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Holy Martyr
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Come sfondo abbiamo l’evento che ha tenuti tutti sulle spine e vale a dire la seconda edizione del Rock Hard festival 2011 ideato da Eagle Booking Live Promotion. Per noi di Alone Music qui gli Holy Martyr di cui avevamo già parlato con l’ultimo album “Invincible”, ispirato alla cultura giapponese e alla figura sacra e riverita del samurai. A farsi una bella chiacchierata con la sottoscritta è Ivano, chitarrista del gruppo, che mi riconosce come autrice della recensione e mi fa ancora i complimenti.

 

Si, sono io che vi ho recensito! Io sono un’amante della cultura giapponese e per questo non appena ho sentito il vostro album sono rimasta sorpresa di questa scelta.

Se ci penso, l’idea di concepire un intero album sul Giappone è un po’ in controtendenza con tutta la nostra produzione precedente. Infatti quando l’ho proposta tutti sono rimasti basiti. Essendo abituati a fare tematiche come quella dei Romani e Spartani, quindi sempre ambiente Mediterraneo vicine alla nostra penisola, abbiamo stavolta deciso di spingerci verso qualcosa di completamente diverso che nessun altro avrebbe fatto, cioè l’Oriente. E’ stata una sorta di scommessa, un metterci in gioco.

 

Come mai avete scelto un periodo storico ben preciso come quello del pieno imperialismo giapponese al quale ogni canzone rimanda poi a un determinato evento, vedi quello della battaglia di Sekigahara, o personaggi che hanno contribuito ad alimentare la leggenda?

 La battaglia di Sekigahara come tu ricordavi è stata fondamentale per l’unione del Giappone visto che proprio da questa si avrà il lento declino della figura del samurai, almeno nella sua antica veste. Ovviamente da parte nostra non è stato molto facile acquisire delle informazioni come sarebbe invece stato parlare del nostro mondo Occidentale visto che le studi a scuole e riesci ad immaginartele di più nella tua testa. Studiando personalmente la storia giapponese ho trovato non poche difficoltà e per questo ho dovuto selezionare  quegli eventi di rilevanza ed interesse che potessero descrivere in pieno questa nazione.

Se parli di una battaglia secondaria rischi di non essere capito e quindi fallisce anche nel tuo intento.

 

La scelta della figura del samurai visto non solo nel suo ruolo di guerriero ma anche quello di uomo dai solidi principi etici, morali e religiosi, è un messaggio per sottolineare che ancora oggi gli eroi esistono? Insomma lanciare un messaggio positivo del bene che ha la meglio sul male

Si, se nei precedenti album avevamo dato spazio agli eserciti o alla collettività al contrario nel Giappone abbiamo trovato la figura del samurai, inteso come l’eroe che incarna leggenda e storia, che riesce a convogliare in sé tutto le forze sulla sua persona invece del classico esercito di cui abbiamo memoria.

 

Come si fa a concentrare l’intento storico nei testi e arrangiamenti senza risultare pesanti e senza cambiare troppo il solito tracciato musicale delle esperienze precedenti?

 Confesso che all’inizio ho avuto alcune difficoltà perché oltre ad essere argomenti diversi dalla nostra normale portata non riuscivo a trovare una grossa ispirazione leggendo solo la storia. Quindi mi sono basato molto sui film ed in particolare su tutto il cinema di Kurosawa: guardarli è stata la cosa più immediata nel quale poter trascrivere subito le impressioni che questi mi procuravano.

 

E comunque stiamo parlando di un regista come Kurosawa che è abbastanza di “nicchia”, come d’altronde l’argomento stesso! (rido) Insomma per scrivere la vostra recensione ho dovuto studiare pesantemente!

 Ci avrai odiato! (ride) Concordo che è qualcosa di nicchia, però non è stata voluta come cosa. Alla fine mi sono detto “non me ne frega niente, faccio quello che mi sento e piace”. Anche se è qualcosa che può risultare strano, da musicista mi ha dato degli imput quindi ho deciso di parlarne. Tanto se aspetti di fare ciò che piace alla gente non potrai mai accontentare tutti! Comunque tornando ai film, sono stati la principale fonte per il songwriting dell’intero album.

 

Quanto tempo avete impiegato alla stesura di “Invincible”?

Circa un anno e mezzo anche se il grosso è venuto fuori negli ultimi sei mesi del 2010. Sono entrato in studio senza niente di concreto se non le idee che avevo in testa; poi piano piano sono venuti fuori i riff al quale ho legato i testi e devo dire che in breve tutto si è sciolto. E’ stata anche una fortuna altrimenti saremo rimasti ancora in alto mare!

 

Quali sono state le critiche esterne che vi hanno fatto su questo album?

Inizialmente sono rimasti tutti stupiti pensando che avessimo fatto il passo più lungo della gamba. Poi ascoltando il disco, ho recepito dei pareri molto favorevoli, abbiamo convinto anche chi sarebbe stato contro ad un cambiamento così importante. Quindi devo dire che sono felice di questa cosa: a livello di genere siamo a cavallo tra il primo e il secondo album anche se su questo terzo disco siamo partiti completamente da zero.

 

Invece tornando alla giornata di oggi, com’è andata sul palco del Rock Hard festival?

A parte qualche problema tecnico e il caldo, ci siamo divertiti molto e siamo contenti. Abbiamo visto che la gente si divertiva e si sentiva coinvolta; insomma bilancio più che positivo.

 

Voi venite da una bella terra come la Sardegna che purtroppo però ha difficoltà nella gestione dell’organizzazione di eventi metal. Voi che siete di quelle parti, come la vedete?

 Io preferisco stare qua a Milano visto che da quando ci siamo trasferiti in Lombardia ci prendono un po’ più in considerazione per suonare in giro. Devo però dire che  quando siamo stati invitati a luglio ad Eventi Metallici siamo rimasti impressionati dall’organizzazione anche se purtroppo non c’era moltissima gente. Questo dimostra che la scena sarda si sta muovendo.

 

Curiosità personale: quanto conta per un gruppo la capacità di sapersi re-inventare con qualcosa di nuovo per poter andare avanti ed avere un seguito sulla scena odierna?

Sinceramente a me è piace fare sempre qualcosa di personale che rispecchi la propria voglia di mettersi in gioco. Importante è anche la coesione del gruppo: essere prima amici e complici e poi parti di un gruppo.

Questo nuovo album, per esempio, rispecchia l’alchimia presente nella band Holy Martyr. Inoltre, siamo maturati nel senso che abbiamo cercato di essere più precisi nelle parti vocali, abbiamo messo maggiore attenzione negli arrangiamenti e da quello che volevamo mettere in questo nuovo progetto.

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