DEEP PURPLE
a cura di: Lucrezia Polito
pubblicato il: 2010-01-09
Made in Japan
  • 1. Highway star
    2. Child in time
    3. Smoke on the water
    4. The mule
    5. Strange kind of woman
    6. Lazy
    7. Space truckin'

Registrato durante il primo tour in Giappone, e pubblicato tra il 1072 (USA) e il 1973 (UK), Live In Japan è IL LIVE per eccellenza. Perfetto, incredibile, se volete assaporare il vero sound dei Deep Purple, dimenticate chi sono oggi e ascoltate questo capolavoro.
Due vinili di puro rock, assolutamente da possedere ed ascoltare come un mantra almeno due volte al mese per godere di una decente reputazione da rocker.
La scelta dei brani è conseguente all’uscita dell’album Machine Head (1972), e la formazione è quella che viene definita Mark II (per capirci qualcosa ecco un sito interessante http://www.deep-purple.net/tree/tree-menu.htm ) ovvero: Ian Gillan (lead vocals), Roger Glover (bass guitar), Ritchie Blackmore (guitar), Ian Paice (drums). Jon Lord (piano, keyboards).
Nel 2006 i Dream Theater hanno suonato l’album intero in Giappone, e la registrazione di questo live pare sia stata mixata da Roger Glover (fonte: wikipedia).
Highway Star apre furiosamente il live, e non poteva esserci inizio migliore per un concerto. Jon Lord prende immediatamente la scena col suo Hammond e le pennellate di Blackmore restano di contorno fino al mirabile assolo, mentre basso e batteria cavalcano all’impazzata.
Poi la struggente Child in Time, che parte sommessa per esplodere con la voce di Gillan che fa venire i brividi. Esecuzione perfetta, atmosfera che lascia senza fiato, improvvisazioni eccellenti, emotive, mai noiosamente ipertecniche.
Smoke on the Water credo sia il pezzo più famoso della storia del rock, e a dimostrazione il pubblico partecipa più che in qualsiasi altro pezzo. Siamo nei pieni anni ’70, e questi sono i sovrani del rock, al momento. Non si può, anche se resistete con tutte le forze, non urlare davanti allo stereo “smoooke on the waaaaaaaaater and fiiiiire in the skyyyyy”. Sicuramente questa versione live surclassa l’originale, ed aggiunge quel pizzico di emozione che scaturisce da un live di una band che sa suonare dal vivo, senza stravolgere il pezzo originale, ma con un’interpretazione più cattiva.
The mule ci riporta indietro nel tempo all’album Fireball (1968), dando vita ad un momento ritmico in cui Ian Paice si diverte con un assolo di batteria intenso e lunghissimo.
La stupenda Strange Kind of Woman va riascoltata due o tre volte, tanto l’assolo di Blackmore è memorabile, e Lazy non è da meno, alternando momenti più tranquilli ai grandi ruggiti di Blackmore, più un cucchiaino di groove. Questi due pezzi dimostrano come dovrebbe essere una band dal vivo. Saper suonare, saper incantare con l’improvvisazione, saper emozionare facendo quasi dimenticare il disco originale, ma soprattutto, divertirsi con il proprio strumento e con il resto del gruppo, senza dare tregua ai Marshall e al pubblico.
E via, si scivola verso Space Truckin’, l’ultimo pezzo del live, che dura quasi 20 minuti divini, lasciando il pubblico stremato da questo grande momento di rock n’roll.

STAY ROCKED
lady.simmons@email.it