Christian Death
a cura di: Gaia Lülin Ctonie
pubblicato il: 2012-01-10
Catastrophe Ballet
  • Awake At The Wall

  • Sleepwalk

  • The Drowning

  • The Blue Hour

  • As Evening Falls

  • Androgynous Noise Hand Permeates

  • Electra Descending

  • Cervix Couch

  • This Glass House

  • The Fleeing Somnambulist

Dopo l'esordio del 1982 i Christian Death cambiarono line up a causa dei problemi di ego che sussistevano fra il frontman Rozz Williams ed il chitarrista Rikk Agnew; si unirono allora al gruppo il chitarrista Valor Kand, la bravissima Gitane DeMone alle tastiere ed ai cori, David Glass alla batteria (tutti e tre ex - Pompeii 99), e Constance Smith al basso: nacque così quella sinergia che diede poi vita al secondo full length del gruppo "Catastrophe Ballet": considerato da molti come la punta di diamante di tutta la loro discografia.

Il disco è permeato da un'atmosfera che affonda le sue radici nelle correnti artistiche del Surrealismo e del Dadaismo (il disco intero è dedicato ad André Breton), molto care a Rozz e soci, e da testi maturati da una profonda riflessione intimista. Ad accoglierci troviamo la soffusa "Awake At The Wall", un'introduzione al disco composta da una melodia di tastiere con inserti chitarristici del qui mastodontico Kand (non tanto per la tecnica quanto per il gusto per gli arrangiamenti), e della voce sofferta ed infernale della maestosa Gitane DeMone. Il pezzo è quello che si può definire "il preludio alla tempesta": il finale, momento di maggiore intensità, si apre alla cascata percussionistica che annuncia l'inizio di "Sleepwalk", vera e propria cavalcata post punk di stampo inglese, dove sempre più si intensificano gli interventi vocali della tastierista dall'indiscusso talento. La tensione si smorza, e ci accoglie "The Drowning": vero gioiello dell'intero album, con la sua linea di basso indiscutibilmente gotica. Ci si lascia quindi travolgere dal disperato e più che mai espressivo canto di Rozz, il quale ormai da sfoggio della sua abilità di cantante, al contrario dell'immagine di predicatore satanico che ci aveva lasciato dopo  "Only Theatre Of Pain". A seguire troviamo uno spiraglio di luce rappresentato dalla ballata tribale "The Blue Hour", la quale procede placida, statica, quasi ipnotica, che incanta non tanto con la musica quanto con le parole. "As Evening Falls" quasi ci inganna, rimandandoci a quello che fu il teatro figurativo del disco precedente, ma l'album non si smentisce e persiste nella sua avventura atmosferico-sperimentale, senza mai smettere di ricordarci di non fidarci della religione impostaci alla nascita. "Catastrophe Ballet" spezza a metà con l'arrivo di "Androgynous Noise Hand Permeates", che ci richiama i Virgin Prunes più crudi e selvaggi, ma si interrompe quando ci si aspetterebbe di sentire gli strepiti di Gavin Friday. Si arriva così all'altro capolavoro dell'opera, "Electra Descending", nella quale Rozz ancora una volta ci travolge con la sua sensuale e disperata teatralità, e sempre più si apprezza il massiccio contributo dell'opera chitarristica di Kand, e della tastiera della signora DeMone. Il lavoro prosegue seguendo quelli che probabilmente non sono altro che gli sbalzi umorali del frontman, e "Cervix Couch" ci riporta all'immobilità di scuola Bauhaus, in un viaggio introspettivo che si preannuncia sempre più tragico ed allucinatorio. "This Glass House" richiama "The Blue Hour", e forse si intravedono i veri e profondi sentimenti del frontman che si è chiuso in una casa di vetro.

A chiudere il disco troviamo "The Fleeing Somnambulist": paranoia fatta suono, che ancora non raggiunge la morbosità dei Premature Ejaculation o degli Spoken Words di Williams successivi, ma che si fregia di chiudere questo indiscusso capolavoro del goth rock di stampo americano. Piccola curiosità: durante la promozione del disco Rozz tentò varie volte il suicidio, fortunatamente senza riuscirci. Fino al 1998 ha continuato a creare e produrre vere opere d'arte in ambito non solo musicale, ma anche visuale, artistico e letterario.