Southern Drinkstruction:
Pinuccio: chitarra
Carlo “Zorro”: basso
Andrea “Eddie”: batteria
Allora ragazzi lo scorso 2 marzo è uscito il vostro ultimo album “Drunk Till Death”. Possiamo parlare di un proseguimento dei due precedenti lavori oppure avete aggiunto qualcosa di nuovo?
Come band vi discostate rispetto alle altre per le diverse influenze che si rintracciano nella musica che fate: dal southern, al death, al thrash, al doom. Come mai questa scelta?
Andrea “Eddie”: Dal momento che in quello che scriviamo mettiamo ciò che ascoltiamo non poteva uscire diversamente. Alla fine non ci siamo discostati molto da quello che era stato “Drink with Us”, siamo sempre noi e anche le idee principali sono rimaste le stesse solo che trasposte in maniera diversa. Nel corso del tempo questo fusione ci ha fatto apprezzare e ci ha permesso di trovare spazio in serate di genere diverso.
Carlo “Zorro”: Si, per esempio abbiamo condiviso la serata con i The Bone Machine, una settimana dopo del nostro release party. Non volevamo suonare di nuovo a Roma ma ci è capitata questa data ed, essendo tutti in fissa per loro, abbiamo accettato con piacere.
La scelta di unire più generi è stata obbligata oppure spontanea e consapevole da parte vostra?
Francesco: Noi non facciamo musica per i “consensi”. Facciamo questo perché ci rappresenta e riflette come siamo veramente.
Quanto avete impiegato alla stesura di “Drunk Till Death”?
Chi si è occupato del songwriting e chi degli arrangiamenti?
Per quanto riguarda il filo conduttore dell’intera tracklist ci muoviamo ancora una volta sul divertimento, unito poi a situazioni goliardiche che lasciano spazio anche a situazioni serie. Avete usato l’ironia per trasmettere un messaggio che vada oltre l’apparenza oppure?
Quanto ha influenzato e in che modo l’entrata in scena di “Zorro” per gli arrangimenti, la stesura dei pezzi etc?
Francesco: Si perché a noi non serviva il bassista super bravo o eccellente, in fondo avevamo bisogno di gente che fosse in linea con quella che è la nostra mentalità.
E come riuscite a conciliare amicizia e musica? In caso di litigio come gestite la cosa?
Se doveste fare un paragone con il passato, come vi sentite dal punto della produzione ma anche l’approccio stesso con la vostra musica?
Andrea: L’esperienza live degli ultimi anni di sicuro ci ha aiutato a migliorare per la parte della produzione mentre per tutto il resto siamo rimasti grosso modo coerenti con il passato. Ovviamente se si ascoltano tutte e tre i nostri lavori, si sentirà che siamo migliorati visto che ogni volta siamo stati sempre più attenti sulla riuscita finale del suono.
Quindi anche più esigenti ..
Andrea e Carlo: sicuramente più consapevoli delle nostre potenzialità. Abbiamo perso più tempo perché sapevamo quali risultati volevamo ottenere e quindi anche da parte nostre c’è stata grande attenzione. Ci abbiamo impiegato il triplo del tempo però siamo pienamente soddisfatti.
Insomma duro lavoro! E’ stato difficile trovare qualcuno a cui affidare il vostro prodotto?
Francesco: Conta che i primi due album sono stati da noi interamente autoprodotti quindi di tempo ne è passato prima che qualcuno si facesse avanti. Poi Andrea della Despise The Sun Records, che già conoscevamo, ha voluto ascoltare il disco che gli è subito piaciuto ed ha deciso di produrci
Pinuccio: Fino ad ora avevamo ricevuto dalle etichette risposte negative vista la scelta di fare più di un genere. Andrea si è fidato e ci sta dando una grande mano sia nella programmazione di date, recensioni, interviste etc.
Invece le prime recensioni sull’album come vi hanno lasciato?
Pinuccio: le recensioni sono state sempre positive fin dal primo album dove si sollecitava a farci produrre. Chi scrive è stato sempre dalla nostra parte mentre chi produce non ha avuto mai il coraggio per produrci. E’ troppo facile produrre solo quello che va di moda!
C’è un episodio divertente attinente con la lavorazione o l’uscita del vostro album?
Carlo: Bhe, di sicuro ne sono successe delle belle al release party dell’album lo scorso marzo. Ci era venuto a vedere un nostro amico, il Diavolo, con 2 bocce di whiskey e una collana hawaiana. Ha iniziato a bere e ad un certo punto se n’è andato con il rullante della batteria del gruppo che ci apriva. Io chiamo questo amico e tra mille deliri riesco a trovarlo e non lo trovo disteso per terra con una pistola di plastica e il rullante sotto il braccio?! Poi per il resto c’è stato il disagio totale. Dovevamo suonare il cd poi abbiamo suonato un’ora e quarantacinque minuti (ride)