Sonisphere
Rock in Roma 2014
a cura di: Black Butterfly
2014-07-05


Quando si è adolescenti spesso si sogna ad occhi aperti, ci si rifugia in un modo tutto proprio, ci si immagina, ascoltando l'album dei propri beniamini, di ritrovarsi sotto il palco ad urlare a squarciagola ed agitarsi come se non ci fosse un domani. Quel sogno, il mio sogno, il sogno di ognuno di quei 35.000 spettatori si è concretizzato.

 

 

 

 

Sonisphere : Metallica by Request - Alice in Chains – Volbeat – Kvelertak.

Roma, 1 Luglio 2014.

 

 

 

 

Ed eccomi nuovamente nella città eterna, dopo un anno di assenza la mancanza cominciava a farsi sentire, allora perchè non colmarla con un live con i controfiocchi in buona compagnia? Già dall'acquisto del biglietto cominciava a farsi sentire l'euforia, come fossi una bambina a cui si dona il regalo più desiderato. Molti i pareri contrastanti che tentavano in tutti i modi di deviare questa scelta, dal prezzo esorbitante per una band di "attempati venduti", alla scaletta che non presentava grossi nomi, ma bensì "una cover band della band vera" ecc ecc...credo in vita mia di non aver mai sentito così tante, e concedetemi il termine, cazzate a riguardo. Ognuna di quelle 35.000 persone era lì per vivere appieno quel momento, fottendosene del prezzo o del fatto che gli Alice in Chains non sono più degni di tale nome dopo la morte di Laney. Ma bando alle ciance. La verità è che arrivati all'Ippodromo le Capannelle e dopo aver visto la marea di gente accorsa per quello che è stato lo spettacolo più emozionante della mia vita, tutte queste mere sciocchezze hanno lasciato il posto allo stupore e alla frenetica voglia di perder la voce e di esaltarsi come non mai. Purtroppo, causa il consono traffico romano, si arriva con ritardo rispetto all'orario di apertura, così son costretta a perdermi i Kvelertak e gran parte del live dei Volbeat. Ma lo sconforto non si fa sentire sapendo cosa ci spettava da qualche minuto a quella parte.

 

 

 

Salgono sul palco gli Alice in Chains, trascinati dal carismatico frontman William DuVall, i grungers di Jerry Cantrell ci concedono il lusso di ascoltare i pezzi storici della band, da "Dam That River", a "Nutshell" dedicata a Laney stesso, passando per "Down in a Hole, Would?" ed infine "Rooster". Si cede al confronto, Laney e la sua attitudine, William a dover sostituire il simbolo portante dei quattro di Seattle, ma la vita va avanti e, dico davvero, l'assenza è stata colmata degnamente, la voce, la presenza scenica, la padronanza del palco, hanno dimostrato di esser veri e puri come anni e anni fa, regalandoci uno spettacolo esaltante ed emozionante.

 

 

 

 

Dopo una lunga pausa per il cambio e l'allestimento del palco, ecco salire l'ansia d'attesa, quando comincerà, quanto durerà, e cosa resterà dopo? I Metallica, si, i Metallica suoneranno davanti ai nostri occhi tra pochi minuti. Parte il video introduttivo al "by request", la novità, la scelta della setlist da parte del pubblico stesso, situazione che ha i suoi pro e i suoi contro per la band, ma che ci ha permesso di ascoltare le loro pietre miliari a piene orecchie...Silenzio...il tutto ha inizio, Ennio Morricone e la sua "The Ecstasy of Gold" ci introducono ai Four Horseman...che il massacro abbia inizio.

 

 

 

Leggete e godetene :

Battery,
Master of Puppets,
Welcome Home (Sanitarium),
Ride the Lightning,
The Unforgiven,
Lords of Summer,
...And Justice for All,
Sad but True,
Fade to Black,
Orion,

One,
For Whom the Bell Tolls,
Blackened,
Nothing Else Matters,
Enter Sandman,
[...]
Creeping Death,
Fuel,
Seek & Destroy. 

 

 

Non sono un fonico, sono una semplice ascoltatrice e musicista a tempo perso, e come tale esprimo il mio parere senza peli sulla lingua. Sappiamo tutti che l'età avanza e che il passato spesso va a intaccare ciò che ci si aspetta, posso dirvi a gran voce che sono rimasta letteralmente entusiasmata. La carica che son riusciti a trasferire in ognuno di quei matti scatenati che, come me, hanno urlato dall'inizio alla fine, la "pezza" che hanno scaraventato contro tutti abbattendo qualsiasi dubbio, un colpo al cuore. Un'emozione unica, tutto quello che si sognava a 13 anni si è manifestato meravigliosamente. Hetfield in forma splendida, la sua risata a fine pezzo, la sua voce ancora suadente capace di portarti a piangere a dirotto toccandoti nel profondo, Lars visibilmente provato, ma con una voglia ancora forte di picchiare su quei tom come fosse la prima (ed anche di non smentire la sua caratteristica da playboy attempato, di sputare in bocca ai fans) e che se ne dica della pecca su "...And Justice For All", poco importa, l'adrenalina porta via tutto. Ed ascoltare "Orion" con quel giro di basso, chiudere gli occhi ed immaginare Cliff Burton lì, tra di loro, tra di noi. I pezzi si susseguono ed il tempo ahimè comincia a terminare, e la voglia di premere stop e riavvolgere che mi assale. Il sound perfetto, pulito, nudo e crudo, lo si può percepire soltanto trovandosi lì in mezzo, prendendo parte di quella bolgia che ha unito tutte le generazioni. Mi ritrovo forse per la prima volta senza parole, rileggere quella scaletta e sentirsela dentro. Si arriva alla fine purtroppo, James scimmiotta il pubblico chiedendo se avesse votato degnamente per la canzone finale, implorando di poter terminare con "Whiskey in The Jar", il pubblico non si è smentito e..."Gimme Fuel, Gimme Fire, Gimme That Which I Desire", ed ecco partire il pogo distruttivo. Il modo di approcciarsi, il modo di presentarsi, senza esaltazione personale, immergendosi tra i fans, divenendo uno di noi.

 

 

 

Nient'altro da aggiungere.