Peter Murphy @ New Age Club
6 Ottobre 2011
a cura di: Alestrange
2011-10-10

Oh, Peter Murphy! ...LUI!
...due sono le possibilità sentendo questo nome: o non lo si conosce, o lo si ama indiscutibilmente. Quello che emerge sempre iniziando un discorso del genere, però, purtroppo è che, nel secondo caso, la maggior parte dei fan apprezzano il nostro caro vecchio per la passata storia con i Bauhaus, ignorando quasi totalmente la sua ormai più che ventennale carriera da solista. Saranno infatti stati delusi i molti darkettoni presenti al live del 6 Ottobre al New Age Club, inutilmente speranzosi di sentire classiconi come "Bela Lugosi's Dead"; nonostante questa mancanza (e altri "piccoli problemucci"), non si può certo dire che l'atmosfera non fosse ipnotica, magica, e che di sorprese non ce ne siano state. Che poi, per quanto riguarda i pezzi dello 'storico gruppo', personalmente ho preferito sia stata suonata "All We Ever Wanted Was Everything"...in acustico, melensamente dedicata poi a coloro che combattono per la libertà in Medio Oriente, m'ha mandata in brodo di giuggiole.

 

Ad aprire la serata, innanzitutto, un certo Michael Shapiro ha diluito abilmente con la sua chitarra e la sua voce i minuti d'attesa per l'arrivo sul palco di Murphy, che ha sparato subito metà canzoni del nuovo album: "Velocity Bird", "Peace to Each", "Memory Go", "Seesaw Sway".  Splendidamente cupe e carichissime le esecuzioni di "Silent Hedges", pezzo dei Bauhaus, e dalla successiva "Gaslit"...dopodichè, sarà stato per i suoni a quanto pare non perfetti, sarà stato per la totale mancanza di partecipazione del pubblico, sarà stato l'umore del cantante non proprio al top (anzi), "Cuts You Up" viene bruscamente interrotta e vede la dipartita del bassista dal palco, che, pare, dissentiva sull'ordine di abbassare il volume del proprio strumento. Tante le lamentele di Murphy, anche nei confronti di qualche personaggio del pubblico, effettivamente non propriamente simpatico nel...fare qualsiasi cosa abbia fatto per farsi malamente notare e imbeccare dal cantante. Poi, "The Prince And Old lady Shade" e "Uneven And Brittle", sempre dall'ultimo album Ninth; le hits "Strange Kind Of Love" e "All Nights Long", piaciute parecchio a chi ha voluto continuare a seguire lo spettacolo piuttosto che spettegolare o scolarsi l'ennesimo drink per la disperazione.

 

Solo con il finale s'è riuscito a far muovere un pò la gente: parte la Bowie-cover "Ziggy Stardust", e con essa si levano le grida. Io sono rimasta paralizzata dall'incomprensione: l'ennesima riprova che Peter Murphy viene ingiustamente considerato un'artista ormai da "sagra delle cover" a priori.


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