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TAZENDA Ottantotto da nei negozi di dischi e negli store digita
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Ottantotto, preceduto ad inizio aprile dal singolo Mielacrime, arriva oggi nei negozi di dischi e nei digital store e rappresenta il nuovo manifesto dei padri dell’etno rock made in Sardinia.

Gli ultimi lavori della band sarda per eccellenza hanno fruttato un disco di platino per l’album Vida (110 mila copie!), il primo posto nelle chart italiane con il singolo Domo mia (duetto con Eros Ramazzotti) e altre autentiche perle grazie anche alle collaborazioni con Renga e Grignani.

I Tazenda ripartono con un progetto ambizioso che in più li vede questa volta in veste di discografici e produttori: nasce infatti l’etichetta Vida.

Il numero 88 si appoggia a date, ricorrenze, ritmi, concetti e altre velate idee che probabilmente rimarranno secretate come molti dei lori criptici significati. Il mistero che li avvolge da sempre è infatti una delle componenti più affascinanti della loro fortunata discografia. 

Il sound internazionale, ma fortemente connotato dal codice legato alla terra d’origine, permette loro di licenziare un lavoro che parla d’amore e di dolore, di natura e di rinascita interiore, di amicizia e di senso dello stupore davanti ad una vita imprevedibile. Le melodie, intense e meditate, sono perfettamente simbiotiche con i colori delle loro voci e con i suoni che sanno di pietra e di moog, di Hammond e di campagne silenziose, di chitarre elettriche e di vento di maestrale.

 

LA PAROLA A GINO

Gino Marielli, con parole sue e giocando con i testi di “Ottantotto”, ci racconta l’album: “Ottantotto battiti al minuto sono una buona frequenza  per il nostro cuore, centro di vita e di emozione, ma anche di dolore. Ed è col cuore che auguriamo a noi stessi di arrivare fino alla fine, soffiando dolcemente musica lungo le nostre vie. Sperando sempre che qualcuno urli di piacere per ciò che abbiamo creato.

A volte ci sembra di venire da un altro mondo,  in questo pianeta dove la Babele dei linguaggi espressivi è ormai infinita e spesso incomprensibile, e il miglior destriero che siamo riusciti ad allevare per condurre  la nostra anima al di fuori di noi e verso gli altri è la nostra musica.

Ogni volta che una melodia entra nella nostra vita è la benvenuta. Non ci lascerà mai più e sarà testimone delle nostre vittorie e delle nostre sconfitte. È lei che ci ricorda che i fiori rinascono dai semi del dolore.

E proprio in quei momenti comprendiamo che le nostre lacrime amare sono capaci di amare ogni cosa. Ci prendono per mano e ci riportano a casa.

E ancora, il nostro cuore s’invola verso parole che non hanno verità, ed è lì che ci sentiamo come degli scolaretti nella scuola di Dio.                                                                                                             

Allora guardiamo dentro gli occhi del nostro Dio, negli occhi di Gesù o del Buddha, con la speranza di consolare il nostro respiro.

Oppure  contempliamo la luna, alta nella sua bellezza, e in lei confidiamo perché possa trasmutare ogni nostro dispiacere e sia per noi una luna nuova.

Quando poi ogni dubbio sembra dissipato e ogni male scomparso, rimane sempre qualcosa ad ostacolarci nel cammino…

Nelle notti gravide di preoccupazioni i sogni sono sinceri nel riflettere la nostra anima. Ci sono topi e sciamani e ninfee. C’è Andrea, e se chiamiamo forte il suo nome il nostro spirito sale. Tra la musica e il mare.

Prima o poi un dardo trafiggerà il nostro cuore, legandolo ad un altro.  Poi un giorno vedremo i nostri treni iniziare a correre al contrario (ma al contrario rispetto a chi?) e capiremo che non esiste direzione e nessuno va da nessuna parte.

 

… finché, stanchi come bambini, ci addormenteremo sognando un mondo che ci lasci riposare. Immaginando di essere come piccoli avvoltoi che volano felici nel cielo del Supramonte”.