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recensioni26/04/2012A cura di: Hyrule
Nacthvorst
Silence
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Tracklist

  • 1. The Serpent's Tongue
  • 2. After...
  • 3. Nightwinds
  • 4. Gentle Notice of A Final Breath
  • 5. ...before
  • 6. A Way of Silence

Genere

Metal

Etichetta

Code666 Records

Voto

5,5 su 10

Dopo 3 anni dal loro ultimo album, il duo olandese Nacthvorst torna sulla scena con un nuovo full lenght chiamato “Silence” e con un contratto discografico con la ormai celebre Code666, famosa sulle scene per avere tra le proprie fila molte band dalle grandi capacità del panorama underground.

I nostri propongono una miscela tra il black metal più lento miscelato al doom e quello più aggressivo ma la combinazione, come ci si renderà conto a fine ascolto, non è delle meglio riuscite: l’album appare omogeneo ed eterogeneo allo stesso tempo … perché? La band probabilmente ha voluto unire le proprie due anime cercando allo stesso tempo di tenerle nettamente separate, quindi ci ritroviamo ad ascoltare piacevoli  pezzi strumentali dalla breve durata, track tipicamente miscelate col doom estremamente lente (e lunghe!) e track aggressive tutte fortemente slegate tra di loro che, invece di creare una sorta di dinamismo all’interno del lavoro, lo spezzetta fino a snaturarlo completamente.

A mio avviso la band si trova molto più a proprio agio sui pezzi più lenti e doom anche se, le track che a mio avviso sono più armoniose ironia della sorta sono proprio le brevissime strumentali. Le track più aggressive mancano totalmente di originalità e in un certo senso anche del vero feeling che dovrebbero avere pezzi di questo tipo, manca l’oppressione, la brutalità e in linea più generale tutta l’atmosfera che dovrebbe trasmettere il black metal, per questi motivi è a mio avviso un lavoro totalmente acerbo.

I pezzi più lenti, malinconici e ambientali sono l’unica ancora di salvezza di un lavoro che altrimenti sarebbe completamente da rivedere, la band dovrebbe cercare di dedicarsi alla ricerca della propria personalità e spero vivamente di aver modo in futuro di ascoltare un loro lavoro che verta più verso il doom o l’ambient (hanno dimostrato di riuscire a creare pezzi estremamente carichi di emozione!) piuttosto che verso scialbi lidi aggressivi.