Satyricon
a cura di: The Sentinel
pubblicato il: 2015-06-01
Live at the Opera
  • Voice of shadows

  • Now, diabolical

  • Repined bastard nation

  • Our world, it rumbles tonight

  • Nocturnal flare

  • Die by my hand

  • Tro og kraft

  • Phoenix

  • Den siste

  • The infinity of time and space

  • To the mountains

  • The pentagram burns

  • Mother north

  • K.IN.G

Ci sono tre possibili reazioni di fronte alla copertina e al titolo dell’ultima creatura dei Satyricon: la prima è lo sconcerto di coloro che nel 2015 vedono ancora metal e musica classica come due rette parallele destinate a non incontrarsi mai; la seconda è lo scetticismo dei black metallers più intransigenti che proprio non sopportano il nesso tra le parole “opera” e “blast-beat”; la terza è la sana curiosità di qualunque buon ascoltatore di musica desideroso di scoprire se l’ennesimo nuovo album che si trova fra le mani sia una ciofeca oppure un capolavoro.

 

Live at the Opera” non appartiene né all’una né all’altra categoria, bensì a quella ben più vasta del politicamente corretto “in medio stat virtus”. Stiamo parlando di una band che in oltre vent’anni di attività ha regalato alla scena black metal norvegese capolavori come “Dark medieval times”, “Nemesis divina”, “Volcano” e con questa release cerca di sperimentare qualcosa di veramente diverso, avvalendosi di 55 coristi del Norwegian National Opera Chorus anziché di un’intera orchestra come già fatto in precedenza da altri gruppi. Il live in questione si è tenuto l’8 settembre 2013 presso il Den Norske Opera & Ballet di Oslo e ha visto la luce dopo quasi due anni: gli arrangiamenti del compositore Kjetil Bjerkestrand e l’attento lavoro di editing svolto dai Satyricon dopo la registrazione hanno avuto un impatto decisivo sulla qualità elevatissima del suono, che soprattutto in alcune tracce dà la sensazione di essere seduti “qui ed ora” sulle poltrone della platea.  

Se dunque dal punto di vista formale tutto sembra perfetto, le note dolenti arrivano mano a mano che si scorre (e si ascolta) la tracklist, in primis Mother north: l’atmosfera sulfurea e il blast-beat ossessivo di Frost nella versione in studio vengono notevolmente smorzati in questa sede, tanto da far sembrare i cori un disturbo in sottofondo senza alcun valore aggiunto. Lo stesso vale per altri due grandi classici della band come The pentagram burns e K.IN.G, che ottengono una resa buona ma molto asettica rispetto al pathos degli originali. Le già non eccelse  Nocturnal flare e Our world, it rumbles tonight  avrebbero potuto essere sostituite da altri brani, magari tratti dai grandi esclusi “Dark medieval times” e “The shadowthrone”: su un totale di quattordici pezzi, ben nove sono tratti da “Now diabolical” e dal controverso” Satyricon”.

 

Alla scelta di snobbare alcuni titoli storici fa da contraltare quella di ripescare alcuni brani meno inflazionati come Tro og kraft e soprattutto Den siste, che acquista nuovo smalto rispetto alla versione in studio ed è senza dubbio uno degli episodi meglio riusciti dell’intero live. Anche Diabolical, now e l’epica To the mountains funzionano molto bene con gli inserti corali (già presenti nell’originale nel caso di Die by my hand) e la prestazione vocale di Satyr risulta convincente.

Alla luce di tutte queste considerazioni, il voto per questa release non può che essere un sette politico: la valutazione sarebbe stata più alta con una setlist strutturata diversamente e magari più breve, ma è comunque doveroso apprezzare il tentativo della band di rompere gli schemi ancora una volta. Proprio per questo motivo “Live at the Opera” è destinato a dividere i fan di lunga data dei Satyricon: mentre per alcuni sarà davvero l’alba di una nuova era, per altri potrebbe rappresentare il viale del (definitivo) tramonto.