Rock Hard Fest 2012 15.09 @Live Club (Mi)
a cura di: DeaOrtolani
2012-09-26

 

E’ un piacere vedere come in Italia ci siano eventi che funzionino ed uno di questi è stato il Rock Hard Fest Italy 2012 giunto alla sua terza edizione e con quest’anno un bill ancora più importante rispetto all’anno passato. Una giornata che soddisfa ampiamente sia i palati più estremi della frangia metallara (Marduk, Immolation), sia per tutti gli amanti di un pezzo di storia della scena italiana (Bulldozer; Raw Power, Fingernails), passando a nuove promesse del futuro (Antropofagus) o vecchie glorie ben conosciute (Assasin ed Artillery). Sotto il caldo cocente di un 15 settembre di un anno sotto il segno dei cambiamenti, il Festival ha degnamente dimostrato di come  l’ottima musica, la bella gente e la buona organizzazione facciano valere il detto  “Italians do it better”!

 

 

 

Ad aprire la partita sono gli Antropofagus che portano sul palco un’esibizione rabbiosa  che rompe il ghiaccio sotto gli occhi di un pubblico in procinto di lasciarsi violentare da cotanta blasfemia. La macchina lussuriosa dei nostri, forti dell’uscita del loro album “"Architecture of Lust", macina consensi in questa prima fase di inizio giornata: la band si dimostra ampiamente collaudata anche in sede live dove tirano fuori il meglio di sé.

 

Dopo le note più brutali, tocca ai texani Phantom-X addolcire la pillola riportandoci verso lidi più heavy dove si rendono pienamente partecipi di uno spettacolo in piene sonorità classiche rese enormi con l’esecuzione di “Heaven and Hell” per ricordare l’unico vero dio del metallo: Ronnie James Dio!

 

Dalla Capitale arrivano con una ventata di "sano disagio" i Fingernails impegnati nella loro mezzora a portare in scena quasi trent’anni di carriera, cosa che li accomuna agli stessi Raw Power che hanno  grinta da vendere ai pivellini dei giorni nostri. Rispetto!

 

Gli Opera IX che sono gli apripista del black della serata sfoggiano una teatralità gestita a tavolino e ben calibrata vista la volontà di farne dello show il prossimo dvd della band. I lati occulti e torbidi delle sonorità dei nostri, lasciano spazio agli aspetti più trash che accalappiano anche l’ascoltatore più scettico. Ottima prestazione, ancora una volta tutta italiana.

 

 Gli Helstar, capitanati da un James Rivera, non hanno  bisogno di molti fronzoli vista l’attitudine estrema che portano al Live Club di Milano. Amplificatori lanciati al massimo su un’onda di puro sfondamento del suono calpestato a dovere per un’altra band che alla soglia dei tre lustri ha grinta da consumare e regalare anche ai posteri. Micidiali.

 

Prestazione violenta ed immediata è quella dei teutonici Exumer che riportano il thrash alle loro radici primordiali essendone i fondatori per eccellenza. La loro furia, che rispecchia anche la brevità della loro carriera, si ripropone con “Possesed By Fire” fino all’ultimo  “Fire & Damnation”. 

 

Salto le due superband (che tratterò a parte) resta da citare l'esibizione degli Assasin che a mio avviso non entusiasmano affatto ma anzi hanno l'effetto contrario: sonnifero perfetto se si ha problemi di sonno. Scialba e forzata l'esecuzione dello show che avrei chiuso già dopo un apio di canzoni. Al contrario, grandissimo e caloroso tripudio per i nostrani Bulldozer che lasciano trapelare una gran voglia di darci una lezione dall'alto con i classici: "Whiskey Time", "The Derby", "Ride Hard, Die Fast" chiuse a dovere da "Willful Death" in onore dello scomparso Dario Carria mentore della band.

 

Ma arriviamo alle due esibizioni cardine di questa edizione del Rock Hard: gli Immolation e i Marduk, emtrambi in tour sotto il segno del serpente. I primi lasciano un solco in una prestazione di death metal estremo da lividi sul corpo mentre i secondi si confermano tra le migliori band della scena black metal degli ultimi dieci anni.

 

Ma scendiamo i gradini dell’inferno per gradi. Gli Immolation aprono con il pezzo “Close to a World Below” tratto dal loro quarto omonimo album considerato come il punto più alto della loro carriera, seguito dalla famosa “Father, You’re not a father” che con il suo ritornello ci martella il cervello “Father, you're not a father/ rapist, selfish taker of youth/ the fires you cast out/ I promise you for eternity” con una batteria impazzita e le chittarre che macinano riff distorti e blasfemi da far grondare sangue, impuro ovviamente. “A Glorious Epoch” è una delle mie preferite quindi non posso che venire rapita dalla pesantezza e dal blast beating serrato a mò di scudo mentre “No Jesus, no Beast” ripescato dal cilindro targato 1999 infiamma ancora di più il pubblico presente che inizia a pressarsi raggiungendo il numero massimo della serata.

 

 

I Marduk lanciano il Live Club nelle tenebre più profonde con uno spettacolo a mio conto ottimo anche se ovviamente di nicchia visto il genere. L'unica grossa pecca sono gli intermezzi troppo lunghi tra una canzone e l'altra che lacerano la continuità scenica e, vista l'ora dopo una lunga giornata, incidono notevolmente anche sulla presenza di gente in questo ultimo rash finale. In ogni modo, il serpente striscia inesorabilmente ed alza la testa per sputare veleno in pezzi come "Panzer Division", "Baptism By Fire",  "Nowhere, No-one, nothing"  che tirano le somme degli ultimi decenni di carriera di una band che è riuscita nel corso del tempo ad avvicinare sempre più scettici al black metal visto da tutti di sottecchi e come genere di serie "b".

 

 

Bilancio dell'intera giornata: 8 per l'organizzazione; 9 per la scelta delle band di questa nuova edizione; 10 per il calore di tutte le centinaia di persone accorse da tutta Italia.