Sabaton
Delain
a cura di: The Sentinel
2015-02-08

Si erano congedati il 19 settembre 2012 con un commosso “This is an evening we will remember” e la promessa di tornare presto in Italia. Abbiamo dovuto attendere oltre due anni e la pubblicazione di un nuovo album, Heroes, per rivederli nella medesima location che li aveva accolti con tanto calore. Le aspettative non sono state deluse anche se questa serata ha avuto qualche neo, primo fra tutti l’incomprensibile scelta di far esibire i Battle Beast per primi.

I finlandesi, che molti attendevano al varco dopo l’eccellente show a supporto dei Nightwish nell’aprile 2012, hanno avuto a disposizione solo una risicata mezz’ora per farci ascoltare alcuni dei brani migliori della loro neonata creatura Unholy Savior tra cui Far Far Away, Madness e la particolarissima Touch in the night. La corpulenta Noora è ineccepibile anche sulle note di IRON HAND, tratta dall’album d’esordio con l’allora cantante Nitte Valo. La chiusura è affidata ad Out of control, pezzo da novanta del loro secondo omonimo lavoro. Il ruggito della Bestia si è dunque sentito forte e chiaro anche questa volta, dimostrando che, nonostante la discografia ancora giovane, Anton Kabanen e soci hanno talento da vendere. La popolarità sempre maggiore che stanno guadagnando nel nostro Paese tiene accesa la speranza di vederli come headliner in un futuro non troppo lontano.

E’ invece toccato ai più “anziani” ma meno noti Delain aprire direttamente per i Sabaton. L’aperitivo è stato gradevole anche se non memorabile: la proposta musicale degli olandesi è intrisa fin dalle prime note dell’opener Mother Machine di rimandi alla scena gothic-symphonic della propria terra d’origine, in primis Epica e Within Temptation (non a caso, il gruppo è stato fondato da Martijn Westerholt). La fiammeggiante Charlotte si dimostra energica e coinvolgente, anche se cade a tratti nel pericoloso rischio di scimmiottare Sua Maestà Sharon Den Adel. Sempre dall’album We are the others viene eseguita Get the devil out of me, lasciando poi spazio ad un paio di tracce tratte dal più recente The Human Contradiction: Army of dolls e Stardust, con Anton Kabanen come special guest alla chitarra. I Delain si congedano fra calorosi applausi: che siano dovuti soprattutto alla mise della cantante? Al numeroso pubblico maschile l’ardua sentenza….

Dopo la Bestia e la Bella è giunto finalmente il momento del….Carro Armato, che appare in tutta la sua imponenza formando un tutt’uno con la batteria. I Sabaton sono accompagnati dalla consueta sviolinata patriottica che risponde al nome di The final Countdown, seguita dalla granitica March to War + Ghost Division che scatena l’entusiasmo dei presenti. Joakim saluta e ringrazia prima di proseguire con To hell and back, tratta dall’ultimo album; subito dopo si fa un salto indietro con la titletrack di Carolus Rex.
Da qui in avanti si ha l’impressione di assistere più ad un Brodén-Show che ad un concerto dei Sabaton: gli esiti di due sondaggi in presa diretta eleggono la versione in svedese di Gott mit uns e successivamente Uprising come pezzi da inserire in una scaletta ormai stravolta. Un’altra gradita sorpresa è l’esecuzione di Swedish Pagans, mentre i due momenti davvero topici della serata sono la mozzafiato Lion from the North insieme a Tristan, chitarrista-prodigio precedentemente scovato da Joakim su YouTube e il dono dei suoi occhiali da sole ad un tenerissimo nonchè intimidito metal kid con tanto di maglietta dei Motörhead addosso. Come se non avesse dimostrato a sufficienza le sue doti di comico, il Nostro stupisce ancora suonando l’intro di Master of Puppets e regalandoci una riuscitissima imitazione di James Hetfield prima di attaccare con la nuove Resist and bite, Far from the fame e di scatenare il boato finale con l’immancabile 40:1

Fra un siparietto e l’altro è già arrivato il momento dell’encore, composto dalla martellante Night Witches, dalla corale Primo Victoria e, come sempre, dall’anthem Metal Crue, con cui gli svedesi si congedano stupiti da cotanta affluenza in un nevoso (??) martedì sera milanese. In realtà i Sabaton hanno risentito della sovrapposizione con gli Slipknot al Forum di Assago, ragione per cui è stato messo un tendone nero nel bel mezzo dell’Alcatraz. La sensazione di vuoto è stata comunque ben compensata da una partecipazione calorosissima, che ha eguagliato (se non superato) quella del 2012.

Di questa serata rimarrà quindi un bel ricordo alla maggior parte dei presenti, che magari avrebbero gradito una durata maggiore…e qualche classico in più, in primis “Cliffs of Gallipoli”. Ma abbiamo comunque potuto godere di sano fuckin’ heavy metal suonato con passione e tanta goliardia: per chi non avrà la fortuna di partecipare ad uno dei numerosi festival europei della prossima estate, si spera che l’attesa per rivederli nel nostro Paese non sia ancora tanto lunga.