Trovo che la maggior difficoltà dei gruppi black attuali sia quello di confrontarsi costantemente con i mostri sacri degli anni '90, inattacabili anche quando le loro release più recenti non si dimostrano perle rare.
Superare tali maestri pare impossibile, ma proporre qualcosa che ne richiami per lo meno lo spirito da cui tutto è cominciato è sicuramente lodevole. I finlandesi The Iniquity Descent in "The Human Apheresis" propongono una musica di impronta marcatamente black ma nello stesso tempo ne arricchiscono la composizione con elementi di altri generi estremi. La stessa voce di Mathias Lillmåns richiama molto più spesso il growl tipico dei cantati death di ultima generazione. Tralasciando alcuni brani non troppo riusciti, come "Believers in the Apothesis", che a mio parere è privo di mordente, il disco fila bene e canzone dopo canzone permette di apprezzare le sfaccettature di tale progetto.