Sezione recensioni
recensioni10/10/2013A cura di: Hella
Andead
Build Not Burn
a2013_10_10_08_31_32_copertina.jpg

Tracklist

  • 1. At First
  • 2. Cashin' On My Blood
  • 3. What About Now
  • 4. All The Way To Memphis
  • 5. The Real Dead
  • 6. Midnight Problem
  • 7. Authority Song
  • 8. Open Fire
  • 9. Build Not Burn

Genere

Punk

Etichetta

Rude Records

Voto

7,5 su 10

Punk is not dead, qualcuno direbbe, ed è forse il caso di confermare tale ipotesi? Probabilmente questa convinzione ancora dimora negli irriducibili del genere, o in chi, avvicinatovisi da poco, sente, come sua, questa filosofia di vita.

 
 

 

Fatto sta che, anche se nella sua sfaccettatura più rock, questo viene portato in auge dagli Andead, regalando momenti di nostalgia adolescenziale all'ascoltatore, perchè, ed è pura verità, chi non ha mai attraversato il periodo spillette e borchie nella propria vita? Quel periodo di spensieratezza che porta tutto via? Ed è forse per questo che, anche se a distanza di un botto di anni, riesco in prima persona a rivivere e gustare nuovamente quei momenti, con un sorriso nostalgico sul viso.

 
 

 

Bando alle ciance, Build Not Burn è un lavoro che riprende direttamente, e fedelmente, quel filone 90s targato Green Day, dove si percepisce a primo impatto l'affinita vocale, molto marcata, del frontman con Billy Joe, pulita e melodica, e quella così particolare ritmica dietro le pelli, semplice ed intuitiva, che contraddistingue il genere, seguita da quel riffing fresco e per niente tediante, che riesce a coinvolgere dal primo minuto di ascolto fino alla fine. Per non parlare dell'affinità con i Clash, basta ascoltare l'incipit di Authority Song per constatare quanto siano stati d'ispirazione per i nostrani punkettari, per poi ricevere conferma con l'inserimento in chiusura di I Fought The Law, per poi tornare, con la traccia successiva, in ambiente GreenDayano, con Open Fire che ricorda tanto quella stupenda Good Riddance - Time Of Your Life, eterea tra le corde di un'acustica e un cantato melanconico ed emozionante. In chiusura, la titletrack, regala gli ultimi momenti di nostalgia, per concludere un viaggio mentale a dir poco piacevole.

 
 

 

Good Job!