Sulle orme del recente successo, tornano con un’energia vorticosa i nostri Novembre che pubblicano il secondo album sotto la Peaceville Records, casa discografica dei maggiori esponenti del death/doom metal.
Un’ottima prova la scelta di tornare alle sonorità degli esordi aggiungendo le esperienze maturate in questi anni di live e di collaborazioni con grandi nomi europei per sfociare in nuovi orizzonti musicali.
Forse il merito è dovuto anche all’ingresso nella line-up del bassista Luca Giovagnoli il quale ha contribuito alla stesura dei brani di quest’ultima registrazione dando maggior risalto alle atmosfere tipiche della band.
Cuffie nelle orecchie, “play” sul mio lettore…
Con un crescendo diffonde la melodia di Anaemia, il singolo che ha visto anche la produzione di un video promozionale. Noto subito il distacco con l’opera precedente: Materia era pervaso da una velata atmosfera cupa e malinconica che qui lascia spazio a tempestose emozioni.
Triesteitaliana..una lenta e progressiva esplosione di energia! Growl e pulito si avvicendano in un gioco senza sosta come per evidenziare la contrapposizione dell’impulso e della ragione.
Cobalt of March, la mia preferita, rallenta il ritmo incalzante e più l’ascolto più sento scorrere qualche brivido lungo la schiena. E’ incredibile come riescano a trasmettere mille emozioni nelle loro produzioni! Sembra prevalere uno stato di serenità quando la voce di Carmelo sfonda la scena e mi riporta all’attenzione delle sue parole. Sul calare, l’atmosfera si ovatta e mi trasporta in un mondo parallelo dal quale verrò risvegliata solo alla fine dell’album.
Bluecracy è la prima a darmi il benvenuto in questo nuovo spazio. La batteria di Giuseppe dà vita a ritmi incessanti e mette in gioco le potenzialità del fratello che, accolta la sfida di buon grado, la vince a pieno titolo!
Prosegue il mio ascolto e con Architheme un’illusione: assaporo quasi un ritorno a Materia, ma è solo un attimo. La struttura del brano è complessa, growl e pulito si accompagnano su tempi, spazi ed emozioni modellati dalle chitarre.
Raggiungo l’apice delle emozioni nel momento in cui Nascence mi rivela una calda voce femminile che si fonde con la melodiosa esecuzione di Carmelo regalando un “quid” decisivo alla song.
Con Zenith la sperimentazione armonica e strumentale dei vari componenti prende forma: sono coscienti delle potenzialità dei propri strumenti e vogliono immergerci in sogni nuovi. Il limpido suono di un flauto traverso annulla l’ambiente circostante. Mi sembra di aver raggiunto una vetta, l’aria è fresca, pungente, totalmente rarefatta. Ma il ritmo riprende la sua corsa ed è una discesa a picco fino a riprendere quota qualche istante prima dell’ultima track.
Eccoci all’epilogo del viaggio sonoro che sto compiendo, Deorbit. Il ritmo è stabile, più lento, ma non scade mai nella banalità riservando ancora qualche sorpresa. Progressivamente l’atmosfera torna ad ovattarsi lasciandomi, questa volta, al di fuori:ritorno al mondo reale.
Senza dubbio un’importante e decisivo album per il gruppo della Capitale. Dopo essere stati acclamati con l’ultimo album sembrava difficile riuscire a riscuotere un ulteriore successo solo dopo un anno di pubblicazione.
Invece devo ammettere che hanno saputo giocare bene le proprie carte!
The Blue: un album, forse, non particolarmente amato da chi ha conosciuto le ambientazioni doom dei Novembre solo di recente ma sicuramente apprezzato dai fan di vecchia data, come la sottoscritta.