Tittytwisters
a cura di: LauraPiras
pubblicato il: 2006-09-24
"In the silvery waters"
  • Phoenix
    In my hands
    The road to hell
    Eternal pain
    Ritual
    Bloody Childhood
    Whispered Goodbye
    My evil
    Turn back
    Fuck the power

Finalmente riesco a recensire il cd dei Tittytwisters, per la verità in mio possesso già da un po’.
La musica del gruppo desta in me emozioni e sensazioni piuttosto differenti e per niente omogenee.
Andiamo con ordine.
Il cd, con un packaging di prim’ordine, è composto di dieci tracce. Ad un primo ascolto dei brani, si nota subito come la cantante Eleonora Arcuri tenti in alcune sue liriche di imitare la più ben nota Sandra Nasic dei Guano Apes, senza secondo me riuscirci appieno. E ciò soprattutto perché, comunque, Eleonora non è dotata della stessa timbrica scura e graffiante della leader dei Guano, ma piuttosto di una voce suadente e più pulita. In ogni caso, trovo la vocalist piuttosto ben dotata, anche se alcune soluzioni melodiche potevano essere rese più originali da passaggi meno scontati. Un’altra nota stonata, per me è rappresentata, nella scelta, in “In my hands”, di inserire delle seconde voci maschili, che sono del tutto inappropriate nel pezzo, anche e soprattutto per l’esecuzione, dato che sono urlate e sembrano piuttosto costruite e poco spontanee. Invece, in “Whispered Goodbye” la voce e la musica sono completamente fuori tono. Non nego di avere storto il naso nell’ascoltarla, e pur volendola salvare, ascoltandola più volte, la sensazione è proprio di confusione e cantilena con tastiere che creano melodie che rispetto al resto sono soltanto un misto di suoni confusi.
A livello musicale, partendo dalla premessa che il gruppo si definisce hard-pop, siamo invece di fronte a un lavoro decisamente più originale rispetto ai prodotti dello stesso genere, nel senso che l’utilizzo di suoni campionati e synth o loop come in “Fuck the power” sposta il genere sul prog/rock ed è decisamente uno dei pezzi che più preferisco nell’album, a livello di realizzazione di idee. Un altro brano nel quale ho trovato buoni gli intrecci di voci tra Eleonora e Daniele Cannova (bassista del gruppo) è “My Evil”. Inoltre, un altro pezzo interessante è, per me, “Ritual” dove si scambiano anche alcuni cambi di tempo rispetto al tema principale, che attanagliano l’attenzione; anche “Eternal pain” è interessante ed è un brano dove si riesce a recepire la vera essenza della espressività musicale del gruppo.
Per quanto riguarda le parti di chitarra di Jonatan Bulfon, si tratta di ritmiche incalzanti e piuttosto metallare, che danno ai brani sustain; mentre la sezione ritmica di Leandro Partenza (batteria) e Daniele realizza parti ritmiche per lo più regolari, senza strafare, ma lasciando nei pezzi sempre la giusta proporzione, così evitando di oscurare il lavoro dei loro colleghi. Una nota va fatta ai testi, alcuni dei quali li ho trovati piuttosto interessanti, con riferimenti a elementi magici e spirituali, mentre altri, forse per come sono stati scritti, sono sembrati un po’ più banali e quasi buttati giù solo per accompagnare la musica. Mi riferisco positivamente a “Ritual” o “Whispered goodbye” o ancora a “Fuck the power” che si scaglia contro i sistemi che nel mondo non fanno altro che distruggere la vita di tante persone innocenti.
In definitiva, credo che, date le doti compositive dei Tittytwisters, la possibilità sia quella di avere prossimi lavori sicuramente migliori di “In the silvery waters”, anche se consiglio, comunque di acquistare il disco per valutare personalmente quelle che sono le qualità di questi ragazzi che cercano in ogni caso di realizzare un prodotto professionale e originale sotto tutti i profili.