Disasterhate
a cura di: Vale
2014-07-14

Torniamo un attimo alle origini: da dove avete tirato fuori il nome Disasterhate? Suona molto apocalittico...
Reitia: Innanzitutto ciao e grazie per la bella recensione pubblicata. Per quanto riguarda il nome, in effetti quando lo abbiamo scelto (ormai 9 anni fa), avevamo già steso alcuni testi per il primo EP “Sacrifice to eclipse”; quindi ci siamo lasciati guidare dall’ispirazione apocalittica di quel periodo. Allo stesso tempo, cercavamo un nome composto da una sola parola, non troppo banale né complicato, ma certamente d’effetto.

 


Come si è formata la band? Provenite tutti dallo stesso background musicale o è stato più complesso giungere ad un compromesso musicalmente?
Reitia: La band ha una storia lunga, fatta di passate collaborazioni in altri progetti. Alla base c’è però una conoscenza quasi ventennale tra di noi, quindi non è stato mai difficile intravedere il disegno finito di un pezzo appena abbozzato o trovare una linea comune per l’album. Io, Klaudia e Rise siamo presenti sin dalla prima formazione del 2005 e già da qualche anno suonavamo insieme in un altro progetto. Abbiamo cambiato il batterista alla fine delle registrazioni dell’EP e così Giando è entrato nella band nel 2007; con lui abbiamo dato vita a questo primo full lenght. Per motivi personali ha lasciato la band alla fine delle registrazioni e nel 2011 è entrato Danilo; con lui si è subito instaurata una bella sinergia e quindi ci siamo dedicati soprattutto all’attività live. I tempi intanto si sono dilatati, perché purtroppo “si deve pur mangiare”; molti di noi si sono spostati in altre città d’Italia, ma la passione e la determinazione non mancano per continuare a portare avanti un progetto in cui crediamo molto.

 


Come definireste il vostro sound? Chi e/o cosa vi ispira principalmente quando fate musica?
Reitia: Abbiamo un background musicale abbastanza vasto, ma anche simile, che spazia dal rock anni ’70, al dark, al metal estremo. Questa eterogeneità è stata sempre un arricchimento e un punto di partenza comune, ma poi ognuno ha trovato un proprio stile nel songwriting, che contribuisce alla formazione di un sound che crediamo si contraddistingua. Nessun compromesso, avevamo ben chiaro cosa fare: un thrash death d’impatto, violento, ma che non rifuggisse da momenti di più ampio respiro, atmosfere cupe o malinconiche.

 


E il song writing vi viene rapido e naturale oppure è un processo che richiede il suo tempo? Chi si occupa dei testi?
Reitia: Tutti portiamo in sala delle idee, dei riff più o meno strutturati; a volte il pezzo è già tutto lì e viene fuori in modo immediato, altre volte ci perdiamo in passaggi tortuosi che richiedono più tempo e lavoro. I testi di solito sono scritti da una sola persona, da quella che ha un’idea più chiara del pezzo o che ha fornito lo spunto iniziale da cui partire.

 


Invece nell'artwork quanto c'è di vostro? Chi dobbiamo creditare per queste bellissimi lavori?
Rise: L'abisso della mente che paradossalmente ci accomuna tutti, è la solitudine. Dispersi in essa, un deserto di pensieri frammentati e confusi. Da qui nasce l'idea della copertina, ove l'entità senza volto che veste la trasparenza dei sentimenti, dimora statica e si confonde nei sogni annebbiati. Quando la mente sprofonda in nuovi abissi, la sensazione di freddezza verso ciò che c'è attorno, è contraddistinta da cromature glaciali e ricche di contrasti. L'artwork di Mirroring the abyss è il risultato di notti insonni e di abissi che, mossi dalla passione e dalla determinazione, mi hanno portato a produrre un lavoro significativo e degno del progetto musicale a cui sono profondamente legata

 


Quanto sono cresciuti i Disasterhate da "Sacrifice To Eclipse" a "Mirroring The Abyss"? In sette anni possono cambiare molte cose. Avete notato differenze lampanti da allora? Siete una band full-time adesso?
Reitia: Di cose ne sono cambiate… e tante! Più che altro nella nostra vita privata, che inevitabilmente coinvolge e spesso travolge quella musicale. Il contrasto arte-vita caratterizza forse tutti gli artisti che non lo sono diciamo per “mestiere” e che quindi rimangono dei dilettanti, nel senso più etimologico della parola; suonano cioè per puro diletto, per una insanabile necessità di espressione. In questo senso il connubio arte-vita diventa un espediente per trovare l’ispirazione necessaria alla composizione. La vita quotidiana spesso è lontana dalla musica, eppure spesso è proprio da lì che proviene la maggior parte delle cose che abbiamo da dire o meglio... da gridare.
 

 

Parlando del nuovo album: come sta andando a vostro parere? Ha contribuito in qualche modo ad allargare la vostra fanbase?
Reitia: In realtà non abbiamo ancora iniziato la vera fase di promozione. Stiamo valutando alcune proposte e speriamo che il nome Disasterhate circoli in una scena un po’ più ampia, magari europea!

 


Scegliere l'autoproduzione è stato un punto di partenza o un punto d'arrivo? Considerate di andare in cerca di majors e di esporvi comunque al mercato europeo e internazionale con il prossimo album?
Klaudia: Il mercato musicale, sappiamo bene, si trova in fase di stallo e l'autoproduzione è più una vera condicio sine qua non, perché è facile affidare il proprio album nelle mani sbagliate. Stiamo quindi valutando diverse opportunità e proposte.

 


Avete collaborato con musicisti di altre band in "Mirroring The Abyss"? Vi sono arrivati consigli dall'alto, dal basso...?
Klaudia: Sì, anche per "Mirroring the Abyss", come in "Sacrifice To Eclipse", ci siamo avvalsi di diversi collaboratori, musicisti che godono di ottima stima nella scena metal siciliana. Per citarne alcuni Luca Correnti (ex Mystura, EpisThemE), Tsade (Guru of Darkness), Federico De Luca (Lost Ape Of Killa), Vittorio Blanco (ex Schizo, Guru Of Darkness). E' stato casuale, perché alcuni di loro sono nostri amici e ci siamo divertiti molto a lavorare insieme. E' comunque vero che si impara tanto da chi ha più esperienza e fino adesso abbiamo sempre fatto tesoro dei consigli di alcuni di questi, per questo siamo molto riconoscenti.
 

 

Impossibile poi non soffermarsi sulla presenza di ben tre membri donne della band: vi sentite un po' esclusivi per questo? Personalmente trovo che anche le vocals femminili un po' ossesse e demoniache vicino allo scream maschile siano di grande effetto; può diventare una delle vostre caratteristiche nel tempo?
Reitia: Demoniache, arrabbiate, disperate, agguerrite… non so cosa ci si aspetti da una donna che canta in screaming. Che cerchi di avvicinarsi più possibile alle timbriche maschili? Che trovi una propria dimensione nel “graffio”? Non saprei e non ci sentiamo affatto esclusive per questo, anzi direi che ormai la presenza di cantanti ‘estreme’ sia abbastanza inflazionata nella scena metal moderna. Piuttosto crediamo sia una nota caratteristica dei Disasterhate il fatto che ci siano due donne ai microfoni: due lead vocals che cantano entrambe in screaming e in clean, ma ognuna con un proprio timbro, pronuncia e interpretazione. Insomma se le altre band hanno una sola voce demoniaca, noi – che non ci facciamo mancare nulla - ne abbiamo ben due! La diversità timbrica tra la mia voce e quella di Klaudia emerge di sicuro più in sede live che non nel cd, ma non è di certo un’esclusiva, quanto piuttosto un’ulteriore possibilità espressiva.

 


Quali canzoni vi piacciono di più nella tracklist di questo ultimo disco e perchè? So che è come chiedere ad un genitore qual'è il suo figlio preferito, ma in linea di massima tutti preferiscono un paio di canzoni all'interno di un album, di una list o in live...
Reitia: Infatti non è facile e ognuno avrebbe una risposta diversa. Per quanto mi riguarda, i pezzi che preferisco sono In a rarefied morning sun e The abyss, perché live mi catturano completamente, sono un vero muro di suono, hanno una struttura articolata che alterna a momenti rabbiosi e serrati altri più intensi e cadenzati.

 


A proposito di live: siete in tour? Avete già pianificato qualche data all'estero?
Reitia: Al momento no, ma ci stiamo organizzando per una adeguata promozione.

 


Preferite suonare al chiuso o all'aperto? Quale ambiente vi fa sentire più a vostro agio on stage, mettendola in termini di pro e contro?
Reitia: Sicuramente a livello di acustica c’è qualche differenza, ma quando si tratta di suonare siamo sempre in prima linea, senza porci tanti problemi sul luogo.

 

Per spaccare ci vuole più talento o più tecnica? In che misura i Disasterhate hanno la musica nel DNA e in che misura sono tecnici? C'è qualche autodidatta tra di voi?
Reitia: Altra domanda di cui non abbiamo la formula magica segreta (altrimenti avremmo già spaccato eheh!). Forse un connubio di entrambi, a cui aggiungerei tanta ispirazione, determinazione e ostinazione.

 


Chiudiamo con un'ultima curiosità, poi vi lascio andare. Come hanno reagito le vostre famiglie quando avete intrapreso la strada della musica metal? Come giudicano i Disasterhate? Vi hanno mai visti suonare dal vivo? A volte avere dei fan in casa aiuta molto anche dal punto di vista morale, no? Purtroppo talvolta non è così, specie quando si ha a che fare con la musica estrema...
Reitia: Se per famiglia intendi quelle di origine, pur avendo tutti dei genitori “ex figli dei fiori” che non ci hanno mai fatto mancare il loro supporto, certo è un po’ difficile chiedere loro di comprendere fino in fondo un genere così estremo. Diciamo che non abbiamo mai cercato l’approvazione di qualcuno di loro; sin dall’adolescenza abbiamo suonato quello che ci permetteva di esprimere meglio le nostre emozioni, senza cercare troppi consensi nell’ambito familiare.

 

 

Un grazie speciale ai Disasterhate per questa intervista e vi auguriamo buon proseguimento per tutto. Aspettiamo vostre news sempre qui su AloneMusic. Stay Metal!
Grazie a te e a tutto lo staff per lo spazio che ci avete dedicato!
 

 

Potete leggere la recensione di "Mirroring The Abyss" qui: http://www.alonemusic.it/section.php?article=2896&section=recensioni