I russi Grenouer si fiondano nel death metal già nel 1996 quando pubblicarono il loro primissimo album ‘Border of Misty Times’, seguito da ‘Gravehead’ (1999), ‘The Order O’Folly’ (2001) e ‘Presence with War’ (2003), ma nonostante il talento e l’originalità ed il carattere non poco stilizzato non riescono a far uscire oltre i confini del proprio paese il loro nome.
Originari di San Pietroburgo la band ha un’ascesa che si può suddividere in due fasi, la prima Underground/Death Metal che si evolve nella successiva definita più Modern and Progressive dalle influenze Industrial, questo periodo risente inoltre di alcuni cambi nella line up oltre che di varie publicazioni che elogiano i Grenouer come gran successo del death metal russo, la produzione infine eleva il livello del gruppo in modo egregio, detto e stampato nero su bianco addirittura da Hard Rock; Kerrang; Rock Sound e Metal Hammer.
Ma l’apice che sbarra la strada ed anche i confini alla band si tocca per la realizzazione di ‘Try’ (2006) dopo aver firmato la collaborazione con la British label Casket e successivamente nel 2007 quando la formazione si sposta negli studi finlandesi ‘Astia’ lavorando insieme ad Anssi Kippo produttore di: Children Of Bodom, Norther, Impaled Nazarene ed altri; nasce qui sotto il contratto con la Locomotive Records ‘Lifelong Days’ (2008), frutto modern metal, hardcore e rock mischiato a diversi componenti poliritmici, da adesso i Grenouer prendono il volo verso gli USA e l’Europa ed intraprendono il tour in vari paesi della Siberia e dell’est Europa musicando pezzi oscuri con sublime professionalità sulla base di temi depressivi, malinconici, di rabbia, d’isteria, di guerra, di gloria, odio, dolore, disperazione psicotica che riflettono, a loro modo, la realtà che hanno scelto di musicare.
Nascono dalle influenze dei Pantera, Sevendust, Meshuggah, Faith No More, Clawfinger, Fear Factory, Korn, Drowning Pool, Sadist, Suburban Tribe, Deftones, A Life Once Lost, Damageplan, Waltari, Textures ed altri.
Che dire, dal primo all’ultimo brano ‘Lifelong Days’ è la realizzazione di brani accattivanti, tecnici e non assenti di effetti e creazione studio che accompagnano il vortice sia in campo musicale che vocale dai ritornelli ad alcuni assoli di chitarra, i riff sempre naturali ed una sezione ritmica incisiva per non dire addirittura perfetta.
La linea vocale è sempre sentita secondo lo screem, la timrica è molto groove e non su registri alti ma medi che riesce dunque a spaziare tra strofe e chorus veloci sia basse che alte, tranne che in qualche bridge o su qualche effetto mixato in particolare; ma senza sorprendere molto.
Certo lo stile è percepibile nella storia della band per quanto riguarda l’originalità ma anche qui spesso si cade nella monotonia che spezza la bellezza che a mio avviso riflette maggiormente nella sezione strumentale e meno in quella vocale.
I pezzi che propongo all’ascolto per cogliere il meglio del full lenght sono: 9. Employed Beggar, 11. Patience.
Una chicca per gli appassionati di death metal!
‘Ind’
Andrey - Lead Vocals
‘Slavij’
Vyatcheslav – Bass
‘Motor’
Alexander – Guitars
‘Grave’
Ilya - Drums