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recensioni30/05/2015A cura di: Ileana Costabile
Florence + The Machine
How Big, How Blue, How Beautiful
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Tracklist

  • 1. Ship To Wreck
  • 2. What Kind Of Man
  • 3. How Big, How Blue, How Beautiful
  • 4. Queen Of Peace
  • 5. Various Storms And Saints
  • 6. Delilah
  • 7. Long & Lost
  • 8. Caught
  • 9. Third Eye
  • 10. St. Jude
  • 11. Mother
  • 12. Hiding
  • 13. Make Up Your Mind
  • 14. Which Witch (Demo)
  • 15. Third Eye (Demo)
  • 16. How Big, How Blue, How Beautiful (Demo)

Genere

Indie

Etichetta

Island

Voto

10 su 10

Florence è tornata sulla terra. Lo avevamo capito dall’artwork del nuovo album, l’unione dei simboli alchemici dell’aria e dell’acqua, e dal video teaser, dove riesce finalmente a liberarsi del suo doppio. Ce lo hanno confermato i videoclip della sua odissea, in cui porta ripetutamente le mani alla bocca e apre le braccia al cielo nella sua disarmante nudità. Ed è proprio il cielo di Los Angeles ad aver ispirato il titolo del suo terzo album. Un titolo che suggerisce serenità, quella serenità che, traccia dopo traccia, Florence cerca di conquistare. Avrebbe potuto scegliere un titolo che rispecchiasse il frullatore di emozioni che questo disco è, ma, alla fine, l’ottimismo ha avuto la meglio. La leader della band londinese ha dichiarato che How Big, How Blue, How Beautiful è nato cercando di imparare a vivere ed amare in questo mondo piuttosto che scappare da esso. Ha detto che questo disco è il frutto di un periodo difficile, devastante, e in effetti ogni traccia di questa opera lo dimostra. Alla fine di Ceremonials, ella lasciava simbolicamente il suo corpo. E altrettanto simbolicamente la prima traccia di How Big, How Blue, How Beautiful (Ship to wreck) si apre con l’immagine di comuni sonniferi. Florence non si nasconde più dietro conigli o fantasmi. E’ umana. Questo disco trasuda vita, oltre che fiumi di alcool. E’ il suo lavoro più intimo e personale, è tutto ciò che non ci si aspetterebbe dopo l’entusiasmo eclettico di Lungs e la sontuosità spettrale di Ceremonials. La sua Machine è decisamente più rock e fluida, con una maggiore presenza di chitarre e la magistrale entrata in scena dei fiati. Palese l’influenza dei Fleetwood Mac, con la voce di Florence che spesso si trascina in lamenti desolanti senza mai esplodere (Various Storms And Saints, Long & Lost, St. Jude). Ma quando poi esplode, lo fa davvero. Ship To Wreck, What Kind Of Man, Queen Of Peace, Third Eye, per non parlare dell’epica Which Witch dell’edizione deluxe, sono bombe di suoni. Florence è sempre maestosa. Ascoltare questo album significa ascendere in dimensioni altre ed essere scaraventati al suolo alla traccia successiva. Si viene risucchiati dal caos che regna nella mente di chi l’ha partorito. Si passa da inni di speranza a lamenti di rassegnazione e ci si sente personalmente lacerati da questi altalenanti stati d’animo. 

L’album si apre con l’impetuosa Ship To wreck, un urlo di autodistruzione da hangover in cui, tra visioni oniriche di squali, balene killer e topi dagli occhi rossi, è la terra stessa a farle da letto. What Kind Of Man, primo singolo estratto dall’album, è l’energico canto di una morbosa devozione verso un uomo di cui fa fatica a liberarsi. How Big, How Blue, How Beautiful è una ventata di ottimismo e la voce di Florence è accompagnata da un’elegante ensemble di trombe che alla fine sembrano dissolversi nell’universo. Un delicato insieme di archi e di trombe, che sembra quasi sancire simbolicamente la fusione tra il vecchio e il nuovo sound, apre Queen Of peace; ma la quiete lascia presto spazio alla tempesta, un tripudio di frustrazione condensato in “What is it worth when all that’s left is hurt?”. Arriva poi il pezzo più intimo e toccante, Various Storms And Saints, in cui non è difficile sentir risuonare Patti Smith. La voce di Florence è stagliata su un background sonoro scarno e incede sofferente col suo dolore, per lasciarsi andare a un accenno di speranza nella conclusione. Delilah è un canto danzante di rassegnazione, l’attesa infinita di una telefonata. Nel bridge la voce è stridente, al contempo algida e sensuale: “Too fast for freedom/Sometimes it all falls down/These chains never leave me/I keep dragging them around” (sembra far capolino il demone di Shake it out). Ideale proseguimento di Various Storms Snd Saints per l’atmosfera più sommessa è Long & Lost, una perla di raffinatezza e un manifesto di umanità: Florence è persa nella nebbia e desidera soltanto tornare a casa. La ballata per eccellenza dell’album è Caught: stavolta la cosa più difficile da fare non è scrollarsi demoni di dosso ma semplicemente trattenersi dal fare una telefonata. “I was trashing on the line somewhere between desperate and divine”: è una delle frasi più incisive e illuminanti della nuova direzione di questo disco. E poi irrompe Third Eye, un trionfo di entusiasmo in cui viene letteralmente urlata la dimensione terrena di How Big, How Blue, How Beautiful: “You don’t have to be a ghost here amongst the living/You are flesh and blood!”. Tutto l’album è condensato nella ripetizione compulsiva e gioiosa di “I’m the same/I’m trying to change!”. Ci avviamo verso la fine. In St. Jude, dove il nome del santo protettore delle cause perse coincide con quello di un temporale che colpì l’Inghilterra due anni fa, Florence inizia a capire. “I’m learning so I’m leaving/And even though I’m grieving/I’m trying to find the meaning/Let the loss reveal it”. Florence è caduta e l’ultima traccia chiude idealmente il cerchio. Mother, un concentrato di blues e sensualità, è lo sfogo ultimo e definitivo. E’ la degna conclusione di un album profondamente intriso di materialità: Florence chiede alla madre – quella vera o Madre Natura? – di diventare albero, nuvola grigia, uccello. Chiede disperatamente di farsi natura. “Leave on my knees/‘cause I belong to the ground now and it belongs to me”. 
L’edizione deluxe contiene altre suggestive tracce decisamente incalzanti, oltre che le demo versions di Third Eye e How Big, How Blue, How Beautiful: Hiding, Make Up Your Mind e soprattutto Which Witch, un pezzo corale, catartico, potentissimo. 
 

How Big, How Blue, How Beautiful conclude un’ipotetica triade dialettica hegeliana. La tesi è rappresentata da Lungs, un'opera frenetica e viscerale: Florence cantava divertita e irriverente di sacrifici, di bare, di occhi cavati. Ceremonials è una sacrale antitesi a quella sfrenatezza, è una solenne trascendenza, uno scenario onirico di demoni, fantasmi e rituali. Ed ora ecco arrivata la sintesi, il ritorno inevitabile in questo mondo. Il sangue non sporca più i suoi piedi mentre cerca una possessione bestiale ma scorre caldo nelle sue vene; lei non si perde più in cimiteri immaginari ma nella nebbia, mentre cerca di far ritorno a casa; non lascia più il suo corpo ma si incarna del tutto, in una comunione totale con la natura. Bentornata, Florence.