NIGHTWISH+BATTLE BEAST+EKLIPSE, 25/04/2012 Mediolanum Forum, Assago
a cura di: The Sentinel
2012-04-29

Eravamo in molti ad attendere con trepidazione il ritorno in Italia di Tuomas Holopainen e soci, spinti dalla curiosità di ascoltare dal vivo l’eccellente Imaginareum, album che ha riavvicinato al gruppo molti fan della vecchia guardia dopo il burrascoso divorzio dalla singer Tarja Turunen. La serata è stata decisamente all’insegna del “girl power”, forte elemento di continuità fra i due diversissimi gruppi di supporto e i Nightwish stessi.

 

Si parte con le EKLIPSE, quartetto d’archi che non fatica a ricordarmi gli Apocalyptica. Le quattro donzelle ci propongono alcune cover di Linkin Park, Coldplay e perfino…..Lady Gaga, loro probabile fonte d’ispirazione anche per quanto riguarda il look. Nonostante l’insipida scaletta, il genere proposto dalle quattro tedesche richiama però molto da vicino l’anima sinfonica dei Nightwish, che da sempre costituisce uno dei capisaldi della loro produzione. L’anima metal dei finlandesi, necessaria e complementare alla prima, viene invece rappresentata dai loro connazionali BATTLE BEAST. I vincitori della Metal-Battle al Wacken Open Air 2010 ci propongono alcuni pezzi del primo ed unico album pubblicato finora, tra cui la title-track Steel, Enter the Metal World e il singolo Show me How to Die. Sono delle vere proprie macchine da guerra, che con la loro esibizione mi confermano la già ottima prima impressione su disco. La carismatica frontwoman Nitte dà sfoggio a tutta la sua potenza vocale alla “Bruce Dickinson meets Ronnie James Dio” (ascoltare per credere), condita da “spaventosi” richiami ad un’altra “signorina” con gli attributi, Angela Gossow,  quando interagisce con il pubblico. La singer viene adeguatamente sostenuta dal resto del gruppo, che ci propone del sano heavy metal vecchio stampo, sulla falsariga dei Manowariani tempi d’oro e dei Running Wild.

 

Dopo la breve pausa necessaria per riprenderci da questa scarica di adrenalina, siamo pronti a calarci nel “dream emporium” dei NIGHTWISH. Taikatalvi, la dolce nenia cantata in finlandese dalla voce maschile del gruppo, Marco Hietala, viene eseguita dietro un sipario bianco precedentemente calato sul palco che ci lascia intravedere solo alcune ombre dietro di esso. La beatitudine di questa intro viene bruscamente interrotta dall’energico attacco di Storytime, durante la quale il sipario viene sollevato mostrandoci finalmente il gruppo, accolto dalla standing ovation del pubblico. Già queste due prime tracce di Imaginareum  sono sufficienti per convincerci di quanto sia alto il potenziale live di questo album……ma il meglio deve ancora venire. Con Scaretale i nostri danno vita ad performance teatral-circense, in cui la singer Anette Olzon rende molto bene i panni di una Biancaneve più strega che buona, supportata dai cori e da un “cattivissimo” Hietala.

 

Le immagini che si alternano sullo schermo riescono ad accentuare bene il senso di  inquietudine trasmesso da questa canzone: i cavalli della giostra che si dissolvono gradualmente ci catapultano in un vero e proprio incubo ad occhi aperti, mentre il vortice nero-viola mi ha immediatamente ricordato un’altra cattiva delle fiabe, ovvero la strega Malefica e il suo arcolaio ne “La bella addormentata nel bosco”. In Slow, Love, Slow, al contrario, la giallastra luce soffusa ci porta con l’immaginazione in un saloon vecchio stile. L’andatura jazz del pezzo contribuisce a creare l’atmosfera “vintage” ed enfatizza la grande versatilità di Anette.  

La presenza del musicista Troy Donockley e della sua uilleann pipes, strumento tradizionale irlandese molto simile alla cornamusa, impreziosisce i già accentuati richiami folk di I Want my Tears Back nonché della triade acustica che ha rappresentato uno dei momenti topici del concerto. Si inizia con la nuova The Crow, the Owl and the Dove per poi proseguire con un salto nel recente passato del gruppo: la commovente The Islander, preannunciata dal faro sul megaschermo, dove Marco e il chitarrista Emppu la fanno da padroni; si termina con un’interessante versione riarrangiata di Nemo. Con questo pezzo e la celeberrima cover Over the Hills and far Away Anette scaccia definitivamente il fantasma della Turunen, riscattandosi da un’esecuzione non eccelsa di I wish I had an Angel e Dead to the World. Convince anche su Planet Hell, incalzata dalla voce di Marco, da un drumming potente e da una scenografia letteralmente……infernale, con due occhi luciferini su uno sfondo rosso fuoco.

 

Dall’inferno passiamo al paradiso, grazie all’omaggio patriottico sulle note di Finlandia di Jean Sibelius. Il basso di Marco, la chitarra di Emppu, la tastiera di Tuomas e l’appena accennata batteria di Jukka si fondono armonicamente con la già citata uileann pipes di Donockley, regalandoci alcuni minuti da pelle d’oca. L’incalzante encore composto da Song of Myself e Last Ride of the Day ci fa intuire che purtroppo si sta avvicinando il termine della serata. Supposizione confermata dalle parole di Marco e dall’attacco della splendida title-track strumentale, che riassume in pochi minuti il susseguirsi di emozioni contrastanti che Imaginareum ci aveva già regalato su disco e ha amplificato in sede live. Non è stato un semplice concerto, bensì uno show a tutto tondo curato nei minimi particolari, in cui anche la scenografia ha saputo far risaltare al meglio i tratti distintivi di ogni pezzo eseguito. I nostri si sono confermati degli ottimi musicisti ed intrattenitori; la prova di Anette è stata davvero convincente: ormai anche i detrattori più accaniti dovrebbero aver capito che l’era post-Tarja è definitivamente cominciata.  Che il maestro Holopainen & co possano regalarci ancora cento di questi album……e di questi show.