Sezione recensioni
recensioni20/06/2011A cura di: Roxanne Hyde
Daedalus
Motherland
a2011_06_20_11_45_05_Daedalus - Motherland - Front cover.jpg

Tracklist

  • 1. What a Challenging World
  • 2. Your Lies
  • 3. Until You're Here
  • 4. Perspective of the Moon
  • 5. For Aye
  • 6. Motherland
  • 7. Sand
  • 8. Weather the Storm
  • 9. Underground
  • 10. A Tale
  • 11. Empty Rooms

Genere

Metal

Etichetta

Galileo Records

Voto

8 su 10

 

Motherland, terzo release dei genovesi Daedalus, arriva a due anni di distanza da "The Never Ending Illusion", uscito nel 2009, a sua volta preceduto da "Leading Far From a Mistake", primo release della band risalente al 2003.

Uscito il 2 maggio 2011 con Galileo Records, il nuovo lavoro appare fin da subito molto gradevole ed accattivante, anche grazie ad una produzione davvero squisita che ne esalta al meglio le potenzialità. La composizione dei brani è curata ed elegante, molto fluida ed agile. Certo, l'influenza dei Dream Theater è innegabile, ma il combo genovese si fa apprezzare per l'originalità delle melodie e per la cura e la parsimonia riposte nell'utilizzo del sintetizzatore, costantemente presente ma senza strafare, senza nauseare. La chitarra non si risparmia, con riff potenti e soli ben delineati. E lo stesso vale per la sezione ritmica, in cui particolare rilievo assume la batteria, che detta ritmi mutevoli e sempre sostenuti, sempre imponenti, fino ad arrivare addirittura al doppio pedale in "Underground".

Ottima anche la voce, pulita e giovane, agile nell'esecuzione di ogni pezzo, anche se non troppo versatile, impostata com'è nel proprio stile. I pezzi sono tutti molto validi, ma in particolar modo si distingue la titletrack "Motherland", con una struttura si sicuro impatto.

I testi offrono un'ampia visuale su quelli che i Nostri considerano i mali del mondo e che costituiscono elementi destabilizzanti per la società moderna in quanto la potrebbero portare allo sfascio.

L'album vede alcune collaborazioni preziose, come il mixaggio ed un ottimo assolo di chitarra a cura di Roland Grapow (Helloween, Masterplan) e dei camei di Trevor (Sadist) alla voce e di Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre, Museo Rosenbach) alle tastiere.

In conclusione, posso dire che i nostrani Daedalus hanno davvero ottime potenzialità, data la loro originalità e l'agilità compositiva che con questo album hanno ampiamente dimostrato di avere. I Daedalus hanno senza dubbio imboccato la via giusta, ora si tratta soltanto di continuare imperterriti in questa direzione. Complimenti ragazzi!