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recensioni04/03/2015A cura di: Ileana Costabile
Blanc Noise
Mar dei Mai
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Tracklist

  • 1. Mar dei mai
  • 2. Alla strada
  • 3. San Giorgio
  • 4. Sara tempesta
  • 5. Un chirurgo per l'aumento della memoria
  • 6. Il tagliaponti
  • 7. Disse il vento che
  • 8. Marea
  • 9. Ho tolto tutti gli specchi
  • 10. Vendi cose che non hai

La prima cosa che colpisce è la copertina, un grumo rosso sangue stagliato su sfondo bianco. Un quadro-Polaroid materico, fisico, inquietante nel contrasto tra due colori che, si sa, incarnano la carne e la purezza, il materiale e l’immateriale. Poi lo sguardo si sposta sul titolo, un titolo incisivo che in tre parole di tre lettere ciascuna racchiude, proprio come l’immagine, una dimensione fisica e una astratta. Stiamo parlando di Mar dei mai, primo full length del quartetto indipendente emiliano Blanc Noise, la traduzione inglese di “rumore bianco”, che fa già assaporare la complessa architettura sonora propria del loro stile. La band concepisce il “mar dei mai" come una massa informe in perenne divenire che ingurgita i relitti dei loro propositi spezzati, ma, in un’ottica più pratica, anche il grande mare della musica in cui i Blanc Noise, in quanto gruppo emergente, si sentono come naufraghi. E’ una premessa suggestiva a un lavoro che lo è altrettanto, con le sue sonorità dominanti sulle quali sono cuciti testi profondi e ben interpretati. Uno degli elementi caratterizzanti e più interessanti di questo disco è proprio il modo in cui si intrecciano parole e musica, con frasi che spesso vengono ripetute all’interno di un brano ma che risuonano in maniera diversa a seconda delle varie declinazioni sonore che ricevono.

 

E’ proprio una sonorità imponente ad aprire Mar dei mai, con la traccia omonima tutta chitarre ed energia, una dichiarazione d’intenti con cui i Blanc Noise “urlano” agli ascoltatori che ci sono, che hanno qualcosa da dire nel mare burrascoso dello scenario indipendente italiano. Dopo lo scatto sonoro iniziale, la voce si fa più presente nella traccia successiva, Alla strada. Sembra invece davvero una visione estatica San Giorgio, con l’inquietante tamburo iniziale molto low-fi e le consuete variazioni ritmiche che rendono ogni brano originale e sperimentale. Si apre con una citazione di Venditti Sara Tempesta ("Sara svegliati è primavera"), brano d’amore tutt’altro che banale, incentrato sul gioco di parole tra Sara e sarà e che conduce, in un crescendo di linee melodiche, alla magnifica reiterazione di “Vorrei che pioggia fosse mia spia e che ogni goccia avesse gli occhi per raccontar di averti vista prima che non sia più tempesta”. Ha un respiro decisamente indie e cantautorale Un chirurgo per l’aumento della memoria, mentre è particolarmente articolato a livello sonoro e non semplice per l’ascolto Il tagliaponti. Disse il vento che è un brano profondo, con una vocalità che adesso tocca il parlato e con riflessioni di natura sociologica come nel caso dei cento euro per l’ingresso in discoteca che vengono attesi, isolati e per questo svuotati del tutto di senso. Marea si riallaccia con una sonorità grave al motivo del mare e riesce a far sentire davvero l’ascoltatore trascinato dalle acque del suono. Segue Ho tolto tutti gli specchi, che suggestivamente spiega che ci si può liberare della propria immagine sbarazzandosi degli specchi ma si rimane sempre costantemente osservati dagli occhi degli altri e forse dai nostri stessi occhi interiori. Il disco si chiude con una traccia che nel suo stesso titolo suona come un paradosso, Vendi cose che non hai, riaccogliendoci in quell’atmosfera utopica e immaginifica degli inizi. 

 

Mar dei mai è sorprendentemente ricco di spunti creativi, è un caos di suoni che potrebbero confondere a un primo ascolto ma che elevano e raffinano il linguaggio musicale di questo quartetto, un linguaggio chiaramente di stampo indie, ma con propaggini nel cantautorato e nel rock. Ascoltando l’album si avverte una freschezza giovane, il desiderio di delineare una propria identità e soprattutto tanta voglia di sperimentare, di bagnarsi realmente nel mare magnum della scena indipendente italiana, di mettersi alla prova. Si spera che questa complessa grammatica di chitarre, voce e tamburi rappresenti solo l’inizio di un progetto sonoro che già risulta promettente.