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City Zen Keys
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Questa volta lo sfondo della mia intervista per Alone Music è uno studio di registrazione dove mi trovo a fare quattro chiacchiere con l’ideatore dei City Zen Keys, Mirko Buono. In primis amico personale ma soprattutto musicista collaudato della nostra scena umbra.  

 

 Anche se io vi conosco molto bene come band dobbiamo fare un’introduzione doverosa a chi ci legge e spiegare come sono nati i City Zen Keys.

 I City Zen Keys nascono principalmente dalle mie idee e dalle persone che al tempo della nascita di questo "marchio" mi erano accanto i quali mi hanno dato una mano a sviluppare i provini che avevo registrato nel corso del tempo. Inoltre era anche una mia personale esigenza di ritornare a comporre nuovamente qualcosa.

 

Ricordiamo anche l’attuale formazione della band visto che ci sono stati cambiamenti rispetto all’originale line up

 Si, la nuova formazione del 2011 è composta da Diego Boni alla batteria, Mirko Duvalloni alla prima chitarra e Marco Sensi detto “Piccio” alla seconda mentre io sono Mirko Buono e sono bassista e voce del gruppo ovviamente.

 

Il nome City Zen Keys si basa per almeno due terzi al famoso film di Orson Welles “Quarto Potere”. Come mai questa scelta?

La scelta è stata fatta in primis per la mia grande passione per quel film poi non volendo utilizzare spudoratamente l’originale citazione del film CityZen Kane, già fin troppo sfruttata, ho ripensato  ai luoghi nel quale vivo e sono cresciuto cioè Assisi e il suo misticismo, l’incontro di diverse religioni e culture che creano una sorta di zen, equilibrio insomma.

 

Parlando da musicista e da uomo, quanto le tue influenze personali hanno influito sulla nascita del gruppo e dell’album?

 Tanto visto che mi piace lasciar spazio alle idee e condividerle con gli altri mettendole in discussione sopratutto in fase di composizione. Fondamentalmente dividermi con due band mi ha dato un’apertura mentale al quale sono grato perché mi ha dato la possibilità di valutare e confrontarmi con altri modidi vedere la realtà

 

Visto che hai esperienza decennale nel mondo musicale è possibile considerare i CZK come la band della maturità e della presa di coscienza dei propri limiti/potenzialità?

Si, anche perché ho cercato nel comporre queste musiche di ritrovare la semplicità e l’istinto con il quale queste nascevano quasi spontaneamente. Se prima ero uno molto meticoloso nella ricerca del riff perfetto, con il corso del tempo mi sono reso conto che il pubblico non arrivare a percepire così la musica. Una bella apertura armonica deve essere semplice altrimenti non arriva se non all’intenditore. Il mio obiettivo principale è quello di poter arrivare un po’ a tutti.

 

La scelta di cantare in italiano un rock senza troppi fronzoli credo sia il vostro punto di forza. Le canzoni scorrono in maniera molto semplicee  riescono a veicolare messaggi in cui tutti si possono immedesimare. Sembra quasi di essere tornati alla buona cultura rock anni ’90. Voi come vi sentite in merito?

 Io vengo da quel periodo ed ho avuto il privilegio di vivere la nascita di generi particolari come il grunge quindi di sicuro gli anni ’90 si veicolano molto nella mia musica. Ma anche gli anni ’80 o i grandi dei ’70: basta pensare che dopo aver visto “The Wall” decisi di comprare il basso. Poi ovviamente ci sono gli attuali come Depeche Mode, NIN, Porcupine Tree, Tool e anche il buon rock italiano.

 

In un momento nel quale tutti, compreso gli italiani, decidono di affidare i testi in lingua inglese, che cosa significa scrivere al giorno d’oggi un pezzo in italiano visto anche la difficoltà della lunghezza di termini, concetti etc.

 Allora, all’inizio avevamo provato a scrivere in inglese ed infatti di alcune canzoni ho ancora il doppio testo, però sentivo i pezzi un po’ asettici, freddi quindi ho deciso di concentrarmi solo in italiano anche perché era il mio sogno comporre qualcosa in italiano senza scadere nel banale e fare strafalcioni. E poi secondo me se non hai una pronunica perfetta in inglese le canzoni perdono molto; quindi mi sono detto, la mia lingua è l’italiano quindi scriviamo così.

 

Cosa significa per un gruppo emergente nel 2011 mettersi in gioco visto che con i social network, internet etc si viene bombardati da milioni di proposte musicali nel quale è molte volte difficile distinguere ciò che è buono e ciò che è da buttare nel dimenticatoio.

 Principalmente questo per noi è un divertimento quindi bisogna apprezzarne l’aspetto ludico anche se la produzione è stata fatta nel modo più professionale possibile. Mettersi in discussione con le proprie capacità lavorative è una bella cosa e anche un’ottima terapia! A mio parere c’è troppa offerta e non tutta di qualità. Quando ho cominciato a girare un po’ l’Italia con i miei primi gruppi, c’erano molte meno band però molta più qualità e ricerca. Il fatto è anche la semplicità con la quale si può ora scaricare musica ed etichettarsi come musicista quindi ne consegue un’offerta al di sopra della stessa domanda! E pensare che la prima volta che siamo usciti con la mia band, avevamo fatto una gavetta in cantina per tre anni. Ora mi sembra che questo passaggio si sia perso e si esca al di fuori un po’ troppo precocemente senza neanche esserne pronti.

 

Condivido in tutto e per tutto. In ogni modo, ora arriviamo al momento che mi piace di più cioè la track by track, la spiegazione dei brani che compongono la scaletta dell’album e partiamo dal fondo, per la precisione da “Polvere”, girato nel piccolo Teatro degli Instabile di Assisi, dal quale ne è stato tratto anche un videoclip in cui compare la relazione molto intima tra due ragazze. Come mai questo titolo e da dove nasce il pezzo

 "Polvere" è stato l’ultimo pezzo che ho scritto e il testo è stato sudato visto che stavo ricadendo su cose scritte precedentemente ma che non mi avevano convinto in pieno. La canzone è stata scritta basandomi su una situazione particolare che era venuta a crearsi con mio padre e alle cose che avrei voluto dirgli. Poi facendo il video, è stato il regista a metterci la storia tra queste due ragazze. Quindi è stato il pezzo più sentito e dove mi sono messo più a nudo sia nel testo che nella musica, però mi è servito perché ho ragionato su certi aspetti di me stesso devo esserne sincero.

 

E torniamo invece ora alla prima canzone che compare nell’album, “Ancora ti chiedi come”: una bellissima canzone che racconta di  come, incontrando persone che hanno fatto parte della tua vita, ci si accorge che sono rimaste ferme nel punto in cui le avevi lasciate. 

 “Ancora ti chiedi come” racconta un periodo difficile dal quale ne sono venuto fuori e dal quale ho cercato di vedermi un po’ dal di fuori, in una sorta di occhio esterno. Notavo che il mondo andava avanti e che io rimanevo sempre fermo lì.

 

Ed infatti è esemplificativo il ritornello che dice “Ancora ti chiedi come/ai tuoi problemi non dai un nome/però pretendi vuoi stare bene/c’è troppo odio in fondo al cuore

Infatti sono riuscito a sbloccare questa situazione quando ho capito che avevo il cuore un po’ troppo indurito da tante circostanze. La terapia della musica unita ad una profonda riflessione mi ha aiutato molto.

 

Altra bella canzone è “Antiche Lacrime” che dice “Ho sul mio viso/ancora antiche lacrime/ero deluso da tutte quelle favole/ma non riesco a capire quando si arriva al limite

 Si, anche questo pezzo rispecchia un periodo della mia vita cioè i cinque anni di pausa dal mondo della musica che mi presi perché deluso da certe situazioni insostenibili che mi avevano messo di fronte alla dura realtà. Questa fa parte delle prime canzoni che ho scritto e sono rapportate a questo mio periodo di stop e di difficoltà anche se poi ho cercato di svincolarmi da una visione un po’ troppo “negativa” (ride)

 

No, io credo invece che chi ascolta questo vostro album ci si possa rispecchiare pienamente che parte da tematiche universalmente condivisibili e mai scontate, scritto con il sentito e il vissuto.

Comunque sono storie di vita. Non conoscendo quella degli altri mi sono rifatto principalmente alla mia esperienza. E tornando al discorso di prima, scrivere in italiano è stato fondamentale per arrivare in pieno a descrivere i propri sentimenti e giungere in pieno al nocciolo della questione.

 

Al contrario con il pezzo “Guardami” si parla finalmente di amore, del contatto visivo tra due persone che sommerse da tutto, continuano ancora a cercarsi, a guardarsi.

Spesso quando si dicono le cose alle persone che ci sono vicine non ci si guarda più in faccia e in questo modo non si arriva a capire l’anima che ognuno di noi ha dentro. A mio parere quando si deve dire qualcosa lo si deve fare guardandosi negli occhi e sinceramente anche se delle volte per amore ci si dimentica. Essere belli e diretti è la cosa migliore anche per avere la coscienza pulita.

 

“Nuove Emozioni”che sembra all’apparenza una canzone d’amore si presenta come un testo di riflessione per le nuove generazioni e per i timori che si possono avere sul loro futuro.

Il primo abbozzo di questa canzone è nato dall’episodio della catastrofe nel Golfo del Messico nel 2010 della fuoriuscita di petrolio che ha causato danni irreparabili. Ero talmente  arrabbiato di quello che era accaduto  che mi sono messo a pensare in che mondo avrei potuto far nascere un figlio visto quello che si sente ogni giorno. Quindi ho usato la musica come messaggio per dare consapevolezza di quello che ci circonda senza però andare nello specifico visto che non mi piace parlare di politica; però se posso dare un insegnamento positivo per l’ambiente o un’idea ne sono bene lieto e soddisfatto di quello che è uscito.

 

Ora invece è arrivata la canzone che considero la “reginetta” della tracklist visto che è anche la prima che ho ascoltato quando ancora i CZK erano in fase embrionale. Stiamo parlando di “Tutto è possibile”.

 “Tutto è possibile” parla fondamentalmente di due amanti che ogni volta che si vedono si cercano, si incontrano però tutto in modo molto clandestino. Lui non riesce a far capire alla ragazza che ora lei sta con un altro però tutto è possibile e le cose potrebbero cambiare come dice la canzone stessa “quando ti troverai, sola davanti a lui, e ti perdonerai, ricorda che tutto è possibile”.  

 

Andando avanti si cambia discorso perché troviamo una canzone completamente diversa dal titolo “Girano le Nuvole” che parla dei nostri politici e della realtà che ci circonda attraverso la metafora delle nuvole che girano.

 Quello è stato il pezzo che all’inizio non avevo considerato nella sua potenzialità poi invece si è rivelata la canzone che ha dato a tutto il gruppo più soddisfazioni. E’ uno dei pezzi che cantano tutti ai concerti e che è passato anche di più in radio; sicuramente il motivetto orecchiabile legato anche a tutto quello che stava uscendo al tempo (Marrazzo, Berlusconi and company) era proprio azzeccato. Anche quando vedo tutti questi personaggi pubblici che fanno il mea culpa quando vengono beccati con le mani nella marmellata, mi viene da ridere quindi ho cercato di scrivere qualcosa di ironico ma ovviamente critico nei confronti di questo showbizz.

 

Ultima canzone messa a chiusura del nostro cerchio, è “Il Nulla tra le mani” che rimane un po’ al di fuori dalle tematiche finora affrontate negli altri testi. 

Si, “Il Nulla Tra le mani” pur essendo un pezzo molto articolato ed elaborato in diversi parti ha riscosso un successo quasi inaspettato. La storia si basa su un litigio con un caro amico che ricadeva sempre nei soliti errori quindi da un’esperienza personale che ho voluto mettere nero su bianco.

 

Quindi tutti gli otto pezzi che abbiamo esaminato sono stati scritti tutti da te? Vedi questo album come un metodo “terapeutico” con il quale sei riuscito ad affrontare tutto il tuo passato? 

Si, li ho scritti io nel corso del tempo e sono stati un’ottima terapia per riflettere e prendere coscienza di quello sono stato. Ora sto componendo nuovi pezzi con gli altri ragazzi della band che mi stanno dando davvero buonissime idee come in pezzi come “Polvere”, “Guardami” e “Il nulla tra le mani” nei quali hanno dato un grosso contributo negli arrangiamenti e come buttare giù i testi. Nelle nuove canzoni vorrei seguire il filo conduttore usato finora mentre nelle musiche si può anche cambiare e sperimentare.

 

Ultima domanda: dove vedremo i CZK live? 

Ora stiamo strutturando un mini tour per promuovere l’album appena uscito (lo scorso 16 settembre con presentazione ufficiale ad Assisi) e abbiamo ricevuto inviti a Roma e Napoli per poter suonare. Ci stiamo guardando intorno anche perché finora abbiamo fatto circa 4/5 date live al mese senza fermarci quindi non ci possiamo lamentare! Come obiettivo abbiamo quello di ampliare un po’ lo spettacolo introducendo anche alcune cover e presentare pezzi inediti durante lo show.