MY DYING BRIDE
a cura di: The Sentinel
2012-10-07

 

Come descriveresti “A Map of all our Failures” se dovessi paragonarlo con i precedenti lavori dei MDB, in particolare “For Lies I sire”?

 

Questo album rappresenta la naturale evoluzione del disco precedente, ci sono elementi simili. Tuttavia il songwriting e il processo di registrazione sono migliorati: abbiamo utilizzato uno stile nuovo nella scrittura, pur mantenendo le vecchie modalità. “A Map of all our Failures” rappresenta un ritorno alle origini: le nostre radici sono parte integrante del nostro passato. Volevamo scrivere musica oscura ed interessante per far risaltare la bellezza “mistica” di ciò che componiamo. Penso che siamo riusciti a raggiungere questi risultati con il nuovo album: è tutto materiale nuovo e, non appena lo si ascolta, il sound dei MDB risulta immediatamente riconoscibile.

 

 

Infatti le campane di “Kneel ‘till Doomsday” mi hanno ricordato “Turn Loose the Swans”……quindi un vero ritorno al vostro passato

Ci auguriamo che “Kneel ‘till Doomsday” possa rispondere alle aspettative dei nostri fan: è caratterizzata da molti cambi di tempo, oltre che dagli inserti di violino e tastiera. Questo brano rispecchia lo stile tipico dei MDB, quindi rappresenta molto bene l’album nel suo complesso. Altri brani sono molto lenti: se ne avessimo scelto uno così da far ascoltare in anteprima qualcuno avrebbe potuto pensare che l’intero album sia lento, ma non è così.

 

 

Cosa mi dici riguardo alla scelta del titolo?

Onestamente, avremmo potuto scegliere molti titoli diversi da questo: abbiamo composto molta musica e scritto molti testi tra cui poter scegliere. Avevo alcune idee e ne ho discusso con il resto della band: tutti dicevano: “questo è figo…..ma anche quest’altro…..”. Alla fine abbiamo scelto “A Map of all our Failures” perché suona come un tipico titolo dei MDB e rappresenta molto bene i contenuti dell’album.

 

 

L’aggettivo “our” (nostro) è un riferimento all’umanità intera, specialmente considerando il periodo di crisi che stiamo attraversando?

Quello che preferisci: può essere riferito a qualsiasi fallimento ognuno abbia avuto nella sua vita. E’ un modo poetico per dire “ho avuto una vita di m……”, quindi può essere interpretato liberamente.  

 

 

Lena, questo è il tuo secondo album in studio con I MDB: come ti senti con loro?

E’ stato più semplice lavorare a questo secondo album, perché ho fatto più pratica e mi sento più a mio agio. Ero già una fan dei MDB e all’inizio mi sentivo un po’ in soggezione, dato che si trattava di una band ormai consolidata.

 

 

In “For Lies I sire” è ritornato il violino, presente anche su “A Map of all our Failures”. Dopo l’abbandono di Martin siete rimasti per molti anni senza un violinista: quando hai capito che era il momento giusto per riportare questo strumento nella musica dei MDB?

Onestamente, non abbiamo cercato nessun sostituto quando Martin se ne andò. Naturalmente mancava qualcosa, di conseguenza chitarra e voce dovevano colmare questa lacuna cercando di trasmettere ancora più emozioni. Ai tempi era abbastanza insolito per una rock band avere un violino, ma ora non è più così. Più che il sostituto violinista ci serviva un tastierista e abbiamo trovato Sarah. Quando è rimasta incinta e ha lasciato la band, l’abbiamo sostituita con Katie e così è venuto fuori che sapeva suonare anche il violino. Ma non abbiamo mai detto a nessuno “Ehi, guardate che il violino è tornato!”: si trattava solo di uno strumento per aggiungere un po’ di atmosfera, che comunque si era mantenuta meravigliosamente nonostante la sua assenza (negli album precedenti, n.d.r.)

 

 

Come hai affrontato l’abbandono di altri membri che oltre a Martin hanno lasciato la band nel corso degli anni?

Abbiamo mantenuto la stessa lineup per diversi anni, ma pensavo che la band non sarebbe stata più la stessa se qualcuno l’avesse abbandonata. Poi hanno cominciato ad andarsene per diverse ragioni: Rick era molto malato, non poteva più andare in tour, ha dovuto lasciare perché non avrebbe potuto fare diversamente. Sarah se ne è andata perché incinta e quindi è arrivata Katie come tastierista e violinista. Abbiamo dovuto sostituirla nel giro di 24 ore: l’abbandono di qualche componente della band non è mai positivo, perché deve essere sostituito velocemente. Ricordatelo! (ride, guardando Lena)

 

 

Il vostro rapporto con la casa discografica Peaceville è paragonabile ad un “matrimonio”. Cosa faresti se una major dovesse offrire un contratto discografico ai MDB?

Abbiamo ricevuto offerte da molte altre etichette ma le abbiamo rifiutate: quando firmi un contratto discografico, di solito lo fai per tre o quattro album. Alla fine di ogni contratto Peaceville ci dice: “sappiamo che avete ricevuto proposte da altre etichette, quindi cosa volete fare?”. Alcune di queste label ci hanno offerto un sacco di soldi, ma il problema è che con loro perderemmo la nostra libertà artistica. Con Peaceville possiamo fare ciò che vogliamo, non abbiamo restrizioni. Anche quando ci arrivano proposte da altre etichette alla fine firmiamo sempre, ancora una volta, con Peaceville. Se dovessimo accettare l’ingaggio di una major ci chiederebbero una di quelle hit da tre minuti per la radio, oltre a video e una gran quantità di concerti ogni anno. Per noi l’importante è comporre musica per passione, non per denaro.

 

 

Quindi questo è il motivo per cui avete dei lavori fissi con cui guadagnarvi da vivere…..ma sono rimasta stupita quando l’ho scoperto!

Oh sì, i MDB sono soltanto un hobby, qualcosa di cui ci occupiamo nel tempo libero.

 

 

Quindi potremmo dire che la tua attività come artista e fotografo vada considerata come un secondo hobby…

Si, non potrebbe mai essere il mio lavoro perché il mio reddito dipenderebbe da quello. E quando i tuoi guadagni iniziano a diminuire, allora sei costretto a creare qualcosa: io non voglio essere obbligato a creare per soldi, ma per il puro gusto di farlo, quindi come hobby. Vale lo stesso per la musica dei MDB: “For Lies I sire” è uscito tre anni fa e abbiamo iniziato a lavorare al nuovo album solo quando ci siamo sentiti pronti per farlo. Non per soldi.

 

 

Aaron, so che tu non ami molto stare sul palco: è cambiato qualcosa nel corso degli anni oppure no?

Solitamente non programmiamo molti concerti all’anno, in media dieci. Dieci concerti non sono nulla per una rock band, quindi possiamo concentrarci su ogni singolo show per renderlo davvero speciale: ciò è impossibile con tour che durano mesi e mesi. Quando sono sul palco mi sento esausto, perché ogni canzone ha bisogno di un’atmosfera particolare. Prima di salire sono terrorizzato e pieno d’ansia: è un altro mondo quando si è sul palco, non riesco a rendermi conto di quello che succede. Quando il concerto finisce tiro un sospiro di sollievo: a un cantante dovrebbe piacere stare sul palco, ma io non sono così.

 

 

Siete pronti per il tour europeo di dicembre? Tra l’altro, suonerete anche qui a Milano….

Lena: siamo orgogliosi di poter suonare all’Eindhoven Metal Meeting in Olanda e al Damnation Festival di Leeds. Eseguiremo anche alcuni brani che non abbiamo mai fatto ai festival prima d’ora; la setlist alternerà pezzi vecchi e nuovi.

Aaron: quest’estate abbiamo suonato anche al Graspop e non era la prima volta. Di solito siamo nel tendone perché abbiamo bisogno di controllare l’atmosfera: come sai, la nostra musica è molto emozionale. Il nostro tecnico delle luci è fantastico e le “mani magiche” di Mags (lo storico produttore dei My Dying Bride, n.d.r.) riescono a creare un suono grandioso. A Graspop ci saremmo potuti sul palco principale, ma abbiamo rifiutato perché avremmo perso il controllo dell’atmosfera; poi le persone sono troppe e lo spazio molto grande: vogliamo che i fan siano concentrati sull’aspetto emozionale dei nostri concerti, l’ambiente ideale dovrebbe essere buio per poterlo esaltare al meglio; la luce del giorno non crea l’atmosfera giusta per le nostre canzoni.

 

 

Quali sono i tuoi ricordi più belli dei tour con i Maiden e Dio?

E’ stata un’esperienza sorprendente, incredibile: gli Iron Maiden avrebbero potuto scegliere tante altre band, quindi perché il death-doom underground dei MDB? Ma piacevamo a Steve Harris, così ha chiamato la nostra casa discografica e siamo andati in tour con loro. Siamo partiti dal nord dell’Inghilterra ed è stato un viaggio molto lungo. Eravamo nervosi, ma Steve venne da noi e ci disse: rilassatevi! Anche lo staff è stato fantastico…..per non parlare del fatto di essere sul palco con loro, i Maiden, ed esibirci di fronte ai loro fan! Anche il tour in America con Dio è stato fantastico. Era una persona meravigliosa, la sua mancanza si sente molto e continuerà a sentirsi.

 

 

Siete originari dello Yorkshire: quanto influisce l’ambiente naturale del vostro Paese sulle vostre composizioni?

Siamo certamente influenzati da ciò che ci circonda, penso che viviamo in un magnifico angolo di mondo….foreste, laghi e fiumi: ecco dove vado quando ho bisogno di ispirazione. E’ tutto nelle vicinanze di casa mia e l’ambiente è bellissimo quando piove: mi sento ispirato nei giorni di pioggia, le idee iniziano a generarsi nella mia testa e quando ritorno alla “civiltà” mi mancano il silenzio e la quiete della natura.  

 

 

Infatti l’atmosfera gotica e tragica dei vostri album mi ricorda i romanzi delle sorelle Brontë, anche loro originarie dello Yorkshire. Avete mai pensato ad un concept album, magari tratto da un classico della letteratura inglese?

Adoro i concept album, ma onestamente si tratta di un argomento di cui non è mai capitato di parlare. Abbiamo materiale sufficiente per un concept, ma non necessariamente basato sul luogo in cui viviamo: non vogliamo enfatizzare troppo l’aspetto folkloristico, abbiamo già fatto una sorta di attività “pro-loco” con la nostra versione di “Scarborough Fair” (canzone popolare inglese, n.d.r.).

 

 

Tornando al nuovo album, suppongo che “Hail Odysseus” contenga un esplicito riferimento letterario, non è vero?

Si, il brano fornisce la nostra interpretazione, tragica e romantica allo stesso tempo, di questo immortale poema epico: la letteratura, ma anche la Bibbia, è sempre stata una delle nostre fonti di ispirazione. Non c’è nulla che non possa essere “stravolto” per essere reinterpretato ed è esattamente ciò che abbiamo fatto con l’Odissea. In realtà non ho mai letto il poema per intero, ma solo alcune parti per trarne ispirazione. Credo che ognuno possa leggerla ed interpretarla secondo il proprio punto di vista.

 

 

Hai disegnato tu l’artwork?

Aaron: no, abbiamo affidato l’incarico allo stesso ragazzo che ha ideato la cover di “For Lies I sire”: ha uno stile piuttosto unico, molto emozionale. Come puoi notare, il logo va e viene dalle copertine che si sono succedute negli anni: a volte è più grande, a volte più piccolo….questa volta abbiamo usato un font diverso.

Lena: il booklet è molto curato, soprattutto la parte dedicata ad “Hail Odysseus”. E’ come se ogni sua pagina raccontasse una storia diversa.

 

 

Questa è la ragione per cui vale ancora la pena di comprare i cd invece di scaricarli, ma immagino che abbiate subito anche voi i danni del download illegale…

Si, il download illegale è diventato un grave problema in tutto il mondo. E non solo per i grandi nomi.

 

 

Stiamo finendo il tempo, ma avrei un’ultima domanda un pò stupida. Conosco già la storia del vostro titolo in italiano “Le figlie della tempesta”….cosa mi dici di “Santuario di sangue”?

E’ bello avere titoli delle canzoni in lingue diverse, perché sappiamo che i nostri fan sono legati alle rispettive lingue. Abbiamo anche titoli in francese e tedesco. Nel caso di “Santuario di sangue” l’abbiamo scelto perché la nostra tour manager è italiana…….era per farla “felice”.

 

Grazie mille per questa intervista, ci vediamo a dicembre!

(il gruppo sarà in Italia per due date l’11 e il 12 dicembre, rispettivamente a Firenze e Milano)

 

 

 

 

 

[ENG]

 

How would you describe “A Map of all our Failures” in comparison to your previous releases, especially “For Lies I sire”?

A Map of all our Failures” is the natural evolution of the previous record, there are similar elements. However, songwriting has become better and the recording process has improved: we’ve used a new style of writing, but done in a old way. “A Map of all our Failures” it’s a return to our origins, since our roots are embedded in our past. We wanted to write dark and interesting music to enhance the mystic beauty in our compositions. I think we’ve achieved that in the new album: it’s all new material and when you hear it, you definitely know it’s MDB.

 

 

In fact the church bells in “Kneel ‘till Doomsday” remind me of “Turn Loose the Swans”…….so, a real return to your earliest years

We hope that “Kneel ‘till Doomsday” will meet the expectancy of our fans: it features many tempo changes, violin and keyboards…..this track mirrors MDB’s typical style, so it represents the album very well. Some other songs are very slow: if we had chosen a slow song as a sample, you may have assumed the whole album is slow….but it’s not true.

 

What about the choice of the title?

To be honest, we could have chosen many different titles. We’ve been quite prolific in writing a lot of music and a lot of lyrics to choose among. I had a few ideas and mentioned them to the band: everyone said: “that’s cool……but also this one is cool…..”. Then we chose “A Map of all our Failures”: it sounds like a typical MDB title, it represents the content of the album very well.

 

Does the adjective “our” refer to all mankind, especially in a period of crisis like the one we’re living in?

Anything you like, it’s referred to any failures you’ve ever had in your life. It’s a poetic way to say: “I’ve had a shit life”, so everyone can give it a free interpretation.

 

 

Lena, this is your second studio album with MDB. How do you feel into their fold?

Working on this second album has been much easier, because I have more practice now and I feel more at ease. I was already a fan of the band and I felt a bit pressure at the beginning, because MDB were a well-established group.

 

 

“For Lies I sire” featured the return of the violin, still present on your forthcoming album. After Martin had left the band you haven’t had a violin player for many years: how did you feel it was the due time to bring this instrument back to your music?

To be honest, we didn’t look for replacement when Martin left. Of course there was a gap, so the guitar and vocals needed to be more emotional. It was quite unique to have a violin in a rock band in that period, but nowadays it’s not the same. Most importantly, we needed someone on keyboards and we found Sarah. When she got pregnant and left, we had Katie on keyboards: it turned out that she could also play the violin. But we’ve never said: “oh, the violin is back”, it was only an instrument to add atmosphere, which turned out to be beautiful anyway in spite of the violin absence.  

 

How did you handle the situation when other former members, apart from Martin, left the band?

We’ve had the same line up for some years, but I thought the band would have never been the same if one of them had left. Then they started to leave for various reasons. Rick was very ill, he couldn’t go on tour anymore: he had to go, really. Sarah left because she was pregnant; Katie came in to play violin and keyboards. We had to replace her in 24 hours, so it’s not a big deal when somebody leaves, because he/she has to be replaced quickly. Remember that! (looking at Lena, he laughs).

 

 

Your relationship with Peaceville Records is like a “marriage”. What would you do if you were offered a record contract by a major?

We’ve had offers from many other labels, but we refused them. When you sign a record contract, it’s usually for three or four albums. At the end of each contract Peaceville says: “we know you’ve been approached by other labels, so what you want to do?”. Some of these labels offered us tons of money, but the problem is that they make you lose your artistic freedom. On Peaceville Records we can do anything we want, there are no restrictions on MDB. When a new deal from another label comes up, we sign once again with Peaceville: if we signed for a major, they would ask us for a three-minute song for the radio, videos and lots of concerts every year. The most important thing for us is playing music for music’s sake, not for money.

 

 

This is the reason why you have regular jobs to earn a living……I was very surprised about!

Oh yes, MDB it’s only a hobby, something we do in our spare time.

 

 

So we can say that your activity as artist and photographer is like a second hobby for you, isn’t it?

Yes, it could never be my job because my income would depend on it. And if your income starts to get lower, you have to create something. I don’t want to be forced to create something, I want it to be just a hobby. I don’t want to create things for money, but for the sake of that creation. This is the same as far as MDB’s music is concerned: “For Lies I sire” came out three years ago; when we felt ready to create something, we did that, but not for money.

 

 

Aaron, I know you don’t like very much being on stage: has your attitude slightly changed over the years or not?

We don’t usually plan many concerts per year, in average ten shows. For a rock band ten shows is nothing, which means we can focus on each single show to make it very special: that’s impossible with tours lasting months. When I’m on stage I’m exhausted, because every song needs a particular atmosphere. Before going on stage I’m frightened, full of anxiety: that’s a completely different world when you are there, I don’t know what the hell is going on. At the end of it it’s just complete relief: you should enjoy being on stage, but I don’t.

 

 

Are you ready for the European tour in December? By the way, you will also be performing here in Milan….

Lena: we’re proud to play at Eindhoven Metal Meeting in Holland and Damnation Festival in Leeds. We are going to perform some songs we have never played at festivals before: the setlist is going to be a mixture of old and new songs.

Aaron: we also played at Graspop this summer and it wasn’t the first time: we usually play in the marquee, because we need to control the atmosphere, you know, our music is very emotional. We have a great lighting guy and Mags “magic hands” makes everything sound great. We could have performed on the main stage at Graspop, but we refused: you have no control of the atmosphere, there are too many people and a very big space. We want our fans to be concentrated on emotions during our concerts: the environment should be dark to enhance it, daylight doesn’t create the right atmosphere for our songs.

 

 

What are your best memories about the past tours with Maiden and Dio?

It was an amazing, unbelievable experience: Iron Maiden could have chosen lots of other bands, so why the underground death-doom MDB? But Steve Harris liked us, so he called our label and we went on tour with them. We started from the North of England and it was a very long way, we were nervous. But Steve came to us and just told: relax. Also the crew was lovely, not to mention the fact of being on stage with Iron Maiden and play in front of their fans! Also the tour with Dio in America was fantastic: he was a wonderful person, he is and still will be missed a lot.

 

 

You come from Yorkshire: to what extent do the landscapes of your home country influence your compositions?

We are certainly influenced by our surroundings: I think we live in a beautiful corner of the world…..forest, lakes and rivers, that’s where I go when I need inspiration. That’s all in the surroundings of my house. It’s a great ambient when it rains, I feel inspired on rainy days: ideas start to generate in my head and when I get back to “civilization” I miss the silence and stillness of the nature.

 

 

In fact the gothic and tragic atmosphere of your albums reminds me of the novels by the Brontë’s sisters, who also came from Yorkshire. Have you ever thought about a concept album, maybe adapted from a classic novel of English literature?

I love concept albums, but honestly this topic has never come up in conversation. We have enough material for a concept album, but not necessarily based on where we live: we don’t want to emphasize too much our folklore root, but we’ve already tried some kind of “pro-loco activity” with our version of “Scarborough Fair”.

 

 

Going back to the new album, I suppose “Hail Odysseus” contains an explicit literary reference, doesn’t it?

Yes: this track gives our interpretation, tragic and romantic at the same time, of the immortal epic poem. Literature, but even the Bible, has always been one of our sources of inspiration. There’s nothing that cannot be twisted around to be reinterpreted and that’s exactly what we’ve done with the Odyssey. I’ve never actually read the entire poem, but just some parts to be inspired. I think anyone might read and interpret the Odyssey according to his/her personal point of view. 

 

Did you design the artwork?

Aaron: No, we charged the same guy of “For Lies I sire”: he has a quite unique style, very emotional. As you can notice, the logo comes and goes: sometimes it is bigger, sometimes smaller. This time we used a different font.

Lena: the booklet is very accurate, especially the part devoted to “Hail Odysseus”. I would say each page of it tells a different story.

 

This is the reason why CDs are still worth being bought. But I suppose you’ve been suffering from illegal downloading…..

Yes, illegal downloading has become a big problem all over the world and not only for big bands.

 

Our time is running out, but let me ask you one last, stupid question. I already know the story of your Italian title “Le figlie della tempesta”…….what about “Santuario di sangue”?

Oh, it’s nice to have titles in different foreign languages, because we know our fans are related to their languages. We also have titles in French and German. In the case of “Santuario di Sangue” the choice was due to the fact that we have an Italian tour manager……it was to make her “happy”.

 

Thank you very much for this interview, see you in December!

Thank you. See you, then.