A Buried Existence
a cura di: DeaOrtolani
pubblicato il: 2011-05-27
The Dying Breed
  • Family Ties

  • Revenge

  • Perverted Church

  • The Dying Breed

  • Reborn In The Sick

  • Public Enemies

  • Unite

  • New World Desaster

  • Combat Shock

  • Weeks Later

 

 Album breve ma deciso con canzoni corte e taglienti che riassumono bene l’anima dei A Buried Existence che profetizzano il loro verbo con questo full leght interamente autoprodotto ma curato nei dettagli. Ovviamente la buona preparazione tecnica della band li pone una spalla sopra alle molte altre realtà blasonate che delle volte sono tutto fumo e niente arrosto. I nostri hanno le palle per giocare con il metallo pesante e solo per il fatto di scuotere la scena calabrese con del sano deathcore estremo e sonorità scottanti meritano tutto l’appoggio almeno da parte nostra.

Non è una sviolinata visto che la band in questione ha le spalle quadrate in fatto anche di esibizione live grazie alla condivisione del palco con gruppi del calabro di Napalm Death, WFAHM e Tesseract giusto per intenderci.

 

Ma passiamo al contenuto. “Unite” e “Public Enemies” ti rivoltano come un calzino con la batteria che ti fracassa i timpani fino al capogiro e l’urlo maledetto che ti risuona nel cervello con lo scopo di ficcartelo bene in testa. “Combat Shock” è una vera e propria macchina da guerra, guidata da puro terrorismo e attacco alle nostro menti giusto per bruciare la nostra esistenza! Il motivetto di “Revenge” la pone, secondo il mio parere, come la perfetta canzone per aprire un concerto: chitarre da assalto ai lati, batteria da tritume alle spalle e voce centrale per accartocciarti bene come un caterpillar. “Perverted Church” guarda caso cade a fagiolo con i fatti di questi giorni circa i tanti altarini peccaminosi che compaiono come funghi all’interno della chiesa pervertita. E dopo dicono che il metal è musica del diavolo!

 

Ok, visto che dopo l’ascolto sarò bella che sepolta, posso solo vendere la mia anima ai A Buried Existence che passano il turno con la mia benedizione (al contrario s’intende) con “The Dying Breed”. Horns up!