Summer Breeze 2015
Day 3
a cura di: Alonestaff
2015-11-06

15 AGOSTO 

Il sole torna a splendere più caldo che mai in quel di Dinkelsbühl, non facendo presagire alcun pericolo di maltempo imminente su questa ultima giornata di festival.

In tarda mattinata tocca ai MAJESTY l’apertura sul Pain Stage. Brani come Heavy metal battlecry, Thunder rider, Metal law e Metal unionfanno immediatamente capire chi siano i numi tutelari di questo gruppo senza aggiungere ulteriori commenti. Se l’originalità non è certo il cavallo di battaglia dei tedeschi (tanto per cambiare, l’ultimo album si intitola “Generation steel”), almeno non si conciano come Joey de Maio & co. Cioè che li salva è un’ottima attitudine on stage ed una buona capacità di interagire con il pubblico anche grazie a cori e refrain molto orecchiabili. Piacevoli e perfetti per i Manowar-addicted.

Il pomeriggio inizia con gli ultimi giri al metal market per investire le rimanenze del portafogli…ed è proprio qui che mi fermo ad ascoltare i RELIQUIAE. Insieme ai Saltatio Mortis e ai Corvus Corax, sono il terzo gruppo folk tedesco che mi colpisce notevolmente durante questo festival. Fondati nel 2009, hanno già partecipato a diversi importanti festival in Germania e dimostrano di sapere il fatto loro riuscendo a far ballare quasi tutto il pubblico radunato sotto il piccolo Camel Stage. Da riascoltare ed approfondire.

Ora la mia attesa è tutta per i PARADISE LOST e non posso fare a meno di notare come il pubblico radunatosotto il Main Stage sembri piuttosto esiguo considerando l’importanza del combo inglese. Si parte con The enemy e con No hope in sight, unico brano tratto dall’ultimo album “The plague within” insieme a Victim of the past. Purtroppo però il concerto fatica a decollare: se è lecito non aspettarsi allegria da tutti i pori da un gruppo che ha scritto capitoli importanti della storia del doom, è altrettanto vero che nemmeno pezzi da novanta come Gothic, Tragic idol, Hallowed land e Say just words riescono a rendere come dovrebbero. Sarà che Nick Holmes si è già stancato a sufficienza il giorno prima con i BLOODBATH, sarà che sul palco si nota una certa staticità anche da parte degli altri membri, sarà che ancora non sono calate le tenebre e quindi è più difficile immergersi nell’atmosfera “gloomy”…però da una band di questo livello sarebbe lecito aspettarsi molto di più che la semplice esecuzione di un compitino. Spero di poterli rivedere in condizioni migliori il prossimo 2 novembre in quel di Trezzo, ma per quanto riguarda il Summer Breeze si tratta di una delle performance più deludenti.

Purtroppo non va molto meglio con i DARK TRANQUILLITY, ma in questo caso per cause di forze maggiore. Gli svedesi vincono infatti la palma del peggior audio fra le performance a cui ho assistito: su The science of noise, White noise/black silence e The silence in between non si sente altro che un meltin’pot sonoro a causa dei volumi non ben bilanciati. Inizia ad andare un po’ meglio con the Lesser faith, si prosegue poi con pezzi meno nuovi come The wonders at your feet, The treason wall, Therein e più recenti come “State of trust”. Mikael Stanne mostra qualche segno di cedimento nei frequenti passaggi clean/growl e si prende qualche pausa per interagire con il pubblico: scende perfino nelle prime file durante The mundane and the magic cedendo il microfono a due sorpresissime ragazze che certamente non scorderanno questo momento per molto tempo. Un altro momento topico è l’esecuzione di Lethe, che ci riporta indietro di vent’anni esatti. Purtroppo però il pessimo audio torna ad affliggere i Dark Tranquillity, rendendo praticamente impossibile distinguere ogni singola nota di Final resistance, Endtime hearts e Misery’s crown. Si chiude così, tra luci ed ombre, il concerto di un gruppo che ha certamente avuto serate migliori…peccato.

Durante l’ora abbondante in cui si sono esibiti gli svedesi, c’è chi ha preferito accaparrarsi un posto in prima fila sotto un Main Stage gremito come non mai: stanno per arrivare i NIGHTWISH,snobbati da molti metallari con la sindrome della truezza ma in grado di radunare il pubblico più variegato che si sia visto finora. Come prevedibile, il sipario si apre sulle note di Shudde rbefore the beautiful e nel corso dello show vengono eseguiti altri pezzi dell’ultima non eccelsa fatica “Endless forms most beautiful”, tra cui My walden, Yours is an empty hope e il singolo Elan. E fin qui nessun problema per Floor Jansen, per la quale il tour promozionale di questo album costituisce un importante banco di prova. Ma la sfida più grossa da affrontare è l’eterno spettro di Tarja, che l’olandese riesce a scacciare brillantemente sulle note di She’s my sin, di una sorprendente Stargazer e di Ghost love score. Convince invece molto meno quando si cimenta con i brani dell’era Olzon, in particolare quelli di “Imaginareum”: se Amaranth è passabile, non si può dire lo stesso di Storytime e Last ride of the day. Nonostante ciò, la Jansen può ritenersi promossa anche per quanto riguarda il carisma e la capacità di interagire col pubblico…bisogna vedere quanto resisterà nelle grinfie del padre-padrone Holopainen, che si è fatto ben sentire con la sua onnipresente tastiera. Menzione speciale anche per l’altra new entry: Troy Donockley e la sua uilleann pipes sono finalmente passati dallo status di guest star a quello di membri effettivi. Se a tutto questo si aggiunge il contorno di luci, coriandoli ed effetti speciali, il rispolvero di un capolavoro come “Oceanborn”, il buon bilanciamento fra brani vecchi e nuovi…. appena i finlandesi attaccano la lunghissima The greatest show on earth, speriamo tutti che, manie di protagonismo di Holopainen permettendo, non sarà "the last” ma verrà seguito da molti altri.

Il tempo di volare (letteralmente) dal Main al Pain Stage ed ecco che inizia subito il vero “last show”, ovvero l’ultimo concerto di questo Summer Breeze 2015 per la sottoscritta: i VENOM. Il freddo e la pioggerella che inizia a scendere non sono certo un deterrente quando sul palco sta per salire un gruppo che ha fatto la storia: al contrario, creano l’atmosfera giusta. Si parte con la nuovissima Rise, traccia conclusiva di From the very depths; Die hard Hammerhead fomentano a dovere i sopravvissuti alla pioggia che diventa sempre più insistente. E vale davvero la pena di sopportarla perché mano a mano che vengono snocciolati i classici immortali come la sanguinaria Countess Bathory, Buried alive, Welcome to hell e l’anthem Black Metal ci si rende conto che Cronos dopo oltre trent’anni di carriera è tutt’altro che finito ma sembra aver fatto un patto col diavolo. La conclusione sotto una pioggia ormai battente è affidata a In league with Satan e Witching hour: la messa (nera) è finita, è il momento di andare in pace a smontare le tende mentre sotto il T-Stage si continua a suonare fino a notte inoltrata.

Si chiudono così tre giornate intense ed indimenticabili, rese tali non solo dalle band protagoniste (Saltatio Mortis, Kreator, Venom, Powerwolf e Sepultura su tutti) ma anche dell’ottima organizzazione che ha dato veramente il massimo sia prima che durante il festival per garantirne la buona riuscita. La vicinanza del campeggio all’area concerti, la varietà dei (molto salutari) stand gastronomici distribuiti in vari punti, l’assenza di code interminabili tranne in pochi casi e soprattutto l’atmosfera conviviale che si respira in ogni angolo fanno già venire voglia di tenersi liberi dal 17 al 20 agosto del prossimo anno. Fra i gruppi già annunciati ci sono Sabaton, Exodus e Korpiklaani….ora non resta che seguire la brezza per rimanere sintonizzati sui prossimi aggiornamenti.