ART POSTFOLK FESTIVAL II
a cura di: Princess Vampire
2013-04-01

Roma, Closer, 16 marzo 2013 - Stasera sul palco del Closer si succederanno tre band molto diverse tra loro, ognuna a rappresentare un lato diverso di quel genere poliedrico e ricco di sfumature che è il neo-folk, o meglio il post-folk, pastiche eterogeneo di artisti e band che hanno saputo prendere spunto e trarre nuova linfa vitale dagli stilemi ormai un po' stanchi e stereotipati che talvolta il folk apocalittico ha proposto agli ascoltatori in questi ultimi anni. Aprono la serata i Der Feuerkreiner, inquietante duo marchigiano che fa di tappeti sonori stridenti e onirici e folli atmosfere lynchiane il suo marchio di fabbrica. La voce seducente e misteriosa di Valentina Castellani è accompagnata da abrasivi ed evanescenti effetti noise a cura di Federico Flamini, l'altra metà del progetto. Tra rumore e melodia, suadenti echi sonori lasciano il posto ai Mushroom's Patience & The Tractor Train Orchestra, ovvero la psichedelia industriale, la visionarietà e la dolcezza di un progetto storico - fresco dell'uscita del nuovo album "Road to Nowhere" - che non manca di stupire e ammaliare ancora una volta i suoi ascoltatori. Dither Craf (Raffaele Cerroni) intesse armonie acide e sognanti con la sua chitarra e Vinz Aquarian (già ne Il Ballo Delle Castagne) tormenta il suo synth, mentre la vocalist Echo Eerie, dal ciuffo verde-azzurro che ricorda quello della protagonista di "Nirvana" di Gabriele Salvatores, vi incastona la sua voce eterea ed evocativa, per poi adagiarsi a terra sul palco e iniziare a fare bolle di sapone con meticolosa lentezza, persa nel suo trip musicale e in un'attitudine incantevolmente nonsense, come il personaggio di un romanzo di Lewis Carroll. Sfumano le ultime note e termina il viaggio: tra i capitoli più stupefacenti impossibile non ricordare la siderale, acidissima "Water #5". La scenografia cambia: film d'annata di Pupi Avati si alternano a spezzoni di pellicole anni '20, mentre la seducente Charlotte Rampling balla a seno nudo tra i nazisti. Ecco fare il loro ingresso i Roma Amor, ovvero Euski e Michele Candela, duo dalla raffinata vena poetica folk noir intrisa di vera passione. Le liriche alternano italiano, francese e dialetto romagnolo, l'interpretazione della bravissima vocalist e la fisarmonica romantica e bohémienne di Candela lasciano il pubblico senza fiato, letteralmente rapito da intensissimi brani, come la commovente "A Cosa Pensi" o la malinconica "Mon Amour". Un'ora e più di concerto dalla magica allure ricercata e rétro, in cui si alternano stregoneria e dolcezza, folklore e lirismo, il tutto pervaso da un passionale fuoco d'artista, che brucia senza sosta l'anima e il cuore.