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recensioni28/05/2011A cura di: Maria Bonì
Daisy Chains
A Story Has No Beginning Or End
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Tracklist

  • 1. Arrogance
  • 2. The End of The Affair
  • 3. One For Me
  • 4. So Fast
  • 5. Don Juan Aux Enfers
  • 6. Much Better
  • 7. Happy Instead
  • 8. The Time That We Are Wasting
  • 9. She's Going
  • 10. Visions of Madness

Genere

Indie

Etichetta

RocketMan Records

Voto

7,5 su 10

Hayley intreccia margherite sin da quando era bambina, e il prato in cui si reca è poco distante da casa sua. Considera quel luogo il suo universo parallelo. Boccioli acerbi, fiori invecchiati ed altri ancora pulsanti, erano il materiale base per le sue creazioni. La prima coroncina l’ha chiamata “Monsters&Pills”, e la conserva ancora, ormai appiattita tra le pagine di un atlante geografico. Le ricorda tanto la forma di un CD…
Adesso sceglie soltanto margherite che per il suo senso estetico sono fiorite al punto giusto, una scelta che paragona alle prime gocce di caffè che fuoriescono dalla moka, le più buone.
Uno di quei pomeriggi anche Sam si trova in quel prato. In cuffia, “A Story Has No Beginning or End” dei Daisy Chains. In repeat, “Arrogance”. Traccia sulla terra zig zag seguendo il riff di chitarra, come elettrocardiogrammi.
Alza lo sguardo e vede lei. Quando si è immersi nella musica, il mondo intorno perde consistenza. Ma quando la donna ideale appare dinanzi a te in piedi con la colonna sonora ideale da sottofondo, irrealtà e realtà collidono, e la bomba di dopamina al cervello è doppia.
Il sorriso perfetto, ed Hayley d’istinto gli adorna il capo con quella bijoutteria di cellulosa e clorofilla.
Sam sguardo verde le passa il testimone delle cuffie.
-Cosa ne pensi?
Hayley prende il lettore mp3 di Sam ed inizia a scorrere i titoli.
-Questa "Arrogance" mi sa tanto di Smiths. Solo che non mi fa venire la voglia di scavare un fosso e buttarmici dentro come quando ascolto Morrissey.
Traccia sette.
-"Happy Instead" da sola è più piacevole di tutte le canzoni dell’ultimo degli Strokes messe assieme! Quel disco doveva suonare esattamente così… Molta preponderanza della ritmica, giù di basso e zero synths.
Fino alla dieci.
-"Visions of Madness". Già la adoro! Mi piace il contrasto tra la melodia positiva e rasserenante e le parole di amarezza e distruzione… Come si chiamano questi qua? Sono bravi…
-Indovina.
-E che ne so io, “Coroncine di margherite versione punk”?
-Togli versione punk, Daisy Chains.
-Comunque sia li conoscevo già. Io sono Hayley, non Daisy.
-La mia margheritina di campo, ahahaha!
-Imbecille.
Il loro primo bacio avviene in quel campo di margherite, in sottofondo “Happy Instead”: i baci sono più sensati se c’è un giro di basso stile Nickolai Fraiture a dettarne le traiettorie.
I giorni passano per H&S segnati dal ritmo di melodie punk/new wave fino a quel giorno. Il giorno del bacio all’Abbazia Diroccata (che si trovava sempre in zona). Mai baciarsi sotto un cornicione pericolante. Vero è che l’amore è cieco, ma a volte è fin troppo disattento. In una manciata di secondi Sam è come Yin e Yang tra macerie e nembi di polveri, ed Hayley atea illesa braccio destro incastrato, in un attimo di disperazione fa voto, davanti agli occhi una madonnina di tufo, intatta, di mettere fine alla loro relazione in cambio della vita di Sam. Che in quel preciso istante inizia a tossire ed urlare e poi ancora tossire, riemergendo dal cumulo come la Sposa di Kill Bill dalla tomba. Lei scappa per la paura.
Hayley e Sam sono i moderni Sarah e Bendrix, protagonisti di “The End of the Affair” di Graham Greene, più volte citato nel secondo album dei Daisy Chains, e “A Story Has No Beginning or End” è la colonna sonora di tutte quelle relazioni che girano intorno ad un punto all’infinito, creando cerchi (anche alla testa, in alcuni casi). Proprio come un disco che gira dentro il lettore.
Hayley ha cambiato città. Oggi è madre di una bambina di nome Daisy e moglie di tale Massimo, che lei si ostina a chiamare con il ridicolo diminutivo Mas, che al contrario sarebbe Sam.
Povera lei.
E Sam?
Vi basti sapere che è vivo. Per nulla felice. Adesso suona in una band per l’unica ragione che soltanto sul palco riesce ad avvertire la bomba di dopamina come quel giorno sul prato di margherite. Il prossimo mese parteciperà ad un festival nella cui line up compaiono anche i Daisy Chains