Zola Jesus
a cura di: Gaia Lülin Ctonie
pubblicato il: 2012-03-04
Conatus
  • Swords

  • Avalanche

  • Vessel

  • Hikikomori

  • Ixode

  • Seekir

  • In Nature

  • Lick The Palm Of The Burning Handshake

  • Shivers

  • Skin

  • Collapse

Ci troviamo di fronte all'ennesima chicca della signorina Zola Jesus, che si può vantare di stare già nell'olimpo delle divinità femminili alla tenera età di 22 anni: "Conatus", uscito nel 2011, è un album originale, profondo, sofferto, forse in misura minore rispetto al passato, ma pur sempre emotivamente coinvolgente e disperato.

La virata verso sonorità pop si sente già dall'ingresso "Swords", brevissima intro, e "Avalanche", a seguire, che si discosta dall'inferno dei precedenti lavori: l'album si chiama "Conatus", non a caso, lo sforzo profondo, inconscio che fa il deus sive natura spinoziano per autoconservarsi. E forse grazie alla percezione di questo conatus spinoziano, la brava Nika riesce ad intravedere una strada per superare il travaglio tumultuoso che si agita negli abissi
del suo giovane animo. "Vessel", di stampo prettamente 90s, conferma la presa di posizione pop, senza mai dimenticarsi delle sacerdotesse a cui tutto deve : Lydia Lunch, e soprattutto Nico, da cui sembra riprendere quella capacità di arrivare a dissonanze stridenti, ad un passo dalla stonatura, senza mai scivolare veramente; e poi ancora, per citarne di nuove, Bat For Lashes, la signora Florence Welch, ed ultima, ma non meno presente (si noti anche l'artwork di copertina) l'allucinata ed allucinante Lady Gaga.
"Conatus" si discosta dalle atmosfere asfittiche dei precedenti "Stridulum", e soprattutto "The Spoils",senza però veramente lasciarle andare, poiché insite nella voce e nello spirito della piccola Nika, come ci dimostra "Hikikomori", vera perla dell'album, insieme alla bellissima "Skin",
decimo pezzo, scandito da un pianoforte malinconico e suggestivo,che ci muove alle lacrime. "Ixode" e "Seekir" si orientano verso un sound electro-dark, sfiorando qua e là inserti techno, mentre in "Lick the palm of the burning hand" si affonda in tutta la maestosa sonorità contemporanea coniata da
Florence e la sua macchina. La chiusura "Collapse" è l'ultimo soffocato grido di questa bambina cresciuta
nella disperazione cupa e claustrofobica.

L'album si chiude piacevolmente, se così si può dire, forse un po' piatto, nonostante l'indiscussa maturazione e l'indiscusso talento: tutti quanti i fans confidano nella piccoletta (in tutti i sensi, essendo alta a malapena 1,50m), che con la sua forza riuscirà senz'altro a superare quest'apparente stallo per proporci di nuovo qualcosa di magnifico. Spero comunque per lei che i lavori perdano un po' dell'asfissia che trasmettono, non tanto per un discorso musicale, quanto per la sua sanità mentale... Sarà che ha un anno meno di me a malapena, nonostante la distanza che ci separa, mi pare proprio di capire
che siamo tutti affetti da quella che è una malattia epocale, incurabile, a cui nessun giovane può sottrarsi.