A. LOSTFIELD
a cura di: Twisted Eve
pubblicato il: 2010-11-21
Internal Affairs
  • Dreaming About Scars

  • Forgotten Story

  • I Still Pretend

  • Internal

  • Hide Your Face

  • Marks From The Past

  • Just The Things You Know

A. LOSTFIELD,  band capitanata dall'omonimo Ash Lostfield, compositore colombiano che in collaborazione con Daniel Gòngora e Ivàn Amaya ha sperimentato e dato la vita a questo "Internal Affairs", lavoro complesso e originale, dal taglio molto moderno, che si snoda in sette tracce per la durata totale di soli 24 minuti, durante i quali la capacità compositiva di Ash ci propone un mix di sperimentazioni che mescolano power thrash americano, crossover ed inserti elettronici, influenze moderne e industrial con sonorità molto variegate.

Veniamo trasportati fulmineamente attraverso un groviglio di emozioni, tutte differenti l'una dall'altra, per definire la loro musica non c'è un termine preciso, si etichettano "alternative", e in effetti ciò che si presta alle nostre orecchie è un agglomerato indefinibile e tutt'altro che omogeneo di riff potenti, sezioni al fulmicotone, ballate malinconiche e riflessive, innesti digitali. 

A primo acchitto il disco sembra facilmente ascoltabile, ma approfondendo l'analisi ci si rende conto sempre di più che la complessità dell'amalgama rende il tutto molto poco diretto, colpa anche del drum programming che anche se elaborato lodevolmente, irrigidisce tutto. 

Questa freddezza si nota più che altro in "Internal", brano strumentale in cui la musica non ha lo scopo di fare da tappeto e vista la mancanza di voci che rubano la scena, diversi fattori negativi vengono più facilmente a galla. 

L'altalena delle sonorità, totalmente opposte fra loro, l'estremo spaziare tra i generi e l'uso spropositato delle doppie voci (troppo filtrate e riverberate, a volte in "disaccordo" tra loro), non sono scelte che sempre funzionano, un esempio per tutte è "I Still Pretend" che è forse il pezzo più lacunoso. 

La base ritmica convince ma è spesso scheggiata da qualche sbavatura quà e là, ci sono molte parti che mandano fuori rotta il disco e, a mio avviso, non arriva mai al punto; nonostante sia pregevole la ricerca di originalità, spaziare va bene, ma in questo caso si esagera un po'.

Le idee compositive sono degne di positiva nota, ma forse con un musicista in carne ed ossa dietro le pelli, e un singer all'altezza, l'intero disco sarebbe collocato qualche scalino più in alto.

 

 

LINE UP:
- Daniel Gòngora: guitars, vocals, keyboards and drums programming
- Ivàn Amaya: guitars, vocals, bass, keyboards and drums programming
- Ash Lostfiled: composer