Waines
a cura di: Elisabetta Ragusa
pubblicato il: 2008-01-20
A Controversial Earl Playing

“Waine, stu / waine, stu, sto, stain...”
Una serie di colpi netti sul rullante mette in guardia chi ascolta: qualcosa di nuovo sta per riempire lo spazio sonoro, totalmente. Sembra dire “Sei avvertito: hai ancora qualche istante per indietreggiare, scansarti dall’altoparlante, oppure alzare al massimo il volume dello stereo e sacrificare il tuo udito per una buona causa. Quella che stai ascoltando è una perfetta, breve, concisa scansione: un preludio all’esplosione”.
Il primo approccio a questo “polemico” EP è decisivo: da subito non rimane altra scelta che tuffarsi nel vortice ritmico di questo INTRO dal metro marcato e quanto mai definito che incede con rabbia crescente, infastidito dalle provocazioni sbarazzine di una chitarra slide; una disputa che andrebbe avanti all’infinito e che può concludersi solo per reciproco esaurimento di forze.
Non hai neanche il tempo per riprenderti dalla botta che subito prende campo un’altra storia; ma l’atmosfera è cambiata: qui l’argomento di conversazione è preciso, LET ME BE, recita il testo, e gli strumenti accompagnano e sorreggono una voce che non canta ma, drogata e stordita, strascica note e lettere l’una dietro l’altra, in perfetta armonia con il carattere ammiccante del brano (I Won’t Close My Eyes / Till I Feel Satisfied), tra gli accordi tenuti della ritmica che, con prepotenti pennate in levare, smorza l’impatto dance del pezzo, ricordando a tutti che a dominare è sempre il blues, forse ‘psyco’, ma certamente rozzo e primordiale.
Tic Toc Woman Gives Me The Time, e sembra di trovarsi in mezzo alla platea attonita del ballo “incanto sotto il mare”, di fronte a un Marty McFly che striscia la schiena sul palco e prende a calci le casse. Tutto fa pensare al sortilegio di una fantomatica donna tic toc, una sorta di sirena che, preso il sopravvento, ha stregato plettri, pedali e bacchette dei nostri sprovveduti marinai, che a tratti tentano di riportare la musica verso un blues sudato e lento ma che poi, vinti, si lasciano trascinare in un velocissimo, brillante finale rock ‘n’ roll.
Affrontando intrepidi la quarta traccia del disco, AGAIN, porgiamo l’orecchio al suono riecheggiante e lontano della batteria, troppo poco intenso per dei timpani ormai temprati! Le sensazioni ci travolgono; il suono si fa sempre più vicino, e poco importa se siamo noi a cercarlo, aggirandoci per corridoi labirintici, o se è lui che vuole la nostra pelle, e si aggira a sua volta sotto le sembianze di un orco cattivo: il suono, il mostro, ci ha invitato a godere della sua potenza straripante, e noi siamo drogati, assuefatti e dipendenti, e ne vogliamo sempre di più.
Un vuoto d’aria e siamo già dentro l’ennesima esplosione.
E se di esplosioni continuiamo a parlare, quelle della cover di NY EXCUSE sono un vero concentrato di rumore, un fitto movimento molecolare tra chitarre stridenti, delay e voci sbraitanti e sovracute, il tutto scandito da un martellare imperterrito su piatti e tamburi. Una genuina rivisitazione della versione elettronica dei Soulwax, meno sintetica ma non meno singolare!
Con HAVE YOU HEARD THE NEWS? torniamo all’esasperazione strumentale dell’INTRO: in questo modo può chiudersi il cerchio, associando a questo primo lavoro l’idea un canone perpetuo, un ciclo che non conosce capo né coda. La batteria insiste, con movenze quasi meccaniche, in una continua ripetizione di figurazioni ritmiche elementari, la slide scivola su sonorità riverberate e stridenti che impongono gambe piegate e testa in giù, mentre il terzo elemento dell’impasto timbrico si intrattiene in un laborioso gioco di tempi di delay e impennate frequenziali.
Niente male per un trio dalle povere ambizioni, che trae ispirazione da una figura mitologica di nome Benny, eroe delle notti palermitane, e che rapporta la propria musica a un impasto di «ingredienti di scarsa qualità, inaciditi o quanto meno scaduti», prodotto unto e rovente di un lavorio svogliato e sudato, notturno e metropolitano.
Questo il mio giudizio al disco dei WAINES; spero soltanto che chi si è imbattuto nell’impresa di ascoltarlo, abbia ricordato di disattivare la modalità “repeat” dal proprio supporto audio: una volta ricominciato il cd, è quasi impossibile premere stop!