II teatro degli orrori
a cura di: Margherita S.
pubblicato il: 2010-02-27
A sangue freddo
  • 1.Ti aspetto2.Due3.A sangue freddo4.Mai dire mai5.Direzioni diverse6.Il terzo mondo7.Padre Nostro8.Majakovskij9.Alt10.E’ colpa mia11.La vita è breve12.Die zeit

Secondo lavoro per la fantastica band “Il teatro degli orrori” (nome che si ispira al teatro delle crudeltà di A. Artaud; il primo album del 2007 (“Dell’impero delle tenebre”, La Tempesta Records, 2007), fu considerato un vero capolavoro, quindi l’aspettativa per questo secondo album era altissima. E la band non ha deluso i sempre più numerosi fan e la critica. “A sangue freddo” è immenso, ben arrangiato, da ascoltare e riascoltare. La voce del front man Pierpaolo Capovilla (ex One Dimensional Man) è ruvida, ma precisa, e si adatta perfettamente ai testi, i quali non sono mai banali; il brano che da il titolo all’album è dedicato al poeta nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso nel 1995, pare per essersi opposto allo sfruttamento del delta del fiume Niger da parte di compagnie petrolifere.
L’album è meno immediato rispetto al precedente, ma, a mio modesto parere, è molto più profondo.
L’attuale formazione, delineatasi proprio all’inizio del 2010, è composta da Pierpaolo Capovilla (voce unica, direi), Francesco Valente, batteria, Gionata Mirai, chitarra, Tommaso Mantelli, basso e Nicola Manzan, polistrumentista. Questi ultimi due componenti sono entrati a far parte della band proprio quest’anno, mentre Giulio Favero , bassista, ha abbandonato il gruppo.
La band così nuovamente composta si è esibita in data 14 gennaio 2010 all’Alcatraz di Milano, non deludendo.
Tornando all’album, possiamo dire che è aggressivo, forte, con tante sfumature, con testi più complessi del precedente lavoro, traspare che il denominatore comune sia l’uomo, la donna e Dio. L’Italia, non è vista come un bel paese, ma è una nazione brutta e malandata, e il Terzo mondo è peggio di come lo si immagina, paese di fame e scempi orribili.
Il brano che più apprezzo personalmente, è “Padre Nostro” (dove si invoca la fine delle guerre), ma anche “Direzioni diverse” è notevole (i due brani sono agli opposti). L’amore è presente e profondo. Inoltre, citazioni importanti di De Gregori, di Celentano, più la cover di Carmelo Bene in “Majakivskij” elevano i toni.
E’ un album importante, te lo senti dentro e te lo ricordi, ha un approccio molto teatrale, con toni a volte strafottenti. Si inizia con il fischio dell’encefalogramma piatto, segue un lento (“Io ti aspetto”), quindi si va verso un ritmo più veloce e un suono più Hard-Rock. Si colgono chitarre acustiche e il suono della tromba, per emozionarci un po’. Il violino in “Direzioni diverse”, ci rapisce. Poi si torna al Rock, e a chitarre che spaccano e entrano dentro…
I TDO sono uno dei migliori gruppi italiani del momento, e meritano tutto il nostro rispetto.