Sezione recensioni
recensioni24/08/2012A cura di: Ana e Enrica
The Maine
Pioneer And The Good Love


  • 1. Identify
  • 2. My Heroine
  • 3. Time
  • 4. Some Days
  • 5. I'm Sorry
  • 6. Don't Give Up On Us
  • 7. Misery
  • 8. When I'm At Home
  • 9. Thinking Of You
  • 10. Jenny
  • 11. Like We Did (Windows Down)
  • 12. While Listening To Rock & Roll ...
  • 13. Waiting For My Sun To Shine
  • 14. I Want You
  • 15. I'm Leaving
  • 16. You'll Never Know
  • 17. Goodbye
  • 18. Hello World
  • 19. Good Love




Rude Records


8 su 10




“Pioneer & The Good Love” è l’ ultimo lavoro degli statunitensi The Maine. È formato da 19 tracce, in cui sono presenti tutte le canzoni di “The Pioneer” (uscito solo negli USA a dicembre 2011), con l’ aggiunta di 6 inediti rifiutati dalla casa discografica con la quale lavorava la band.

“Identify” apre l’ album. I primi secondi sono occupati da solo un leggero tocco di chitarra e la dolce voce di John, il cantante. In seguito però, vengono raggiunte da bassi e chitarre più forti per entrare nello spirito pop-rock, che viene accentuato nella traccia seguente.
“My Heroin” e “Time” si presentano come le classiche canzone rock, dove gli strumenti principali sono ben sottolineati, seguiti dalla batteria e dalla voce. La prima canzone è caratterizzata dalla presenza di forti distorsioni della chitarra sia nell’ inizio che nel centro della traccia.
Nello stesso stile delle due precedenti sono “Some Days” e “Don’t Give Up On Us”, fulcri di energia che si sprigiona dagli strumenti e a cui viene data voce attraverso O'Callaghan.
“I’m Sorry”, “Misery” e “Thinking Of You” sono canzoni molto diverse, che giocano lo stesso ruolo: momento di pausa, in cui la tensione scompare e il clima si rilassa, grazie soprattutto alla voce principale e ai cori delicati, nonostante comunque la presenza di chitarre e bassi anche piuttosto forti (soprattutto in “Misery”) o batteria e pianoforte (in “Thinking Of You”)
“When I’m At Home” è una delle tracce più particolari: fonde tutti gli aspetti che si trovano nell’ album. Una forte distorsione delle chitarre è accompagnata da una leggera voce; è accentuato il suono del basso che si distingue dagli altri strumenti; l’ insieme risulta come una dolce melodia rivista in chiave rock.
La canzone più leggera di tutto l’ album è sicuramente “Jenny”, in decima posizione. Il testo romantico viene rispecchiato in ogni nota dalle chitarre acustiche e dal tono di voce ancora più leggero. L’ insieme suona come una dolce carezza.
Il ritmo allegro viene ripreso da “Like We Did (Windows Down)”, che, nonostante rispecchi appieno il pop-rock e i The Maine, presenta anche un ripetersi continuo delle stesse note, rendendosi quasi banale, tutta uguale.
Un’ altra interruzione arriva con “While Listening To Rock & Roll”, che, nonostante il titolo, presenta le caratteristiche di “Misery”: una dolce melodia, accentuata dalla tastiera; la batteria ha il solo scopo di dare il ritmo ed è accompagnata dalla chitarra, che diffonde sempre le stesse note; l’ ultimo minuto di canzone è composto solo da chitarra acustica e voce, come se ci fosse una canzone nella canzone, ma fossero ben distinte.
“Waiting For My Sun To Shine”, ultima song di “The Pioneer” si può dire che sia simmetrica: ai lati c’è la solita voce melodiosa, presente in tutto l’ album, accompagnata da delle leggere note di chitarra; mentre al centro prende il soprassalto il lato rock della musica, che da vivacità alla composizione.
“I Want You” è il primo dei sei brani inediti presenti nell’ album. In questa traccia è evidente l’ impronta dei veri The Maine; i cori, finalmente, vengono accentuati e la chitarra ha uno spazio maggiore in fine canzone, ma la batteria continua a dare solo il ritmo.
E’ in “I’m Living”, dove il ritmo è ancora più incalzante e dove la batteria smette di essere solo un sottofondo, prendendo il posto centrale, occupato fino ad ora dalle chitarre.
“You’ll Never Know”, in quindicesima posizione, per quanto possibile, mi ricorda gli Editors. Penso che siano il ritmo, o il cambio improvvisto del timbro di voce, la presenza evidente di due persone diverse al microfono, la quasi totale eliminazione della batteria a darmi questa impressione. Ascoltando questa traccia, ho pensato veramente ad un errore: nulla fa pensare ai The Maine. Sarà che la casa discografica della band non accetti la vera natura della band? Questa improvvisa spezzatura mi fa riflettere su questa ipotesi.
Terzultimo pezzo è “Goodbye”, contraddistinto da un ritmo incalzante, incoraggiato dalle tastiere e tamburelli in sottofondo, accompagnato dalle chitarre in primo piano. Le stesse caratteristiche, eccetto la presenza di tamburelli, sostituiti da tastiera, sono presenti in “Hello World”.
La chiusura è riservata a “Good Love”, dove  c’è un alternarsi di posizioni tra chitarre e tastiera: all’ inizio la seconda ha il ruolo principale, poi rimane di sottofondo e infine ritorna in testa per chiudere il brano.


“Pioneer And The Good Love” è un album completo, pieno e ricco di sorprese, dove nulla è scontato, ma tutto è posizionato e sta in piedi grazie a un precario equilibrio. I fan della band saranno sicuramente entusiasti di poter finalmente abbracciare “The Pioneer” e veranno di certo sorpresi dagli inediti, che, come abbiamo visto, sono molto diversi da come abbiamo conosciuto la band fino ad oggi.