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recensioni30/11/2014A cura di: Ileana Costabile
Alt-J
This Is All Yours
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Tracklist

  • 1. Intro
  • 2. Arrival in Nara
  • 3. Nara
  • 4. Every Other Freckle
  • 5. Left Hand Free
  • 6. ❦ (Garden of England)
  • 7. Choice Kingdom
  • 8. Hunger Of The Pine
  • 9. Warm Foothills
  • 10. The Gospel of John Hurt
  • 11. Pusher
  • 12. Bloodflood pt.II
  • 13. Leaving Nara

Genere

Indie

Etichetta

Infectious

Voto

7 su 10

Si sa, il secondo album è sempre una sfida, soprattutto dopo un debutto pluripremiato. Lo hanno capito bene gli Alt-J, il trio indie di Leeds salito alla ribalta nel 2012 col suggestivo An Awesome Wave , vincitore del prestigioso Mercury Prize.

 

 

Nonostante l’abbandono del bassista Gwil Sainsbury, il loro secondo lavoro in studio, This Is All Yours, è un disco coinvolgente, un viaggio viscerale tra suoni variegati ma costantemente tenuti insieme dalla inconfondibile cifra stilistica della band, un folk ipnotico condito da sample e da testi decisamente criptici. Il viaggio in fondo è lo stesso plot dell’album, passeggiata immaginaria nella città giapponese di Nara, famosa per la presenza di cervi in libertà: Arrival in Nara in apertura e Leaving Nara alla fine dimostrano esplicitamente la trama narrativa del disco, in una sorta di poema sinfonico dei nostri tempi. Ed è proprio questa libertà ad essere sbandierata dal gruppo inglese, non solo in riferimento alla loro identità di musicisti indipendenti e al tempo stesso immersi nell’oceano del mainstream (il campionamento della voce di Miley Cyrus in Hunger of the Pine ci ricorda questa ambiguità), ma soprattutto come libertà di un uomo primitivo, che si perde nella natura rievocata da bucolici sample di uccellini e insetti.

 


Le prime tracce di This Is All Yours soddisfano gli orecchi più sensibili e nostalgici: l’Intro è un degno preludio al melting pot di sonorità di cui l’album è pregno, un trip hop denso di lalala a tratti angoscianti; Arrival in Nara e Nara costituiscono l’ ingresso rarefatto in una dimensione sacrale e arcaica, accompagnato da un pianoforte orecchiabile e languido. Si riferiscono forse a questo mondo incontaminato gli Alt-J nel titolo dell’album: “questo è tutto tuo” (o anche “questo è tutto vostro”) ha il sapore di un invito intimo e smaliziato a un ritorno alle origini. Every Other Freckle spezza l’oscurità dei primi tre brani con le sue non troppo nascoste metafore sessuali e una sonorità elettronica più presente che strizza l’occhio ad An Awesome Wave. Left Hand Free è uno dei pezzi meno coerenti del disco, col suo country americanizzante che stona col resto. Garden of England suona come un esercizio al flauto tra boschi inglesi, Choice Kingdom si spezza tra una prima, lenta e scandita prima parte e una seconda più melodiosa. Hunger of the Pine, primo singolo estratto dall’album, assurge a manifesto della poetica del trio di Leeds, con la sua vena elettronica marcata ma al contempo sfuggente e il campionamento di un verso della decisamente poco indie Miley Cyrus (“I’m a female rebel”), che però ben si fonde con l’atmosfera un po’ minimal del brano. Le sovrapposizioni vocali di Warm Foothills arricchiscono una ballata in piena regola, impreziosita anche da fischi sognanti ed eterei pizzichi di chitarra. Riuscitissimo The Gospel of John Hurt, traccia cupa, crescente e sorprendente. Si ferma invece all’acustico Pusher, eccessivamente lenta e sommessa. "Bloodfood pt. II" si districa tra sinfonia, beats e una parte corale innovativa e coinvolgente. Chiude il viaggio Leaving Nara, che ripercorre il leitmotiv delle melodie rarefatte dell’incipit, potenziate da un equilibrio suggestivo di cori ed elettronica che consacrano la formula vincente degli Alt J.

 


This Is All Yours
è il tipico album indie, che pretende di essere originale e sperimentale (e spesso ci riesce) pur conservando un’appetibilità commerciale che sta portando i suoi autori sui palchi di tutto il mondo. E’ un album ambiguo, a tratti profondamente ipnotico ma talvolta scarno, un mondo utopico fatto di boschi, flauti, campanellini e libertà selvaggia ma al confine col nostro mondo, incarnato dagli immancabili beats elettronici. Gli Alt-J si confermano intanto una delle scommesse più riuscite della scena indipendente del nuovo decennio. Da scoprire sicuramente live.

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