Sezione Live Reports
FLESHGOD APOCALYPSE + STRIDER + BLOODTRUTH live @ Urban Club (PG)
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Serata di metallo estremo all'Urban di Perugia: "gli alfieri del metal estremo italiano tornano a casa", come recita il flyer dell'evento, e ci si prepara ad accoglierli degnamente. Il clima è sereno e disteso fin dal soundcheck, sembra di stare fra amici ed in effetti è così. Tifo d'eccezione nel pomeriggio per i neonati Bloodtruth: la meravigliosa bimba del chitarrista Stefano Rossi Ciucci, di pochi mesi, rigorosamente in tenuta da piccola metallara, si aggira per il locale con la mamma, segno che davvero tutti si sentono un po' a casa. Il soundcheck finisce un po' tardi, ma tutto è pronto quando i primi fans varcano la soglia del locale e l'Urban comincia a popolarsi di loschi figuri, frementi per l'attesa. Il compito di fare gli onori di casa al pubblico e ai Fleshgod Apocalypse spetta ai Bloodtruth, al loro esordio. E che esordio! Una prima volta su un palco importante, di fronte ad un pubblico di tutto rispetto. E i quattro ragazzi non deludono le aspettative: calcano il palco sulle note di un lugubre coro gregoriano e bombardano fin da subito il pubblico con suoni violenti e martellanti. Presentano i loro primi quattro brani: nell'ordine, Suppurating of Deception, Coerced to Serve, Maledictus XVI e Summoning the Heretics, tutti estremamente potenti e sufficientemente ignoranti, ma poco digeribili da chi non apprezza il brutal duro e puro. A metà scaletta, i Nostri ci regalano anche un'ottima cover di Ov Fire and the Void dei Behemoth, che sembra far gioire gli animi dei presenti. I Bloodtruth dimostrano tutti una straordinaria perizia tecnica ed un'altrettanto straordinaria tenuta di palco. Il batterista Giacomo Torti tira mazzate sulla batteria come se non gli costasse alcuna fatica, il chitarrista Stefano Rossi Ciucci infila riff di precisione l'uno dietro l'altro, mentre Riccardo Rogari dimostra una sicurezza invidiabile dietro al suo basso ed il frontman Luigi Valenti growla e ringhia in faccia al pubblico, sprezzante ed aggressivo.

Finito il tempo della tempesta violenta made in Bloodtruth, salgono sul palco gli Strider, altra band locale che propone un death metal fortemente venato di thrash. Anche loro svolgono al meglio il loro compito di scaldare il pubblico, proponendo una bella lista di pezzi propri: Hubris, Self Bias, Postmodern, Mind Cage, Nine Tails e Chimera. E per finire una graditissima cover degli In Flames, Clayman. Il pubblico risponde bene, fomentato dal chitarrista Atoragon e dal frontman Tk, che tira fuori una voce nervosa che sa tanto di nu metal/metalcore. Ed è finalmente giunto il momento tanto atteso da tutti i presenti.

I Fleshgod Apocalypse salgono sul palco e si mostrano in tutto il loro splendore (si fa per dire): abiti logori di ordinanza e facce sporche adornate da lunghi capelli arruffati ed impreziosite da sguardi cattivi e smorfie inquietanti. Si apre con tre pezzi dell'ultimo album Agony, che fanno subito impazzire la folla: Temptation, The Hypocrisy e The Egoism. Ma il delirio vero e proprio arriva con Thru Our Scars e Requiem in Sj Minore, rispettivamente dell'EP Mafia e del primo album Oracles. Il batterista Francesco Paoli, pur leggermente sofferente per la velocità dei pezzi (ed in particolare proprio della devastante Thru Our Scars) fa vibrare il pavimento e lascia tutti senza fiato, così come i suoi straordinari compagni: Tommaso Riccardi si dimostra un frontman impeccabile, Cristiano Trionfera sembra incendiare la sua ESP per la velocità e l'accuratezza dell'esecuzione, mentre Francesco Ferrini si dibatte sul suo speciale e meraviglioso piano nero, tirando fuori melodie preziose che rendono unici i pezzi, e Paolo Rossi non solo si dimostra un ottimo bassista, ma non delude nemmeno nei (temutissimi) cori in pulito. Si continua con The Imposition, The Deceit e a seguire The Violation, forse la più conosciuta del nuovo album. Straordinario il colpo d'occhio alle mie spalle: centinaia di teste che si alzano e si abbassano simultaneamente ed un unico coro di voci che si eleva dal pubblico al momento dell'intro orchestrale di The Violation. I Nosti ci regalano anche una straordinaria in Honor of Reason, sicuramente una delle più attese, ma chiudono con una sorpresa: The Forsaking, un pezzo struggente, quasi una ballad, che probabilmente nessuno si aspettava, ma che lascia tutti più che soddisfatti. I Nostri si godono il meritato applauso del pubblico di casa e salutano, alcuni visibilmente commossi dall'affetto dimostrato dai fans perugini. Tirando le somme, questa serata è stata anche superiore alle aspettative: il ritorno a casa dei Fleshgod Apocalypse è stato salutato con calore indicibile e ci piace pensare che abbia dato ai cinque ragazzi anche la carica per affrontare il nuovo tour internazionale. Ed ora, che gli alfieri del metal estremo esportino l'Apocalisse anche lontano da casa. Auguri ragazzi!