Hardcore Superstar
a cura di: Claudia Gamba
pubblicato il: 2009-12-03
Hardcore Superstar
  • 1.Kick On The Upperclass
    2.Bag On Your Head
    3.Last Forever
    4.She’s Offbeat
    5.We Don't Celebrate Sundays
    6.Hateful
    7.Wild Boys
    8.My Good Reputation
    9.Cry Your Eyes Out
    10.Simple Man
    11.Blood On Me
    12.Standin On The Verge

Gli anni passano e gli Hardcore Superstar non si smentiscono mai, anzi tornano sempre più convinti e convincenti: qui li vediamo alle prese con l’album della maturita', un must have.

La band non tradisce le aspettative e sforna un album che e' uno schiaffo in pieno volto, una doccia gelida dopo una sbronza colossale, spostandosi verso sonorità sempre più compatte, arrabbiate e potenti. Se gli amanti del metal prima li snobbavano, riferendosi in particolare all’esperienza del commerciale (ma a mio avviso scanzonato e spensierato) "No Regrets", ora i caposcuola dello sleaze svedese hanno conquistato anche questa parte di pubblico, che li ha promossi a pieni voti.

Non sono l'unica che ripete spesso -uno di miei album preferiti di sicuro!-, basta guardare le folle scatenate che si affannano ad ogni loro concerto per aggiudicarsi la loro copia, magari autografata. La band non si tira certo indietro, anzi e' sempre disponibile a posare con i fan e a scambiarci due chiacchiere, ed e' proprio questo il punto di forza dei nuovi sex symbol svedesi: bad boys ma dal cuore d'oro, incorreggibili rockers ma con famiglie al seguito, tanto duri e puri sul palco quanto gioviali e alla mano nel backstage.

Hardcore Superstar racchiude in 12 tracce tutta la loro essenza, mostrandoceli più ruggenti e incazzati di sempre: songs concepite appositamente per fare impazzire il pubblico ai live, coinvolto costantemente a partecipare con cori leva-fiato che riempiono di soddisfazione!

Dalla azzeccatissima opener track "Kick on the Upperclass" che non si risparmia in fatto di atmosfera e cattiveria, si passa alla adrenalinica “Bag on your Head”, appassionante mantra in stile metal.

L'ever green dell’album è "We don’t Celebrate Sundays", intimistica e melanconica, di una schiettezza quasi commovente: la band ama il proprio pubblico, perche' si rende conto che senza esso non avrebbe potuto arrivare dov'e', ricambiando generosamente con questa personale dedica, che fa venire la pelle d'oca.

"Hateful" e "Wild Boys" si stagliano sugli altri brani per i riff magnetici del selvaggio Silver Silver, che regala emozioni forti, al passo con i tempi in barba a coloro che li giudicano revival.

Se alla potente e graffiante voce di Jocke, che si conferma inarrivabile, si aggiunge l'attitude di Adde alla batteria, ed il groove da carroarmato di Martin al basso, capiamo che la sezione ritmica rende inconfondibile il nuovo maturo sound della band.

Infine la nota scanzonata non poteva mancare nemmeno in questo magistrale album: "My Good Reputation" ci fa tornare alla spensieratezza e alla innocente voglia di festa che li ha resi la colonna sonora ideale dei party piu' scatenati.

Imperdibile.