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recensioni02/07/2011A cura di: Monica Alagna
Eugenio Ripepi
La buccia del buio
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Tracklist

  • 1. La luce scalza
  • 2. Pioggia a Falluja
  • 3. Scomparso
  • 4. Trasparente
  • 5. Quando i Tegolini erano quadrati
  • 6. Pioggia a Maggio in pomeriggio
  • 7. Un venditore di bonsai
  • 8. Il cantautore non è un mestiere
  • 9. Stanno già finendo i viveri
  • 10. Scarpe di colla
  • 11. Ti prego amore smettila
  • 12. E nessuno
  • 13. L'ultimo indirizzo del salvatore
  • 14. Il fiato scuro dell'asfalto
  • 15. La pelle ammaccata del cielo
  • 16. Fortuna bruna

Genere

Pop

Etichetta

CNI Music

Sito Ufficiale

www.eugenioripepi.com

Voto

7 su 10

“L’oscurità è un vestito pesante, di una stoffa scortese, avversa alle costrizioni. Zero per zero uguale zero. I colori si licenziano e rimane il vuoto. Calamita. Succedono sedici cose. La verità tocca chi è scappato da sé stesso. Giù sulla Terra la lotta per la sopravvivenza è dura. Pochi folli la ingannano. Pochissimi cercano di raccogliere la sfida. Altri preferiscono scappare senza muoversi. In mezzo a questi sedici accadimenti è possibile perdersi o trovarsi. Per cui è inutile fare programmi. Datevi il beneficio del dubbio”. Così scrive Eugenio Ripepi riferendosi al suo album, LA BUCCIA DEL BUIO, e le "sedici cose", i "sedici accadimenti" di cui parla non sono altro che le tracce che lo costituiscono.

E' un disco di stampo tendenzialmente cantautorale; i testi, ora malinconici, ora cattivi o incattiviti, rendono bene la situazione in cui la nostra generazione si trova a vivere (per sopravvivere, il più delle volte), e di certo la sensibilità con la quale Ripepi si accosta a certi argomenti è veicolata anche dalle sue esperienze di scrittore e giornalista (leggete giù tra le note biografiche); si avverte l'influenza dei nostri maestri come De Gregori e De Andrè, ma anche di miti d'oltreoceano come Bob Dylan, sia per la realismo dei testi sia per lo stile musicale, un etno-pop molto gradevole che bene si amalgama e anzi è la giusta base narrativa per i suoi racconti.

Eugenio Ripepi, nato a Reggio Calabria nel 1979, cresce in terra calabrese fino all’età di 18 anni. I cinque anni successivi li passa nella cornice surreale di Venezia dove imbraccia la sua prima chitarra e inizia la carriera artistica come attore di prosa diplomandosi alla Scuola del Teatro Stabile del Veneto nel 2000. 23enne arriva ad Imperia, città che lo svezzerà come musicista autodidatta e lo accoglierà come cittadino adottivo. È regista di diversi allestimenti e direttore artistico di stagioni di spettacoli in cui figurano importanti personalità del teatro italiano. Le esperienze di palcoscenico si contaminano con il cinema, ambito in cui si muove con Scubi Productions, Angelo Licata per Dark Resurrection e Macaia Film di Simone Gandolfo. Contestualmente consegue una laurea al Dams di Genova nel 2006, un'ulteriore laurea di specializzazione in Scienze dello Spettacolo due anni dopo, ed è dottorando di ricerca in Arti, Spettacolo e Nuove Tecnologie all'Università di Genova nel 2010. Nello stesso anno inizia la carriera di docente con il Corso in Canzone e Pop Music dell'Università di Genova (presentando incontri con personaggi del calibro di Gino Paoli, Simone Cristicchi, Francesco Baccini, Pepi Morgia, Gian Piero Reverberi). Eugenio alterna la scrittura musicale a quella letteraria e giornalistica: collabora con l'Eco della Riviera ed è direttore della rivista Artwhere. Ha pubblicato due libri di componimenti poetici (“La luce scalza” nel 2002 e “Eredi del punto su tele di carne” nel 2004 con la prefazione dello scrittore Giuseppe Conte). In attesa di pubblicazione un terzo volume di poesie ed i suoi studi accademici sul Teatro-Canzone. Ultimo riconoscimento al recentissimo Salone Internazionale del Libro di Torino dove ha ricevuto menzione speciale al concorso letterario inediTO 2011 nella sezione testo canzone.