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recensioni27/04/2011A cura di: Maria Bonì
Empires
Empires, Bang
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Tracklist

  • 1. Voodooized
  • 2. Damn Things Over
  • 3. Bang
  • 4. Strangers
  • 5. Hello Lover
  • 6. Intruder
  • 7. I Know You Know
  • 8. Animal

Genere

Indie

Etichetta

History Records

Voto

7,5 su 10

Avete presente Jersey Shore, quel reality in onda su MTV in cui un gruppo di truzzi italo-americani tutti steroidi ed EPO, lampade e brillantina effetto bagnato (bleah) si ubriacano e si azzannano come belve infoiate senza alcun ritegno davanti alle telecamere? Ebbene Snooki,  la gnoma del cast, quella con le extensions, il muso da volpino e il davanzale da Silicon Valley, è apparsa lo scorso mese in copertina sul magazine Rolling Stone America. Avete letto bene. Rolling Stone America. Vero è che nemmeno in Italia Rolling Stone s’è fatto mancare in copertina uno gnomo dai capelli sintetici, ma questo è un altro discorso. Qui in Italia siamo abituati alle cadute di stile editoriali. Ma Rolling Stone America… è quasi inaccettabile.

Forse per farsi perdonare, il popolare magazine ha indetto un concorso davvero interessante, “Choose The Cover”, che consiste nel far votare i lettori per scegliere la prossima copertina tra una rosa di musicisti del panorama indie americano. Una gran bella rivoluzione, ed una grande opportunità per chi fa musica e magari non è nemmeno sotto una label, quella di ritrovarsi in bella vista in tutte le edicole degli States, per di più su Rolling Stone. Ecco, questo potrebbe capitare agli Empires, band con base a Chicago con due album all’attivo, Howl (praticamente regalato in free download e scaricato da oltre 70.000 fans in tutto il mondo) e Bang. Quella di Sean Van Vleet è la vocalità più interessante che mi sia capitato di ascoltare in questi primi mesi del 2011. Ho provato a cercare le giuste espressioni per descriverla, ma non le ho trovate. Cobalto liquido? Graffiante? Riduttivo. Energia? Argento vivo? Banalità, banalità. Bisogna ascoltare Bang per rendersi conto della particolarità di questa voce, che da sola come requisito basterebbe soltanto per meritarsi la cover di Rolling. L’album si apre con la spettrale “Voodoized”, con linee di batteria che mimano il cuore bradicardico di chi è indissolubilmente legato all’altro da strani riti innominabili. ”Damn Things Over” è una di quelle canzoni che dovrebbero girare in radio, che difficilmente dopo ascolti ripetuti  indurrebbe a cambiare stazione (e intanto le radio italiane ci propinano i Modà che strisciano su per la classifica dei dischi più venduti).

Bang” parla di ricordi, scheletri un tempo meravigliosi (ispirato da E.A. Poe, il ragazzo? Good!), è evidente che Sean Van Vleet sa bene come scrivere canzoni intriganti e d’impatto, e non cadere nel volgare. Più che songwriter, lo si potrebbe definire uno storyteller.

Strangers” è la traccia dai toni più romantici dell’album. Anche qui viene ripreso il binomio amore-morte.  (“I’m just your ghost/ You can have us both/ I really want you bad”).

Che tutto questo sovrannaturale non sia fuorviante. È parte dei testi soltanto. Bang è un disco del più solido alternative rock in circolazione. Ah, e niente ragnatele, vampiri freddi come il marmo o castelli abbandonati nella penombra di un bosco: alla fine ci sono sempre fili (sì, ma i cavetti dei microfoni e degli strumenti), t-shirt sudate e arene urlanti da deliziare.