ci si sta lavorando). L'animazione stop-motion, per me è il massimo perché Tutto è una struttura della propria immaginazione dall'inizio alla fine. E' come manipolare burattini e gli ambienti in cui vivono. Si è completi responsabili di questo mondo anche nella sua cornice. Per me è una cosa meravigliosa ma molte volte anche frustrante e molto lunga da realizzare. Ho iniziato nell'anno 1999-2000 e la cosa positiva del stop-motion, diversamente dalla creazione di veri e propri film, è che i burattini non subiscono frustrazioni e sbalzi di umore durante il lavoro, non sono eccentrici e non hanno bisogno di ore di riposo.
12. Verrete mai in Italia per un tour?
Lo spero tanto! Spesso ci capita di lavorare in Italia e in Germania. Alla base di tutto sta trovare un supporto che promuova il nostro lavoro e che ci faccia suonare, non è importante dove, l'importante è riuscire a fare esportare il nostro lavoro al di fuori degli Stati Uniti, anche in Europa; sarebbe un vero peccato non riuscirci! Stiamo lavorando con una ragazza di Roma per poter promuovere dei concerti qui, ovviamente ti farò sapere le nostre date e speriamo di incontrarci presto, rimaniamo in contatto!
E' stata una impresa molto ardua e lunga tradurre ed interpretare tutta questa intervista. Alla fine di questa fatica il risultato è stato assolutamente soddisfacente e gratificante. Sono risposte dalle mille sfaccettature e argomenti. Sono meravigliata da tanta profondità e sensibilità che Justin ha saputo dare alle mie domande. Mi è sembrato quasi che ci stessi parlando dal vivo, per il tono molto confidenziale ed aperto in queste sue frasi. Non si parla solo di un gruppo e di musica, ma di qualcosa di molto più sentito, nato da un sogno, il cui mondo è ancora difficile da esplorare e comprendere.
Shifter
1. "Baby Teeth" è il Vostro secondo lavoro, ce lo descrivi?
"Baby Teeth" è il seguito d "Wound in wall", sentivo che era un passo necessario per renderci una band vera. L’altro album era più che altro un progetto solista vanitoso, con questo ho ritenuto importante coinvolgere gli altri membri della band come stretti collaboratori per questo album, che dà a chi lo ascolta il senso di come suona il gruppo. E' come se mi fossi tirato un po’ indietro per dare spazio alla loro critica e al loro apporto. Ho pensato che doveva essere più corto, stretto e più un album nostro che un progetto solista, se questo ha un senso. Di solito quando scrivo canzoni compongo prima le parti di basso e batteria e poi aggiungo tastiere e chitarre dove serve. Poi ascolto la musica centinaia di volte e ci canto copra senza senso. Attraverso queste parole senza senso costruisco poi frasi che prendono mano a mano il senso di quello che voglio esprimere. Scrivo i testi come se fossi in trance, è un processo di associazione, è come tradurre in parole l’interpretazione di un opera d’arte. Non mi piace il linguaggio “scritto”, non riesco a pensare in quel modo. Gli altri componenti della band ascoltano il lavoro che ho fatto e aggiungono i loro tocchi personali, e lottiamo fino a quando non troviamo un accordo. Io faccio tutta la parte “ingegneristica”, siamo solo noi tre, non potrei immaginare uno sconosciuto che lavori in sala con noi. Il processo creativo per me è molto personale! Non potrei lavorare in studio con qualcuno non direttamente coinvolto con il gruppo. È come essere ospiti a casa di qualcuno, notare la porta del bagno rotta e la famiglia che sta per rientrare a casa…è una tremenda intrusione nella privacy, non potrei farlo. L’album e la omonima canzone, si ispira a un sogno, una bellissima cantante cantava per me su un palco e io notai i suoi denti da latte, la rendevano grottesca, e per qualche strano motivo questo mi ha eccitato enormemente. Penso che tutto l’album sia connesso da un filo conduttore in qualche modo. Credo che questo sia il motivo per cui abbiamo deciso d fare un album da nove tracce piuttosto che una maratona da quattordici canzoni come per quello precedente. Mi piace pensare che chi ascolta il cd lo senta per intero come un unico brano musicale, e per questo motivo, non credo che nell’album ci siano canzoni adatte ad essere passate per radio, come invece era possibile nell’album precedente.
2. Qual'è la tua canzone preferita di "Baby Teeth"?
Non ho una canzone preferita. Mi piace ognuna di loro per ragioni diverse, altrimenti io non le avrei messe sull'album, io penso che "She Hides Disease" e "Is Heaven All That You Hear" sono le due più forti.Io penso che in "She Hides Disease" siamo stati capaci di raggiungere un suono e un obiettivo che non siamo riusciti a cogliere prima perchè eravamo un trio. "Is Heaven All That You Hear" è nata con la speciale collaborazione del mio bassista, Todd. Sono stato entusiasta di lavorare con Todd su questa canzone. Mi ha procurato delle vecchie e graffiate incisioni su una cassetta, alcuni schizzi molto primitivi e toni che erano la copia cianografica della canzone. Io sono stato capace di strutturarli in una coesione. Mi sono innamorato del risultato.
3. Da cosa deriva il nome Feeding Fingers?
Il nome della band deriva dalla canzone "Feeding Fingers", del nostro primo album "Wound In Wall". Ho sognato una volta che camminavo nel bosco dietro alla mia casa di infanzia: io camminavo verso una bambina che portava un vestito bianco. Lei era senza volto e sedeva su una sedia alta; aveva un xilofono appoggiato al grembo che suonava senza emettere suono, non poteva parlare, ma sentivo quella melodia nel mio cervello, era un brano musicale. Lei mi comandò telepaticamente di stare seduto ai suoi pedi sotto il suo xilofono, si mise una mano in una tasca del suo vestito e tirò fuori un coltello. Mi ha tagliò la testa facendomi uscire il cervello nel quale ci infilò i suoi piedi. Lei sentì le rughe nel mio cervello tra le sue dita, assorbì il brano musicale che avevo in testa. E continuò a suonare la canzone. Io mi svegliai dal sogno e iniziai a canticchiare il motivo ogni giorno, e finalmente lo registrai. Quella canzone è registrata nota per nota su "Feeding Fingers". "Wound In Wall" è ispirato alla ragazza che mi è riapparsa altre volte in sogno, poco tempo dopo la sua prima apparizione; nei sogni ricorrenti deriva da un immagine di un muro bianco con dei buchi, nel quali la bambina metteva le sue dita che venivano mangiate da un uomo dall'altra parte. Questa bambina è molto importante nel mio lavoro, come se fosse nella mia coscienza. Io non sono sicuro che significato abbia ma so che Lei c'è.
4. In "Is Heaven All That You Hear", è evidente che avete preso molta ispirazione dai Cure, avete mai avuto l'onore di conoscerli?
No, purtroppo non li abbiamo mai incontrati.
5. Avete altre band dalle quali prendete ispirazione o volete cercare di creare un Vostro stile?
Ognuno vuole creare un proprio stile, ed io penso che è piuttosto pretenzioso ed un po' ingenuo quando i gruppi fingono di essere estranei alle influenze che sono evidenti nel loro lavoro. Io penso che in questo periodo dove si interagisce così spesso e rapidamente attraverso la tecnologia e e si è continuamente circondati da musica, immagine, letteratura, tv, video ecc., ecc., sta diventando in modo crescente difficile da creare un proprio stile. Io faccio un sforzo enorme di non ascoltare molta musica mentre scrivo. La coscienza collettiva sta diventando a poco a poco, sempre più piccola. Io credo che d'altra parte da quando noi abbiamo accesso a tutte di queste arti ed informazioni, noi siamo capaci di trarre inspirazione da più fonti rispetto al passato. Ci sono chiaramente gli altre band e musicisti da cui prendo ispirazione, sebbene in un modo molto diverso ora che sono nei vent'anni rispetto a prima quando ero teen-ager e pre teen -ager. Attualmente io traggo la maggior parte della mia inspirazione dalle band di miei amici. E forse non sempre su un livello musicale, ma basato più sui collegamenti psicologici che ho con loro al di là della musica. Io deduco anche molto la mia inspirazione dai nostri ascoltatori coi quali io ora mi scrivo e alcuni di loro sono proprio di questo paese.
6. Che tipo di emozioni volete trasmettere ai Vostri fan?
Io voglio trasmettere qualsiasi cosa, anche solo comunicare qualche cosa a loro, che non si riesce ad esprimere a parole. Io non voglio dire alle persone come devono ascoltare i Feeding Fingers, o ciò che loro hanno bisogno di capire. Quello che vogliono assimilare è una loro scelta. Io sono solo un narratore. Questo rende la cosa più interessante per tutti noi. Le persone interpretano in modi diversi i Feeding Fingers, voglio solo stare lontano dalle cose che si esprimono in modo letterale.
7. Qual'è la critica che odi maggiormente?
Non so. Io non sono infastidito realmente dalla critica. Nessuno mi scoraggerà dal fare quello che io voglio fare. Io penso che l'unica cosa che mi infastidisce a volte è quando io vedo o sento qualche cosa da persone che evidentemente non hanno ascoltato gli album, e fanno solo supposizioni sul gruppo. Ci sono altre fonti di informazioni in questo mondo oltre Wikipedia. Io penso che molte persone che si chiamano "critici" o "giornalisti" si dimenticano di esserlo.
8. Come reagiscono i Vostri fan durante i concerti? Te lo ricordi il primo?
Ai nostri concerti i fan reagiscono in modi diversi e ciò dipende da che tipo di show è stato organizzato. Ho visto molte volte durante i concerti gente che si guardava intorno per vedere se altri apprezzavano la musica o battevano le mani, per adeguarsi alla massa. In generale però la gente reagisce bene alla nostra musica. Abbiamo stretto legami importanti con molte persone che ci seguono e ci apprezzano. In America la gente si sente strana ai nostri concerti e quando ci ascolta, sono ancora rinchiusi in un ambiente Rock diverso, sono sicuro che in Europa la musica non suonerà così strana e ci sarà un ambiente più recettivo, tutta un’altra storia. Ovviamente ricordo il nostro primo concerto! È stato moltissimo tempo fa, il 4 novembre 2006, all’ora defunto ISP space di Atlanta. Abbiamo suonato con un duetto elettronico della Florida di nome Mad Happy (credo siano prodotti da Tina Weymouth, mebro dei Talking Heads) e con una star Hip Hop, Quan Star. Questo locale era grande come una camera da letto, era freddo e pioveva. Le altre band dovevano arrivare alle 8 di sera ma erano in ritardo. Nessuno è venuto a vederli. Le uniche persone erano lì per noi. Erano davvero poche, alcuni amici e una paio di altre band che avevano interesse a lavorare con noi… ha iniziato a farsi tardi e gli organizzatori erano nervosi per il ritardo delle altre band, e arrabbiati per la poca gente, che voleva pure andarsene visto che il concerto non iniziava. È stato imbarazzante e assolutamente non professionale. A peggiorare le cose, noi dovevamo suonare per ultimi ma andando contro gli organizzatori abbiamo fatto comunque il nostro concerto davanti alle poche persone che c’erano in quel momento senza aspettare. Jeffrey Butzer, un amico e musicista, era tra il pubblico e ha improvvisato un piccolo set di apertura per noi. Noi poi abbiamo suonato otto canzoni. A quei tempi non avevamo le tastiere quindi è stato un concerto molto heavy. Credo che abbiamo suonato molto bene. Comunque ora le cose sono cambiate e siamo migliorati molto.
9. Quali solo le differenze basilari tra "Wound In Wall" e "Baby Teeth"?
Io sento quella "Wound In Wall" sia musicalmente diverso da "Baby Teeth". "Wound In Wall" ha più canzoni che possono attirare il pubblico. "Baby Teeth", io penso, sebbene è più breve, è molto più denso di "Wound In Wall". Io penso che "Baby Teeth" è più un pezzo singolare, complimentoso. "Baby Teeth" è un album che uno può ascoltato nell'insieme, invece le canzoni di "Wound In Wall", devono essere comprese singolarmente.
10. Una domanda curiosa...avevi un amico immaginario quando eri bambino?
Io mi ricordo che spesso guardavo programmi televisivi sugli altri bambini che avevano amici immaginari. Io ricordo che ne volevo avere uno, ho cercato di averlo, ma le cose non avevano funzionato tra noi, e tantomeno non ne vorrei avere uno adesso.
11. Justin, io so che sei un direttore di film di animazione, ho visto anche i tuoi film sul Vostro sito web, sono belli e molto strani; vuoi parlarmi di questa passione? Com'è nata?
Io ho sempre amato amato l'animazione stop-motion, e giro film in generale, perché è l'unico mezzo che permette all'artista di creare il suo proprio mondo completo che incorpora tutti i sensi realmente (a parte l'odore, ma so che ci si sta lavorando). L'animazione stop-motion, per me è il massimo perché Tutto è una struttura della propria immaginazione dall'inizio alla fine. E' come manipolare burattini e gli ambienti in cui vivono. Si è completi responsabili di questo mondo anche nella sua cornice. Per me è una cosa meravigliosa ma molte volte anche frustrante e molto lunga da realizzare. Ho iniziato nell'anno 1999-2000 e la cosa positiva del stop-motion, diversamente dalla creazione di veri e propri film, è che i burattini non subiscono frustrazioni e sbalzi di umore durante il lavoro, non sono eccentrici e non hanno bisogno di ore di riposo.
12. Verrete mai in Italia per un tour?
Lo spero tanto! Spesso ci capita di lavorare in Italia e in Germania. Alla base di tutto sta trovare un supporto che promuova il nostro lavoro e che ci faccia suonare, non è importante dove, l'importante è riuscire a fare esportare il nostro lavoro al di fuori degli Stati Uniti, anche in Europa; sarebbe un vero peccato non riuscirci! Stiamo lavorando con una ragazza di Roma per poter promuovere dei concerti qui, ovviamente ti farò sapere le nostre date e speriamo di incontrarci presto, rimaniamo in contatto!
E' stata una impresa molto ardua e lunga tradurre ed interpretare tutta questa intervista. Alla fine di questa fatica il risultato è stato assolutamente soddisfacente e gratificante. Sono risposte dalle mille sfaccettature e argomenti. Sono meravigliata da tanta profondità e sensibilità che Justin ha saputo dare alle mie domande. Mi è sembrato quasi che ci stessi parlando dal vivo, per il tono molto confidenziale ed aperto in queste sue frasi. Non si parla solo di un gruppo e di musica, ma di qualcosa di molto più sentito, nato da un sogno, il cui mondo è ancora difficile da esplorare e comprendere.
Shifter
http://www.myspace.com/thefeedingfingers http://www.justincurfman.com
31-05-2009 |by Shifter
