Agalloch+guests 15 aprile @Carlito's Way, Retorbido (PV)
a cura di: Alonestaff
2012-04-18

 

15/04/2012, difficilmente dimenticherò questa data. Un po’ per le gioie personali, un po’ per il concerto più bello cui io abbia mai assistito. Ho partecipato ai più grandi festival e fatto molto spesso più di 400km per vedere band che mi piacciono, anni e anni fa fui bloccato da impegni scolastici e saltai la data dei geni dell’Oregon.

 

 

Ora non l’avrei saltata neanche se fosse scoppiata la sesta guerra mondiale. Giornata uggiosa e pesante per i metereopatici ma non ci si perde d’animo, si imbocca la strada che scende da Pavia e ci si immette in un traffico degno della Salerno/Reggio Calabria; scoraggiati dall’orario arriviamo a concerto praticamente finito degli (EchO), riesco ad ascoltare giusto l’ultima canzone e sento un giusto e deciso sound che rimanda agli Swallow The Sun. Non male, bravi ragazzi. A seguire sul palco del Carlito’s Way (Mexican Pub adibito a locale per concerti) salgono i Velnias, band del Colorado sconosciuta ai più, ci propongono un doom a tratti blackeggiante con accenni di post.

 

 

I pezzi sembravano un tutt’uno, un unico lungo pezzo scandito da breve pause che mi han fatto capire come fossero separati, non sono un grande amante del doom ed ho accusato la noia, ma è solo un parere personale. I riff centrali e finali avevano quel sentore di post che mi ricordava molto i Rosetta. Buona esibizione e buon coinvolgimento del pubblico. Meritata di certo la loro presenza sul palco. Dopo gli schiamazzi di alcuni presenti e fenomeni di headbanging fuori posto (come fu per Alcest, su amici, Alcest … scapocciare con queste band è come parlare di onestà al parlamento!), si inizia a sentire un forte odore d’incenso, vengono posti i due grandi pannelli raffiguranti il maestoso Cervo e dei tronchi con utensili folkloristici.

Entrano in scena gli Agalloch.

 

I concerto verrà diviso in due tranci: il primo con i pezzi più recenti, e il secondo con pezzi più datati. L’esordio tocca a Limbs, che inebria da subito il pubblico, segue poi Ghosts Of The Midwinter Fires dell’ultimo Marrow Of The Spirit (a mio parere il miglior pezzo dell’ultima loro uscita), la canzone non delude minimamente e va detto che live rende molto di più rispetto al disco - a mio parere, soprattutto per la fretta che la casa discografica ha messo alla band con l’ultima relase. Falling Snow accende senza un attimo di pausa lo spirito del pubblico che va un po’ a spegnersi per la più rilassante The Watcher’s Monolith, seguita da Our Fortress Is Burning (pt. I) che come una secchiata d’acqua lascia il pubblico ad un’intima oniricità. Per concludere la prima parte del concerto, il batterista si sfoga con del pesantissimo blast beat su Into The Painted Grey. Unico pezzo della serata che ha scatenato un bel pogo deciso, forse il solo giustificato. Tutti attendevamo il momento più bello, i primi e storici album. La band dell’Oregon ci propone un po’ a sorpresa Of Stone, Wind And Pillor dall’omonimo e poco conosciuto EP, segue la quinta traccia di Pale Folklore, Hallways Of Enchanted Ebony. Decisamente una scelta azzeccata, ottima composizione, ottimo solo, ottimo tutto, cazzo. Breve pausa tra una foto e l’altra, sorso di birra al bancone del bar e inizia Dead Winter Days che nel finale fa scatenare il pubblico in incitazioni e acclamazioni degne di uno stadio. Non poteva mancare di certo The Mantle, non mi deludono affatto scegliendo In the Shadow of Our Pale Companion, che per quasi 15 minuti ci droga come se non ci fosse un domani, coinvolgendo il pubblico in un bellissimo siparietto di karaoke collettivo dopo l’assolo magistralmente eseguito. Lacrime.

 

 

A concludere il concerto c’è la miglior cover che potessero eseguire, coerente il toto con il loro genere. Dopo meno di un decimo di secondo, io e molti altri fan iniziamo da subito a cantare “Summer is a’coming in, arise, arise!”, seguiti dal resto dei presenti: parte così la cover dei Sol Invictus, Kneel To The Cross, che lascia tutti a braccia aperte per quello che forse è il miglior concerto di sempre. In conclusione possiamo dire che la band non ci ha deluso neppur lontanamente, a esser pignoli il cantante ha tirato un paio di stecche, totalmente irrilevanti, il suo pulito forse non era da manuale ma ce ne sbattiamo poco, il resto della band si è comportato benissimo.

 

 

Unica nota davvero dolente è stata il bis, non ce l’hanno concesso purtroppo e un po’ tutti ci siamo rimasti male, però c’è anche da capire che han fatto più di un’ora e mezza abbondante di musica con un caldo infernale. A fine concerto ci facciamo scappare qualche foto e si fila dritti a casa a modificarle (le posterò nella gallery sottostante).

 

 

 

Alla prossima!

 

Voto: 12/10

Grazie EyeCarver.