Afi
a cura di: Twee
pubblicato il: 2006-11-21
"Decemberunderground"
  • Prelude 12/21
    Kill Caustic
    Miss Murder
    Summer Shudder
    The Interview
    Love Like Winter
    Affliction
    The Missing Frame
    Kiss And Control
    The Killing Lights
    37mm
    Endlessly, She Said

Quanto rare sono quelle band di cui più passa il tempo, più ne aumenta il prestigio? Beh, se state pensando a nomi come Rolling Stones, Beatles o Queen, avete capito cosa intendo dire.

Non meravigliatevi se, tra una decina d’anni, accanto a questi nomi tonanti potreste trovarci quello degli AFI. Detto così, suona di blasfemia; sono però pronta a prendermi tutte le responsabilità nel dirvi questo.

“Decemberunderground”, il loro settimo album uscito nel mese di giugno, ne è la prova.
Dai tempi del loro primo LP “Answer That and Stay Fashonable”, targato 1995, ne hanno fatta davvero tanta strada.

Le sonorità palesemente punk-hc, sono andate a scemare in maniera molto graduale. Così, dopo lo splendido “The Art of Drowning” [2001] troviamo “Sing the Sorrow”[2003], uscito per la DreamWorks Records. E qui apro una parentesi.
Nella maggior parte dei casi, per una rock band la firma con una major segna la fine creativa, poiché le richieste da soddisfare a volte non combaciano con le idee dell’artista [ritenute poco adatte al pubblico “comune”, che ascolta la musica in radio e guarda i video sui canali musicali], il quale si trova spesso a dover modificare il brano per soddisfare le esigenze del mainstream.
Ma questo non è il caso degli AFI, che con “Decemberunderground” hanno dato alla luce un capolavoro.
Si tratta di una band completamente rinnovata, rinata oserei dire. Le melodie sono più ricercate. I testi, enigmatici come sempre. Si parte con l’ intro Prelude 12/21, che preannuncia l’impronta sofisticata dell’album. Seguono Kill Caustic, che assieme ad Affliction è una sorta di omaggio agli AFI old-school, e l’accattivante Miss Murder, primo singolo estratto. Fondamentalmente, tutti i testi sono impregnati da una vena malinconica, ma a volte anche i ritmi rallentano, senza però mai scadere nella banalità: fra tutte, The Interview ed Endlessly She Said, che chiude l’album in maniera struggente.

Love Like Winter, attuale singolo accompagnato da un suggestivo video, si distingue per le sonorità che riportano la mente agli anni Ottanta, specie nel ritornello. Degna di nota è la sublime cover dei Morrisey Jack The Ripper, inserita come bonus track per coloro che hanno acquistato il cd da iTunes.
La voce di Davey Havok, risaltata dalla mostruosa bravura degli altri componenti della band, è come sempre inconfondibile: mai uguale a se stessa, monotona, piatta. E’ capace di spaziare dalla nota più bassa alla più alta e in questo l’esperienza lo aiuta. Non esistono vie di mezzo: o la si ama, o la si trova irritante.

Le liriche, alcune volte di difficile interpretazione, trattano di amori e dolori, ma non riescono mai a risultare banali. Gli amanti del punk-hc probabilmente, si sentono ormai estranei [e delusi] dal mondo AFI, poiché con questo genere non hanno più nulla a che vedere, ma poco importa. La straordinarietà di questo gruppo sta nel aver conciliato le aspettative del grande pubblico [#1 negli Stati Uniti] all’originalità, senza scendere a grossi compromessi e preservando le sue peculiarità. Si tratta di un album versatile, in quanto l’ascolto risulta gradevole sia che vi troviate in uno stato d’animo poco sereno, si che siate immersi nella più totale spensieratezza. Mi sento di consigliarlo a chi ha gli orizzonti musicali bene aperti e a tutti coloro che abbiano voglia sperimentare.

E ascoltatelo almeno 5 volte, prima di dire che non è di vostro gradimento.