Questo album potrebbe benissimo essere un lavoro di una famosa band thrash della Bay Area, così carico di sano spirito ‘80s, riff classici e diretti e una sezione ritmica incalzante.
È proprio il sound a stupire al primo ascolto: non scopiazzature del passato, ma piacevoli rimandi a band come Testament, Metallica dei primi album, Exodus, Slayer.
Ma procediamo con ordine: il gruppo nasce nel 2000 sulle ceneri di una vecchia cover band, con tanta voglia di crearsi una strada propria. Se all’inizio il genere è prettamente “classico”, nel 2004 c’è la svolta: “un tuffo nei magnifici anni ‘80”, così definito nella loro biografia.
Arrivano i demo, “Once Were Thrashers” il più importante, fino a questo debut album pubblicato da Punishment 18 Records, “Human Key”.
C’è subito un segno distintivo rispetto alla solita band thrash metal: siamo di fronte ad un concept album (non è solo l’Epic Metal ad essere capace di produrre lunghi e articolatissimi concept!), che tratta il tema attualissimo del rapporto fra uomo e macchine.
L’inizio è al vetriolo con la opener “Ancient Dome” e prepara l’ascoltatore alla ruvidezza dell’album, e nelle successive track – “State of Regression” su tutte- si possono apprezzare soprattutto le capacità tecniche del chitarrista (ottimi gli assoli) e il gusto e la ricerca per la melodia (come nella quasi ballad “Cold September”).
Pezzi sempre coinvolgenti e personali, mai banali: il più grande pregio degli Ancient Dome è infatti quello di saper movimentare ogni brano, senza cadere in soluzioni scontate. Sicuramente un eccellente debutto il loro, le premesse sono ottime per affermarsi sul panorama nazionale.
In bocca al lupo!