Il brutal è un genere particolare: chi lo ascolta (generalmente una cerchia ristretta di veri appassionati) conosce ed apprezza anche i frangenti più estremi; per chi lo fa, è richiesta una qualità tecnica quasi impeccabile vista la possibilità di scadere in qualcosa di già sentito o “ispirato a”.
Gli Antropofagus la sanno lunga su tutti e due i versanti e non esagero se affermo che “Architecture Of Lust” suona come un “vero” disco brutal death delle origini e la band rappresenta un ottimo esempio nel panorama estremo italiano. Ci sono voluti dieci anni per questo secondo album ma il tempo non ha scalfito la rabbia, la potenza e l’attitudine violenta: Insomma non importa che tu sia uomo, donna o bambino: non hai via di scampo!
Anche se si rimane stretti nella morsa della brutalità dall’inizio alla fine, “Architecture Of Lust” non sbaglia un colpo e la struttura granitica degli arrangiamenti ti schiaccia fino a farti perdere i sensi. In un puro concentrato di horror e terrore, le nove tracce tirano le fila di questo teatro della lussuria a partire dalla title track “Architecture Of Lust” dove gli Antropofagus impersonano le menti dietro cui si nasconde questo disegno brutale. “Sanguinis Bestiae Solium” si muove come una belva affamata di sangue dalle cui fauci esce il growl spaventosamente naturale di Tya. “Demise Of The Carnal Principle” parla di una possessione oscura che cavalca su piaceri lussuriosi al di sopra delle regole della semplice carne. Ma la mia preferita rimane “Sadistic Illusive Puritanism” , dal riff monotono che plagia a dovere la mente : “ Disarming the crossroad between death and lies Imparting an illusion of carnal desire/Your eyes filled with conscientious weakness/On the knees with agony/waiting for the rebirth of puritan […] cerebral illusions/awaits us.../false promises/reciprocated with pain...lies!!!”
“Blessing Upon My Redemption” rende omaggio al brutal più classico (pensiamo a “Gallery Suicide” dei Cannibal Corpse) quando nel testo prende forma questa stanza dei giochi (sadici) piena di corpi mutilati impregnata dal fetore della morte intrappolato nel sangue che celebra la redenzione. Un chiaro riferimento al loro ritorno sulle scene?
La scelta dell’etichetta americana, Comatose Music, ha dato un’impronta decisamente significativa per questo nuovo album degli Antropofagus che sono maturati, non solo nella composizione che risulta più complessa e ricercata, ma anche nella scelta di come trasporre in musica la sofferenza, il pathos truculento e macabro che pensiamo sempre fare parte della fantasia più perversa e non della realtà (ne siete convinti?). Album tra i migliori della scena italiana in questo primo semestre 2012. La prova scritta è superata mentre per quella live li aspettiamo a Roma il 24 giugno al Traffic per la release di questo “Architecture Of Lust”. Compratelo o sarete fatti a pezzi!