Southern Drinkstruction
a cura di: DeaOrtolani
2012-05-13

 

 

 

Southern Drinkstruction:

 Francesco “Basthard”: voce

Pinuccio: chitarra

Carlo “Zorro”: basso

Andrea “Eddie”: batteria

 

 

Allora ragazzi lo scorso 2 marzo è uscito il vostro ultimo album “Drunk Till Death”. Possiamo parlare di un proseguimento dei due precedenti lavori oppure avete aggiunto qualcosa di nuovo?

 Francesco “Basthard”: Tutte e due. Siamo sempre noi fatti però un pochino meglio. Questa volta abbiamo perso un po’ più di tempo per registrare nei migliori dei modi i suoni, le voci etc.

 

 

Come band vi discostate rispetto alle altre per le diverse influenze che si rintracciano nella musica che fate: dal southern, al death, al thrash, al doom. Come mai questa scelta?

Andrea “Eddie”: Dal momento che in quello che scriviamo mettiamo ciò che ascoltiamo non poteva uscire diversamente. Alla fine non ci siamo discostati molto da quello che era stato “Drink with Us”, siamo sempre noi e anche le idee principali sono rimaste le stesse solo che trasposte in maniera diversa. Nel corso del tempo questo fusione ci ha fatto apprezzare e ci ha permesso di trovare spazio in serate di genere diverso.

Carlo “Zorro”: Si, per esempio abbiamo condiviso la serata con i The Bone Machine, una settimana dopo del nostro release party.  Non volevamo suonare di nuovo a Roma ma ci è capitata questa data ed, essendo tutti in fissa per loro, abbiamo accettato con piacere.

 

 

La scelta di unire più generi è stata obbligata oppure spontanea e consapevole da parte vostra?

Francesco: Noi non facciamo musica per i “consensi”. Facciamo questo perché ci rappresenta e riflette come siamo veramente.

 Pinuccio: Questa cosa va chiarita: quando ho fondato il gruppo volevo sentire proprio il sound che senti ora dei Southern Drinkstruction, almeno parlo per me. E’ una cosa che è venuta naturale ma dietro è molto elaborata e non è stato facile mettere in piedi il progetto

 Andrea “Eddie”: di sicuro non l’abbiamo fatto per una questione di marketing ..

 Carlo: Se ti fai un giro con noi in macchina quando per esempio dobbiamo fare un viaggio tutti insieme, non è che ascoltiamo solo metal anzi, scegliamo ZZ Top, AC/DC, Johnny Cash, il delta blues degli anni ’30-’40. Spaziamo molto e questo ci dà la possibilità di prendere da ognuno un’influenza diversa da mettere poi nei Southern.

 

 

Quanto avete impiegato alla stesura di “Drunk Till Death”?

 Andrea: Tutti i pezzi sono stati scritti nei due anni che hanno seguito l’uscita di “Drink With Us”.  I testi sono stati composti nei momenti liberi delle prove e in un paio di anni abbiamo scritto il grosso dei pezzi che poi sono stati rivisti in un secondo momento. Nel frattempo è entrato nella band Carlo detto “Zorro”.

 Carlo: Gran parte delle idee vengono studiate durante le sessioni a studio. Ci mettiamo giù, qualcuno porta un riff dal quale sviluppare un’idea e vediamo a cosa ci porta.

 

 

Chi si è occupato del songwriting e chi degli arrangiamenti?

 Francesco: I testi sono opera mia ma le tematiche che ci metto dentro sono condivise da tutti e quattro anche perché devono poi piacere a tutta la band.

 Pinuccio: Io ci metto lo scheletro e loro aggiungono i muscoli, le arterie, etc. Però devo dire che mi hanno bocciato molti testi che erano bellissimi! (tutti ridono e consigliano a pinuccio di riservali al suo progetto solista!).

 

 

Per quanto riguarda il filo conduttore dell’intera tracklist ci muoviamo ancora una volta sul divertimento, unito poi a situazioni goliardiche che lasciano spazio anche a situazioni serie. Avete usato l’ironia per trasmettere un messaggio che vada oltre l’apparenza oppure?

 Carlo: Dipende, ci sono canzoni serie come “Death Bells” ed altre più goliardiche e stupide. In ogni modo, quando vogliamo lanciare un messaggio lo facciamo direttamente senza troppi giri di parole. Non facciamo forzature né tanto meno abbiamo atteggiamenti da metallari “duri” visto che non ce ne importa. A noi ci piace creare il casino, divertirci e “Drunk ‘Till Death” incarna proprio questo.

 Pinuccio: Per noi la musica deve essere principalmente due cose: energia e divertimento e i Southern sono proprio questo. Ovviamente unite insieme le due cose, la miscela diventa esplosiva!  Come ci vedi sul palco noi siamo nella nostra vita normale. Per esempio a me piace il black metal però non potrei suonarlo visto che di base sono una persona dall’attitudine positiva ed allegra; al contrario i Southern rispecchiano fortemente ciò che sono.

 

 

Quanto ha influenzato e in che modo l’entrata in scena di “Zorro” per gli arrangimenti, la stesura dei pezzi etc?

 Pinuccio: L’arrivo di Zorro è stato davvero importante, un po’ più di rock n roll in maniera più schietta.  Da parte mia posso dire che se il disco suona bene lo devo solo a loro perché ci hanno creduto fino in fondo mentre in passato non era stato così.  Ho dovuto aspettare due anni per trovare gli elementi giusti che volessero creare un miscuglio del genere

 Francesco: Dobbiamo anche dire che noi non siamo come diversi gruppi che si beccano solo per le prove o per fare insieme le serate; noi siamo prima di tutto degli amici che poi hanno in comune la passione della musica.

 Carlo: Mi hanno chiamato perché eravamo amici ed io suonavo già con Eddie in un altro progetto.  Quando sono rimasti senza bassista mi hanno proposto di entrare a far parte della band visto che già c’era un’amicizia storica tra di noi

Francesco: Si perché a noi non serviva il bassista super bravo o eccellente, in fondo avevamo bisogno di gente che fosse in linea con quella che è la nostra mentalità.

 

 

E come riuscite a conciliare amicizia e musica? In caso di litigio come gestite la cosa?

 Pinuccio: Ci si chiarisce sempre e si cerca di rimediare

 Carlo: Grosse discussioni serie non sono mai accadute. Alla fine sono sempre scemate e non ci abbiamo pensato più di tanto. Anche perché l’intento di tutti è quello di rimanere amici in primis.

 

 

Se doveste fare un paragone con il passato, come vi sentite dal punto della produzione ma anche l’approccio stesso con la vostra musica?

Andrea: L’esperienza live degli ultimi anni di sicuro ci ha aiutato a migliorare per la parte della produzione mentre per tutto il resto siamo rimasti grosso modo coerenti con il passato. Ovviamente se si ascoltano tutte e tre i nostri lavori, si sentirà che siamo migliorati visto che ogni volta siamo stati sempre più attenti sulla riuscita finale del suono.

 

Quindi anche più esigenti ..

Andrea e Carlo: sicuramente più consapevoli delle nostre potenzialità. Abbiamo perso più tempo perché sapevamo quali risultati volevamo ottenere e quindi anche da parte nostre c’è stata grande attenzione. Ci abbiamo impiegato il triplo del tempo però siamo pienamente soddisfatti.

 

 

Insomma duro lavoro! E’ stato difficile trovare qualcuno a cui affidare il vostro prodotto?

Francesco: Conta che i primi due album sono stati da noi interamente autoprodotti quindi di tempo ne è passato prima che qualcuno si facesse avanti. Poi Andrea della Despise The Sun Records, che già conoscevamo,  ha voluto ascoltare il disco che gli è subito piaciuto ed ha deciso di produrci

Pinuccio: Fino ad ora avevamo ricevuto dalle etichette risposte negative vista la scelta di fare più di un genere. Andrea si è fidato e ci sta dando una grande mano sia nella programmazione di date, recensioni, interviste etc.

 

 

Invece le prime recensioni sull’album come vi hanno lasciato?

 Andrea: Ottime, davvero ottime, sia dall’Italia che all’estero

Pinuccio: le recensioni sono state sempre positive fin dal primo album dove si sollecitava a farci produrre. Chi scrive è stato sempre dalla nostra parte mentre chi produce non ha avuto mai il coraggio per produrci. E’ troppo facile produrre solo quello che va di moda!

 

 

 

C’è un episodio divertente attinente con la lavorazione o l’uscita del vostro album?

Carlo: Bhe, di sicuro ne sono successe delle belle al release party dell’album lo scorso marzo. Ci era venuto a vedere un nostro amico, il Diavolo, con 2 bocce di whiskey e una collana hawaiana. Ha iniziato a bere e ad un certo punto se n’è andato con il rullante della batteria del gruppo che ci apriva. Io chiamo questo amico e tra mille deliri riesco a trovarlo e non lo trovo disteso per terra con una pistola di plastica e il rullante sotto il braccio?! Poi per il resto c’è stato il disagio totale. Dovevamo suonare il cd poi abbiamo suonato un’ora e quarantacinque minuti (ride)