Poco più di cinque anni fa, a Teramo, nascono i Nibelheim. Il monicker probabilmente trae ispirazione da uno dei landskape del celeberrimo gioco per consolle Final Fantasy, in cui il “nibelheim” rappresentava il cosiddetto “inferno di ghiaccio”. Partiti come band heavy metal, per poi dirigersi verso sonorità di netto stampo thrash / death, dal 2003 fino ad oggi hanno subito numerosi cambiamenti di line – up, fino a raggiungere un discreto equilibrio in tempi relativamente recenti con l’attuale formazione, che vede Stefania Salladini alla voce, Luca Pavone ed Andrea Giordano alle chitarre, Gabriele Di Girolamo al basso e Federico Di Simone alla batteria. La storia di questo gruppo è piuttosto bizzarra. Riuscire ad affermarsi nell’ambito del difficile underground italiano, ancor prima di avere una propria produzione da poter diffondere ai più, è senza dubbio impresa difficile e tortuosa. Ma che ai Nibelheim è riuscita egregiamente. “Drawing the Lines…”, infatti, si presenta come lavoro “postumo”, uscito nell’aprile del 2007, quando il gruppo aveva già collezionato numerose partecipazioni live, nelle quali ha avuto l’opportunità di [con]dividere il palco con band di culto nel panorama metal italiano, come Sadist, Cadaveria ed Infernal Poetry.
Articolato in quattro, graffianti pezzi, il promo della female-fronted metal band è un lavoro di forte impatto ed aggressività, che rivela grandi capacità tecniche, strumentali e vocali.
Il breve intro iniziale, “Nightmarish revelation”, ci catapulta subitaneamente in un clima agoscioso e tormentato, in cui respiri inizialmente profondi e regolari, diventano progressivamente frammentari e discontinui, rivelando una condizione psicologica straziante ed ossessiva.
“Dancers To God” è il primo [vero] pezzo. L’ossessionante rivelazione, nodo centrale attorno a cui si snoda l’intero mini CD, a questo punto comincia a produrre i suoi primi frutti. Come un miope, che per la prima volta indossa lenti che gli permettono di vedere tutto ciò che lo circonda in maniera netta e distinta, la rivelazione assurge a fondamentale passo per raggiungere la cosiddetta presa di coscienza. E, come dopo ogni presa di coscienza, ecco giungere all’azione di contrasto, che qui si prefigura come un’autentica ribellione nei confronti di un Dio, beffardo e mentitore. Assolutamente degno di nota l’assolo di circa 30 secondi, posto quasi al termine del pezzo, che rivela indubbie capacità tecniche e stilistiche, oltre che un’abilità nel far rimanere alto il tono complessivo [aggressivo] del pezzo.
Ma eccoci giunti a “Your World / My Prison”, track che ha permesso ai Nibelheim di partecipare alla compilation peruviana “Infesting The World”. Aggressive fin dai primi secondi, le plettrate di marcato stampo thrash, prepotenti ed incisive, ben si accostano al tentativo di evasione ricercato [invano?] in tutta la track. Un tentativo di evadere da parole che intrappolano, soffocano e che provocano una parziale perdita di indentità, in cui si è ridotti ad essere “as a shade among the shades”, come un’ombra fra le ombre. Bella la voce di Stefania, cavernosa e sporca al punto giusto, in uno scream sofferto e graffiante, che non ha di certo nulla da che invidiare a quello dei “colleghi di urla” uomini.
Quarta track del demo è “You, Liar”, che[probabilmente] ricorderanno gli assidui fruitori [come me] di quella genialata di compilation che è “Italia Violenta”. Un forte senso di spietata vendetta trasuda e s’insinua tra le note e le parole di quello che è l’ultimo pezzo che momentaneamente ci regalano i Nibelheim. Qui, si giunge davvero al culmine della potenza e dell’energia che, in un crescendo costante, si sono fatte strada nei 16.15 minuti complessivi di “Drawing the Lines…”.
L’ascolto del mini CD mi lascia davvero soddisfatta. Forti del motto “Never Surrender” dei Saxon, i thashers Nibelheim sono riusciti a farsi strada ed a consolidarsi come band, dimostrando personalità nel voler portare avanti un progetto che [inizialmente] aveva un po’ scoraggiato tutti, a causa dei non immediati riscontri. Il gruppo dimostra di possedere buonissime doti al livello tecnico e compositivo – stilistico, dando prova di essere un prodotto valido e promettente che, senza dubbio, raggiungerà livelli più completi d’espressione con il nuovo, attesissimo album, “The Waiting Room”, che ci darà ulteriore prova del loro sound.
Forte e violento, proprio come una “mattonata in faccia”.