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recensioni02/02/2015A cura di: Ileana Costabile
L'Orso
Ho messo la sveglia per la rivoluzione
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Tracklist

  • 1. Post-it
  • 2. Il tempo ci ripagherà
  • 3. Festa di merda
  • 4. Io che ho capito tutto
  • 5. Io come uno shoegazer
  • 6. Quello che manca
  • 7. Giorni migliori
  • 8. I buoni propositi (con COSTA!)
  • 9. L'estate del primo bacio
  • 10. Baader-Meinhof (con Lo Stato Sociale)

Genere

Indie

Etichetta

Garrincha dischi / Audioglobe

Voto

8 su 10

La band italiana L’Orso, che ha già all’attivo quattro EP, un album e un documentario live, torna sulle scene con un nuovo lavoro denso di novità. Ho messo la sveglia per la rivoluzione, come si afferma nella press release, è un disco che sprona ad agire, che invita a una rivoluzione prima di tutto personale: “è l’annuncio della fine della rivoluzione da divano. E’ la sveglia per una generazione assopita. E’ un invito, un’invocazione, un grido in piazza”. Il tema si palesa già nella cover, in cui il titolo si staglia su uno sfondo di sveglie con l’utilizzo di colori forti, diretti, concisi. La chiarezza, il realismo, la fattualità costituiscono il Leitmotiv di questo album, che è davvero un concentrato di immediatezza ed essenzialità. Ma anche di cambiamenti: la rivoluzione espressamente dichiarata nel titolo si manifesta in tutti gli strati, dalle sonorità innovative ai testi volutamente ingenui, dai piccoli cambiamenti quotidiani a svolte di vita inaspettate.

 


Nel brano d’apertura del disco, Post-it, una sonorità calzante riesce ad accompagnare un abbandono; eppure anche un addio può essere smorzato da un post-it con “una buona frase d’uscita”. Il tempo ci ripagherà ha un ritmo dinamico ma soprattutto un contenuto fiducioso; non a caso è nel suo testo che compare il titolo dell’album. Festa di Merda è sfacciata quanto il suo titolo, con un piacevole motivetto al pianoforte che si unisce alle sonorità elettroniche tipiche di questo disco; la rivoluzione sta anche nel semplice rinunciare a una festa a base di superalcolici e in un diretto “innaturale bisogno d’amore”. Io che ho capito tutto ha un suono molto internazionale e la rivoluzione che proclama sta nell’esprimere la verità senza fronzoli (“sei stanca da morire e di me non ti frega un cazzo”). Palese il richiamo al genere britannico dello shoegaze nella traccia successiva, Io Come uno Shoegazer, in cui ascoltiamo diversi effetti per chitarra e parti vocali quasi sognanti. Quello che manca è una perla del disco: testo quasi recitato su semplicissimi accordi, un’innocenza stupefacente. Segue il primo singolo estratto dall’album, Giorni Migliori, in cui si concentrano molti elementi caratterizzanti del disco, dal testo quotidiano al suono piacevole  che non disdegna il sintetizzato. Degno di nota il relativo videoclip, vero e proprio “esperimento di microsociologia” in cui i componenti della band bendati offrono abbracci ai passanti, calcando gli ormai famosi free hugs; uno spunto per un’ulteriore rivoluzione, che stavolta risiede in un piccolo, semplice gesto. I buoni propositi, featuring coi COSTA!, è al confine tra il pop elettronico e il rap mentre è decisamente sognante (anche nel titolo) l'Estate del mio Primo Bacio. Chiude l’album una collaborazione coi colleghi Lo Stato Sociale, Baader Meinhof, indicativamente col richiamo a una vera rivoluzione armata, quella condotta negli anni ’70 dal gruppo anarchico tedesco Baader Meinhof.

 


Ho messo la sveglia per la rivoluzione è un album che dimostra una nuova conquistata maturità da parte de L’Orso, un lavoro pensato, pregno di sperimentazione. Piacevole è l’ascolto di un suono al contempo innovativo per la presenza (mai invasiva) dell’elettronica ma comunque convenzionale, condivisibile grazie alle fidate chitarre e a ritornelli molto orecchiabili. E ugualmente sorprendenti sono i testi, così realistici, così comuni ma paradossalmente rari in un mondo – quello dell’indie del Bel Paese – spesso autoreferenziale e barricato nella turris eburnea del suo intellettualismo.