Quando è partita la prima traccia dell'album Figlio del Diavolo ho pensato "Oh che cavolo, si sono sbagliati a caricare il file e mi hanno mandato un disco degli Afterhours" e invece no, non c'era stato nessuno sbaglio e stavo ascoltando Abbia inizio la guerra dell'esordiente Marquez.Devo dire che questo disco mi ha un pò disorientato, come dicevo prima ci sono dei brani spiccatamente "afterhoursriani" e anche il timbro vocale di Marquez ricorda molto quello di Manuel Agnelli, altri brani invece sembrano usciti da Catartica, passando quindi alle sonorità dei Marlene Kuntz, rendendo molto palese che il mondo di riferimento di Andrea Comandini è la scena indipendente italiana.Oltre a pezzi "picchiati" in Figlio del Diavolo c'è posto anche per ballate come ad esempio Giugno e Meno male che non dormo mai dove però a mio parere Andrea perde un pò di qualità e particolarità. La verità, pezzo dalle sonorità seventy, funziona davvero bene, con il brano Pugni in faccia invece si ritorna alle influenze della scena indipendente, qui però il richiamo è a Dente, sia come testo che come costruzione della canzone, anche se verso la parte centrale non manca una schitarrata in stile Marlene.
Un bel disco anche se, forse, manca un pò originalità.