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Miura
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Terzo album per la band Miura, dal titolo “3”, in un anno avete registrato il lavoro, vogliamo parlare dell'album e soprattutto il significato dietro il titolo?
Max: “3” è un cambiamento, il cambiamento inevitabile di chi si mette in discussione come musicista, c'è un evoluzione naturale del suono dei Miura, né forzata né imposta, semplicemente naturale,”normale”...“3” come numero perfetto, come il terzo disco, come il terzo occhio che qualcuno non sa di avere.

Rispetto al passato disco “Croci”, si notano soprattutto nel primo brano, linee vocali parlate e differenti arrangiamenti, possiamo parlare di una svolta nel vostro sound?
Diego: direi di sì, abbiamo scelto di usare strumentazione analogica, Moog, organi e altri strumenti che per la nostra musica sono “nuovi”. Avevamo bisogno di sperimentare e lavorare con Giacomo ci ha permesso di spingerci ben oltre quello che avevamo fatto nei primi due dischi.

Avete come produttore artistico Giacomo Fiorenza, come è nata la collaborazione?
Max: conoscevamo Giacomo per i suoi trascorsi artistici, ci piace molto la musica di Moltheni e così gli abbiamo proposto i nostri provini senza avere la minima idea di cosa sarebbe venuto fuori,lui ha accettato, si è presentato in studio con strumenti ed effetti con una caratteristica comune, tutti datati 1970 o giù di li...ascoltando 3 la cosa incredibile è che suona molto più innovativo di tanta merda che si sente in giro.

Uno dei vostri brani è intitolato “Giuda”, il ritornello mi ha colpito molto, volete parlarci di cosa vi ha ispirato il testo?
Max: Giuda parla del tradimento visto dagli occhi del traditore e non del tradito, traditore che vede nel suo gesto una cosa indispensabile e priva di scandalo....il traditore che vuole rimanere nella storia a tutti i costi e conseguire il suo obbiettivo, farsi ricordare, esserci, sempre e comunque, il desiderio di affermazione nella società contemporanea a qualunque prezzo, tutto a scapito purtroppo di molte verità che costano sacrificio e sudore .
I media ci regalano ogni giorno programmi di massa privi di contenuti dove gli stessi partecipanti fanno carte false per essere lì, venerano la dea notorietà che puntualmente li bacia, li assaggia e li sputa nel dimenticatoio, tuttavia nella mente comune diventano icona e moda da seguire, e questo è il terreno che assorbe il sangue del traditore.

“Normale” è il vostro primo videoclip estratto, perché avete optato per questa grafica e come mai l’avete scelto tra gli altri?
Diego: la scelta del singolo è sempre difficile, non siamo una band da singoli….ci piace pensare all’album nella su interezza… così abbiamo chiesto consiglio a chi ci segue da vicino…Normale è stata indicata dalla maggior parte come ideale per un video.
Così abbiamo chiesto a Diego Lazzarin, regista e videomaker già per Bugo, Tre Allegri Ragazzi Morti, Subsonica e altri, di realizzare il clip. Gli abbiamo lasciato carta bianca…tutto quello che si vede è opera del suo ingegno…ha dato un’interpretazione personale al significato del testo ma non per questo fuorviante…ci piace scrivere i testi per immagini ed è naturale che possano essere interpretati diversamente a seconda di chi legge….naturalmente il risultato ci è piaciuto molto.

Parliamo di “Io nella Capsula del Tempo”, vogliamo spiegare il verso “Attendo un uomo che ci trovi, un uomo usato come me”?
Diego: l’idea per il testo mi è venuta leggendo un articolo sulla mostra itinerante Time Capsules di Andy Warhol. Sono parecchio assillato dal conservare le cose…conservo e archivio un po’ di tutto con il pensiero che un giorno potrebbe tornarmi utile…l’idea quindi di ricostruire il passato scoprendo oggetti mi ha affascinato molto…dunque mi sono immaginato di allestire la mia capsula del tempo e di mettermici dentro anch’io…un misto tra Warhol e Asimov …aspettando pazientemente che un uomo vissuto/usato scopra tra vent’anni il contenuto della scatola…curioso di vedere cosa resterà della mia vita.

Siete attivi dal 2002, ma avete all'attivo una carriera quasi ventennale, ovviamente dopo una lunga esperienza come questa, avete notato dei cambiamenti nella scena rock italiana?
Max: la scena rock italiana ha bisogno delle piccole e medie realtà, di ciò che sta tra l'abisso e l'olimpo, ha bisogno che la gente torni nei club a vivere la musica, la musica rock deve tornare ad avere un'identità ben precisa e questo lo dico sopratutto da osservatore e non da parte in causa, ahimè in tutto ciò bisogna tirare in mezzo di nuovo i media che in questo momento hanno chiuso quasi del tutto i rubinetti al rock ‘n’ roll, tranne qualche parentesi satellitare.

Avete qualche anticipazione per il futuro?
Diego: inizieremo a fare un po’ di concerti da Gennaio…poi forse un nuovo video….e altri progetti in ballo…

Proponete il vostro album ai nostri lettori, perché devono acquistare il vostro disco?
Diego: perché è meglio che rubarlo….