Glam Fest
HCSS+69EYES+CRASHDIET+POLLUTION
a cura di: DeaOrtolani
2011-04-15

 

E almeno per una volta non faccio trasferte fuori regione e finalmente si rimane in casa con una grande proposta: Hardcore Superstar, The 69 EYES, Crashdiet e i locali Pollution.

Prima di farvi un report del super mega concerto che si è tenuto lo scorso 8 aprile all’Auditorium Urbani di Passignano (Pg), volevo come sempre ringraziare Pamela della Nuclear Blast  per la possibilità dell’interviste concessami e la Bologna Rock City che ha permesso l’evento in terra Umbra, davvero grandi!

Anyway, come di routine nel pomeriggio ho avuto il piacere di intervistare sia Jocke Berg, frontman degli HCSS, sia Jyrki69 carismatico cantante dei THE 69 EYES. Insomma, un preludio davvero “appetitoso” per la serata che inizia subito intorno alle 21 con la prima band.

Tocca proprio ai Pollution rompere il ghiaccio e rendere omaggio al pubblico che sta iniziando ad affollare l’auditorium. Devo dire che l’impatto è ottimo e la band riesce a reggere il confronto con l’intera guestlist che si andrà ad esibire sul palco. Il bassista, Daniele detto il Pera, è davvero un personaggio visto che riesce ad incitare la gente ed essere così il trascinatore della folla. Il chitarrista sta davvero una spanna sopra al normale  e il gioco tra i due riesce davvero a convincere me e tutta la gente che si sta riscaldando sottopalco. La setlist che scelgono di fare per questo evento è composta canzoni parecchio orecchiabili, dirette e dal riff festaiolo che calza a dovere per una serata targata Glam Fest! E quindi spazio a tracks come “Going To Infinity”, “Maniacal Romance”, “Black Joke” e “Step Off”.

E dopo i nostrani Pollution, al quale va un grosso in bocca al lupo x todos, tocca ai primi guests della serata: i Crashdiet. Sinceramente non avevo scommesso molto su questo gruppo che avevo ascoltato a pezzi e bocconi però devo dire che sul palco sanno muoversi e anche il cantante Simon Cruz, che ha ereditato il posto dopo il defunto Dave Lepard, anche se un po’ presuntuoso e troppo tamarro, sa mettere in scena quello street glam necessario per rendere accattivante la scaletta della serata: giusta miscela tra i tre distinti album targati Crashdiet. Da “Rest in Sleaze” del 2005 ritroviamo pezzi come “Breaking The Chainz”, “Queen Obscene” e “Riot in Everyone” che sanno di pieno stile Lepard mentre dall’ultimo “Generation Wild” del 2010 vengono snocciolate “Rebel”, dal riffing veloce e very caughty, alla title track “Generation Wild” che tutti cantano a squarciagola, “Native Nature” e “So Alive”.

Passato il ciclone di questi giovincelli si arriva alla parte “matura” della serata con una band che non ha bisogno di presentazione né tanto meno di fronzoli: THE 69 EYES.

Prima di salire sul palco si apre con tema alquanto vampiresco: la canzone “Bad Things” del serial “True Blood” che conosco benissimo visto che sono un’appassionata del genere. In ogni modo, sale sul palco Jyrki69 vestito come sempre in pelle nera e frange ed occhiale nero che copre gli occhi color ghiaccio che noi donne conosciamo + che bene! THE 69 EYES portano on the stage uno spettacolo da paura che lascia tutti senza fiato: instancabilmente propongono una setlist fitta di canzoni che si susseguono senza il minimo intervallo: “Kiss Me Undead”, “Betty Blue”, “Perfect Skin”, “Lost boys”, “Never Say Die” e la celeberrima “Dead Girls are Easy” giusto per citare quelle che mi ricordo visto che sono impegnata a partecipare allo show! Jyrki si muove con molte movenze che ricordano il padre del rock n’roll, Elvis Priesley, nonché grande fonte di ispirazione per il frontman dei 69 EYES. Il drummer, Jussi69, è praticamente un animale supportato benissimo anche dal resto della band: Bazie e Timo Timo alle guitars mentre Archzie al basso.

Seguono a ruota dopo queste vecchie glorie, gli headliner come si dice in gergo: gli Hardcore Superstar. Si presentano subito con una canzone tratta dal loro ultimo album, “Sadistic Girls”. Io mi ritrovo ad urlare a squarciagola il pezzo e trovarmi direttamente sotto il palco dal quale non mi muoverò fino a fine concerto! Segue “Guestlists” e la title track “Split your Lip”, diretta come un pugno in faccia, e “Liberation”. Dal vecchio repertorio “Wild Boys”, “My good reputation” e “Dreaming in a casket” che mandano letteralmente in visibilio i fans che seguono a bacchetta Jocke che intanto salta sul palco come uno scalmanato. Lo stesso succede al povero Vic Zino che per saltare sopra una cassa, fa un chioppo assurdo ma da bravo rockstar continua nella sua performance a terra! Ahhhaahhaha. Segue la seconda parte dello show con “Here comes that sick bitch” dedicata a tutti gli ex rompipalle, “Bag on Head” semplicemente trascinante, “Last call for Alcohol”, “Moonshine” e l’irriverente “We don’t celebrate Sundays” nella quale si uniscono sul palco anche i Crashdiet e alcuni componenti dei the 69EYES.

 

Insomma, concerto solo per party animals con tanta energia! E io c’ero!