Calabrian Metal Inferno
a cura di: Luciferine
2015-01-17

Il 28 dicembre 2014 si è svolta la nona edizione del Calabrian Metal Inferno, festival ormai storico che costituisce l’appuntamento fisso per i metalheads calabri (e non solo) durante le festività invernali.

 

Da segnalare quest’anno il cambio di location da Catanzaro Lido a Marcellinara (sempre in provincia di Catanzaro). Lo Zoom Music Pub, il locale che ha ospitato l’evento, è stato un po’ più difficile da raggiungere rispetto a quello degli anni precedenti, ma la lunga e inquietante stradina poco illuminata che abbiamo dovuto attraversare per arrivare a destinazione (accompagnata da un diluvio di proporzioni bibliche) ci ha quasi dato l’impressione di un viaggio verso l’Inferno vero e proprio (piccola nota folcloristica: la zona quella sera è stata interessata anche da alcune scosse di terremoto). Tutto molto atmosferico!

 

All’interno il locale si è presentato veramente al di sopra degli (ahimè) risicati standard regionali, con un palco ampio, un impianto di grande livello, un notevole spazio per il pubblico, ma anche bar, posti a sedere, e una nutritissima area merchandise. Ottima impressione. Un vero peccato che questo fosse in assoluto il primo evento metal tenutosi lì dentro. Il nostro augurio ovviamente è che possano seguirne molti altri, in aggiunta alle future edizioni del fest.

 

Ma passiamo al bill di quest'anno: ad esibirsi come headliner sono stati gli Handful Of Hate, preceduti dai romani Shores Of Null e Dr. Gore e - last but not least – dai padroni di casa Memories of a Lost Soul. Fra gruppi emergenti e realtà ormai consolidate, tutte band di altissimo livello, che hanno fornito un’esecuzione di tutto rispetto, seppur a tratti penalizzata da una non perfetta equalizzazione dei suoni.

 

I Memories of a Lost Soul, gruppo melodic death metal di Reggio Calabria attivo dall’ormai lontano 1995, hanno aperto la serata con una performance che dimostra tutta l’esperienza maturata in quasi venti anni di carriera, nonostante le tante difficoltà e i cambi di line-up. Come abbiamo anticipato prima, i suoni non hanno probabilmente reso giustizia al combo reggino, cosa che però non ha impedito loro di avere (grazie anche a qualche correzione in corsa) una grande presa sul pubblico, che ha dimostrato di apprezzare tanto i brani dell’ultima release Empty Sphere Requiem, quanto i pezzi storici della band.

 

A seguire la brutalità chirurgica dei Dr. Gore, coadiuvata dalla personalità dissacrante del frontman Alessio Pacifici, che ha tenuto incollata la folla sotto il palco ininterrottamente dal primo all’ultimo pezzo. Incollata, ovviamente, per modo di dire, visto che il furioso coregrind del quartetto romano, ad alto tasso di bpm, grazie anche all’impeccabile esecuzione del drummer Massimo Romano, ha acceso il moshpit e ha sicuramente offerto lo spettacolo più selvaggio e martellante della serata.

 

Dopo il secondo cambio palco arriva il momento che personalmente attendevo con maggiore curiosità. Gli Shores of Null, gruppo  romano che ultimamente ha fatto molto parlare di sé in Italia e non solo, hanno proposto i brani del loro album d’esordio, Quiescence, che ha rapidamente scalato le classifiche nonchè destato l’interesse degli addetti ai lavori, attestandosi come una delle rivelazioni del 2014. Anche qui il suono, a nostro giudizio non all’altezza, non ha comunque inficiato lo spettacolo di grande atmosfera proposto dal quintetto romano. Un blackened doom di scuola svedese con grandi aperture melodiche, impreziosito dal lavoro congiunto di quattro voci, fra le quali ovviamente non poteva che spiccare quella del frontman Davide Straccione, davvero molto abile nel destreggiarsi fra clean vocals e growl senza perdere un colpo. Strutture ritmiche molto semplici ma di grande impatto, fra tappeti di doppia cassa e riffoni doom, hanno lasciato sicuramente un segno indelebile fra i presenti.

 

Anche gli headliner, i toscani Handful of Hate, salgono sul palco forti di una carriera ormai più che ventennale, proponendo i pezzi dell’album To Perdition, uscito lo scorso anno. Che dire, anche qua non si risparmiano i bpm, grazie al lavoro preciso e senza sbavature del drummer Diego Tasciotti, in arte Aeternus. Il black metal proposto dai quattro lucchesi è freddo e tagliente come la lama di rasoio, anche se forse un po’ troppo drum oriented per i miei gusti, più furioso che atmosferico per dirla tutta. Il pubblico ha comunque decisamente apprezzato.

 

In conclusione, un festival che anche quest’anno non ha deluso le aspettative, proponendo un bill variegato al punto giusto, fra gruppi vecchi e nuovi, e varie declinazioni di metal estremo. La nuova location, annunciata, peraltro, pochi giorni prima, si è rivelata una gradita sorpresa, e speriamo venga confermata per le edizioni future. Menzione finale, ovviamente, per gli organizzatori, in particolar modo Gianluca e Tato dei Glacial Fear, che ogni anno si sbattono per cercare di tirar su un evento degno di questo nome in mezzo a mille difficoltà.

 

Anche quest’anno la risposta da parte del pubblico ha dato loro ragione. E l’accoglienza riservata ai gruppi ha sicuramente lasciato il segno. Non resta quindi che darvi appuntamento alla prossima edizione. Stay metal!