Black Label Society
a cura di: Lucrezia Polito
pubblicato il: 2010-12-07
Order of The Black
  • Crazy Horse

  • Overlord

  • Parade of the Dead

  • Darkest Days

  • Black Sunday

  • Southern Dissolution

  • Times Waits For No One

  • Godspeed Hellbound

  • War of Heaven

  • Shallow Grave

  • Chupacabra

  • Riders of the Damned

  • January

Zakk & Ozzy hanno divorziato da un po’, Wylde ha timbrato il cartellino più di un paio di volte con la salute, e Will Hunt (Tommy Lee, Static X, Evanescence) ha rimpiazzato Craig Nunenmacher alla batteria. Ciò nonostante, questo album è intrigante.
Order of the Black è un frutto maturo dei Black Label Society, liberi da eredità metalliche osbourniane, senza negarne le influenze o i meriti, che ammalia mostrando la vera natura dell’anima di Wylde, eternamente divisa tra assoli martellanti, ma mai sterili, e ballad spaccacuore con una spruzzata di piano e delirio acustico.
Crazy Horse è un biglietto da visita eccellente, che porta per mano tra i cambi di tempo e gli arrangiamenti maturi, ma freschi della band. Il filo conduttore resta la voce ipnotica di Wylde, che senza vincoli artistici mescola passato e presente in un disco entusiasmante.
Crazy Horse, Overloard e Parade of the Dead sono una cavalcata nell’arte pura dei BLS, mentre per Darkest Days prendete le cuffie e sparatevela sotto la pioggia, per goderla a pieno.
Il piano, la voce di Zakk, la potente chitarra elettrica che si lancia negli assoli rendendo il pezzo emotivo, ma mai melenso.
E dopo un momento intimo l’album ci porta sulla retta via del metal, con Black Sunday e Southern Dissolution, e poi Times Waits For No One, introspettiva e dolce : So here we stand and through it all/ I love you now and beyond forever / Never wanna believe or have to understand/  Time waits for no one / Child, woman or a man.
Godspeed Hellbound è il cuore di Order of The Black: non si dorme, nè ci si distrae: capelli roteanti e chitarre che si traducono in un muro compatto per darvi il meglio dei BLS.
Si scivola in War of Heaven, per poi regalarsi la splendida Shallow Grave.
Siamo all’ultimo giro di corsa, con la bizzarra e “flamenchizzante” Chupacabra e la stravagante Riders of the Damned, e la chiusura inusuale di  January, i cui suoni delicati bilanciano la brutalità dello stile pieno e selvaggio dei pezzi precedenti.
Assolutamente da comprare.
Stay Rocked.
lady.simmons@email.it